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INTERVISTE

Persecuzione e campagne anti-sette: intervista a Raffaella Di Marzio

Di Camillo Maffia - 13 Maggio 2013

 


 

Intervista alla dr.ssa Raffaella Di Marzio, che lascia l’Ordine degli Psicologi. Fu coinvolta nel caso della più grande “psico-setta” mai esistita, rivelatasi poi una bolla mediatica. Dietro l’ennesima vicenda di malagiustizia, il fantasma del reato di plagio col vestito nuovo. Ma anche quello del reato di opinione… 

Raffaella Di Marzio, studiosa dell’ICSA (International Cultic Studies Association) e collaboratrice del CESNUR, con il quale cura l’Enciclopedia delle Religioni, da anni si occupa di sette e nuovi movimenti religiosi.

 

 

C’è chi parla di 8.000 sette religiose in Italia e abbiamo un apposito dipartimento di polizia. Parlaci di questi fenomeni nel nostro Paese.

La cifra di 8.000 sette che è stata diffusa da organi di stampa in realtà non esiste. Né tantomeno esistono 8.000 sette sataniche, come qualcuno ha detto. L’unica statistica attendibile sul fenomeno è quella pubblicata dal Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino, con il quale collaboro, che ha censito circa 836 gruppi, movimenti, organizzazioni religiose o spirituali, cifre aggiornate al 2013, poiché l’ultima edizione è stata appena pubblicata.

Ma in queste rientrano anche alcuni gruppi organizzati atei, oppure fratellanze massoniche: una serie di organizzazioni che sono quindi 836, ma non sono “sette” e non sono neanche tutte religioni. Sono organizzazioni spirituali, minoritarie nel nostro paese, che non hanno alcuna connotazione di pericolosità. Ovviamente, all’interno di questo vasto mondo esistono persone che compiono dei reati, come in qualsiasi ambito sociale. Il fenomeno dei gruppi religiosi non è un fenomeno di allarme sociale. E non esistono migliaia di sette.

 

Che cos’è allora una setta?

La parola “sette”, in ambito accademico, è stata abbandonata da tempo, perché viene usata soltanto per etichettare gruppi di minoranza e non ha nessun fondamento scientifico. Il significato puramente etimologico della parola ha perso il suo valore, e la parola “setta” è usata solo per criminalizzare gruppi che sono minoritari, quindi fanno cose diverse, credono in cose diverse, e vengono etichettati per questo. Le 836 organizzazioni censite dal CESNUR non sono sette pericolose.

 

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Libertà di religione e credo: intervista a Raffaella Di Marzio

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Fonte: Agenzia Radicale 

Di Camillo Maffia - 27 Marzo 2017

 

Con Raffaella Di Marzio, docente esperta in modo particolare di nuovi movimenti religiosi e membro della Società italiana di psicologia della religione, ci siamo confrontati l'ultima volta su Agenzia Radicale nel 2013, cinque anni fa. In questa conversazione avremo modo di ripercorrere quello che è cambiato in questo considerevole lasso di tempo in relazione alla libertà di religione e credo in Italia. 

 

Partiamo dal convegno che si è tenuto il 22 marzo scorso, Libertà di religione e credo. Diritti umani, dialogo e inclusione sociale, organizzato dal CESNUR alla Camera dei deputati grazie all'interessamento dell'on. Luigi Lacquaniti. Puoi spiegarci com'è nato questo momento d'incontro e il perché dell'urgenza di una legge sulla libertà religiosa in Italia?

  

Il convegno nasce da una esigenza ormai molto antica, nel senso che in Italia abbiamo ancora una legge che risale al periodo fascista, per quanto riguarda la situazione delle religioni minoritarie, che non si è riusciti in alcun modo a modificare né a rifare dalle fondamenta. È quello che bisognerebbe fare, annullare il regime fascista e approvare una legge che risponda veramente alle esigenze della diffusione del pluralismo religioso oggi in Italia. Questa è l'esigenza di cui si sente la necessità ormai da decenni.

 

Era importante che in un evento su questo tema fossero coinvolti esponenti, il più possibile numerosi, delle minoranze religiose presenti in Italia. Questo è stato realizzato perché non è stato un appuntamento per pochi addetti ai lavori o di discussione tra alcuni politici o soltanto tra persone interessate a questioni giuridiche. Questo evento ha visto la partecipazione attiva di un gruppo di relatori qualificati in maniera eccellente in diversi ambiti legati alla questione della libertà religiosa. Ma soprattutto erano presenti una trentina di associazioni che rappresentavano altrettante minoranze religiose ed alcune ONG che si battono perché la libertà religiosa sia difesa nel nostro paese e anche altrove. È stato un vero incontro con le istituzioni, rappresentate dai parlamentari presenti, primo fra tutti l'on. Lacquaniti.

 

Abbiamo avuto anche l'importante presenza della dottoressa Nardini, che rappresentava la presidenza del Consiglio, e quella del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha inviato un saluto al convegno e una serie di linee di discussione molto approfondite sul tema. Vi erano poi le persone colpite quotidianamente dal fatto che non c'è una legge che difenda i loro diritti e le tuteli, e il mondo accademico, giuridico e dell'attivismo. È stato un momento d'incontro per tutti coloro che sono interessati a risolvere una volta per tutte questo problema. Credo sia stato questo il primo valore del convegno.

 

Qual è a tuo avviso il significato di un appuntamento come quello che hai descritto in questo momento storico, anche in relazione a quello che secondo te è cambiato rispetto all'ultima volta che abbiamo approfondito questi aspetti?

 

Nell'ormai lontano 2013 eravamo in una situazione molto diversa. Di fatto eravamo nel pieno di una campagna antisettaria che prendeva di mira alcuni gruppi minoritari che magari non erano neanche religiosi, ma comunque erano legati a pratiche molto diverse rispetto a quelle che per noi sono “normali”. Una serie di agenzie, non soltanto le ONG impegnate a combattere le sette, ma anche alcuni settori del ministero dell'Interno e della polizia con la Squadra Antisette in primo piano, si proponevano di contrastare presunti crimini commessi da questi gruppi etichettati come sette.22032017-IMG 9997

 

La speranza era di arrivare all'approvazione di una legge che reintroducesse nel nostro ordinamento il plagio, con la motivazione che le sette farebbero il lavaggio del cervello alle persone e non le si potrebbe colpire perché questa legge fu abolita dalla Corte Costituzionale. Questo comportò in quegli anni vicende giudiziarie terribili per alcune minoranze che sono state attaccate, che si sono concluse in maniera completamente diversa rispetto a quello che ci si aspettava. Nessuna setta pericolosa è stata condannata per i reati generalmente attribuiti alle sette: o sono stati condannati per reati minori o sono stati assolti.

 

Quella fase ormai è arrivata a conclusione. Avevamo anche la stampa totalmente dedita a sostenere queste campagne: era una situazione da cui sembrava molto difficile poter uscire. La proposta di quella legge poi non ha avuto seguito, fortunatamente. Il clima era abbastanza oscurantista e pericoloso per le libertà civili e per i diritti umani nel nostro Paese.

 

Andiamo invece al clima di oggi. Proviamo a riassumere il quadro della libertà di religione e credo in Italia: ci sono gruppi che soffrono, a cui sono negati i diritti? Credi che ci sia il rispetto dei principi d'uguaglianza e di laicità quando si arriva al credere e al non credere?

 

Questo non c'è ancora. Negli anni i processi sono finiti, le sentenze sono arrivate e la stampa ha cominciato a interessarsi sempre meno perché non fa notizia dire che un gruppo è stato assolto o condannato per reati minori, così non ne parlano più. Quella fase acuta di attacco diretto alle minoranze è passata, la proposta di quella legge non è stata più calendarizzata: questo pericolo non c'è più, ma il problema non è stato risolto perché ancora nel nostro Paese i diritti delle minoranze sono calpestati quotidianamente. Pensiamo a quello che è successo con i luoghi di culto in alcune regioni italiane con le “leggi antimoschee”, alle difficoltà che molti di questi gruppi hanno a ottenere l'intesa, anche quelli conosciutissimi come gli Hare Krishna.

 

Poi abbiamo il mondo islamico, colpito dall'islamofobia in una maniera molto sentita: loro avvertono tutte le conseguenze sulle loro spalle. Si sta tentando un confronto, almeno con alcune associazioni, una specie di patto come quello che è stato ratificato dal ministero dell'Interno recentemente, purtroppo solo con alcune formazioni islamiche. Diciamo però che un passo avanti è stato fatto. Tutto il resto invece è rimasto come prima. Le singole regioni o autorità locali si comportano nei riguardi di questi gruppi quando chiedono un luogo di culto come se fossero gruppi dai quali bisogna guardarsi, che la gente non vuole. Il singolo prende delle decisioni che contrastano con la nostra Costituzione per poi magari vedersi impugnata la decisione, ma intanto le comunità continuano a soffrire.

 

Dal convegno a questo proposito sono emersi un paio di punti fondamentali, che potremmo definire i pilastri su cui si è orientata la riflessione: il problema dell'educazione e quello della comunicazione. Parlaci di questi aspetti.

 

Questi sono i due pilastri sui quali bisogna lavorare. È chiaro che dare vita a una nuova legge sulla libertà religiosa è importantissimo, ma questa legge non può non tener conto di questi due pilastri. Informazione ed educazione riguardano il pubblico in generale e le persone in crescita, quelli che un domani avranno la responsabilità di questa nazione: i bambini, i ragazzi, i giovani. È emerso dal convegno che la scuola italiana ha un modello istituzionale del tutto inadeguato: non è in grado di affrontare le sfide di un pluralismo religioso sempre più accentuato e diversificato. Non c'è una vera presenza dello studio del fenomeno religioso in tutte le sue implicazioni, salvo l'ora di religione cattolica che però è un insegnamento marginale, opzionale. Non ha la funzione importantissima che dovrebbe fornire l'istituzione scolastica in questo settore che è la conoscenza approfondita del fenomeno religioso per come si presenta nella vita quotidiana delle persone. Questa dovrebbe portare poi alla promozione dei valori educativi del rispetto per gli altri, dell'accettazione della diversità e delle altre identità oltre alla propria.22032017-IMG 9373

 

È importantissimo a livello di prevenzione, perché l'istituzione educativa è l'unica che può prevenire tutte le forme di radicalizzazione: una volta che s'interviene sulle nuove generazioni si può evitare che altri giovani siano reclutati nei vari gruppi che si radicalizzano e arrivano alla violenza. Il fatto che l'istruzione sia inadeguata ad affrontare il fenomeno è stato messo abbondantemente in evidenza e ampiamente condiviso.

 

L'altra questione è quella della comunicazione, della diffusione delle notizie attraverso i media che in realtà è l'unica forma educativa. Le persone che guardano la TV e leggono i giornali da questo apprendono una realtà in parte o del tutto falsificata: i media non presentano il pluralismo religioso obiettivamente nella sua essenza, con i suoi lati oscuri e positivi, ma unilateralmente come un panorama di pericolo. I media generalisti non danno spazio alle notizie sul dialogo interreligioso, ai valori proposti dalle minoranze e a tutto ciò che a livello di volontariato – per esempio i corridoi umanitari – viene fuori dall'impegno di gruppi che danno un contributo straordinario alla società. L'informazione sembra fare la scelta deliberata di non dire una parte della realtà ed evidenziare solo l'oscurità che ci sarebbe nelle religioni, in particolare in questo periodo per quanto riguarda l'islam.

 


Libertà di religione e credo. Diritti umani, dialogo e inclusione sociale

 

Eccoci al nostro secondo appuntamento riguardante il viaggio all’interno delle sette religiose, accompagnati dalla Professoressa Raffaella Di Marzio

17 settembre 2012

 Si ringrazia la Prof.Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.

 


 

 

L’approccio psicologico e umano



Cosa spinge l'uomo anche di una certa cultura ad avventurarsi e seguire l'irrazionale settario o religioso, anche quando questo è palesemente artefatto agli occhi di tutti?

Credo che la prima considerazione da fare per rispondere a questa domanda è che ci sono molte persone, anche di un ottimo livello culturale, alle quali la ragione non fornisce alcune risposte importanti. La ragione e la scienza e tutto ciò che possiamo toccare con mano non bastano a queste persone. Loro cercano altrove le risposte sul senso della vita, della morte, della gioia e del dolore. Molto spesso ciò accade perché la ragione e la scienza, nella loro vita, hanno in un certo senso fallito il loro scopo, non hanno soddisfatto i loro bisogni e hanno lasciato molte domande senza risposta.

Il contesto che qualcuno chiama “irrazionale” è esattamente ciò che queste persone cercano e per loro la parola “irrazionale” non presenta alcuna connotazione negativa. “Irrazionale” per loro non significa “stupido” oppure “magico” oppure “assurdo”, significa “Altro”, ed esprime idee ed emozioni importanti e valide nella loro vita.

Credere all’Assunzione di Maria Vergine in anima e corpo, è palesemente irrazionale , ma questo non impedisce ai cattolici di credervi e, per il fatto di credervi, questi cattolici non diventano automaticamente degli “stolti” o dei “creduloni” o degli “ignoranti”.

Se applichiamo questo ragionamento, condiviso per la religione di maggioranza in Italia, a culti e credenze minoritarie e “strane” nel nostro contesto, la conclusione rimane la stessa. Credere a eventi “irrazionali” fa parte di un certo modo di essere uomini e donne e questo è vero fin dai primordi della civiltà umana.


Quale tipo di messaggio attira più proseliti?

Credo che la promessa di felicità, salute e benessere siano i messaggi più appetibili e attraenti nella nostra società, ma anche qui bisogna fare dei distinguo, perché felicità, salute e benessere non significano la stessa cosa per tutti. Per esempio, felicità, benessere e salute possono essere intese anche in senso spirituale, piuttosto che materiale.
Un altro messaggio che attira molti proseliti è quello che contiene un valore fondamentale che dia senso alla vita di una persona. Ci sono gruppi spirituali che danno alle persone qualcosa di importante per cui vivere, una missione universale da conseguire e un senso profondo di responsabilità verso se stessi e gli altri.
Inoltre, quelle dottrine che offrono risposte di senso e speranza di sopravvivenza dopo la morte sono molto seguite, qualsiasi sia la risposta: reincarnazione, resurrezione ecc. Tuttavia ci sarebbero molte altre motivazioni da elencare (Nuove religioni e sette, pp. 25-72).



Appartenere ad una setta è sempre dannoso dal punto di vista psicologico?

Ho già chiarito che la parola setta, se intesa in senso criminologico, può essere applicata a qualsiasi gruppo come forma di etichettamento della devianza. In ogni caso, supponendo che si stia parlano del gruppo religioso “A”, nel quale c’è un forte indottrinamento e forme di coercizione intensa operata sugli adepti, si può dire che probabilmente l’atmosfera persuasiva di questo gruppo può nuocere a qualcuno degli adepti, ma solo a quelli che presentano determinate caratteristiche di personalità e che hanno una certa tendenza alla passività nei confronti dell’autorità, dovuta sia alle loro disposizioni individuali che alla loro precedente vita di relazione in famiglia. Anche se si verificassero questi danni psicologici essi potrebbero essere temporanei, a breve termine, a lungo termine o perenni; lievi, moderati o rilevanti. Anche se fossero rilevanti potrebbero diminuire nel tempo e scomparire del tutto oppure aggravarsi anche dopo la fuoriuscita dal gruppo a causa di altre variabili e circostanze particolari.


Sottolineo, inoltre, che stiamo parlando di uno specifico caso, e cioè il gruppo “A”. Non si può generalizzare quello che accade in uno specifico gruppo a tutte le “sette” e spesso non si può generalizzare neanche quello che succede nel gruppo “A”, se questo gruppo ha tre diverse sedi, perché le tre diverse sedi, con diversi adepti e diversi dirigenti, sono molto diverse l’una dall’altra. Dato che le persone sono diverse, le relazioni e i leader agiscono con varie modalità, ciò che succede nella sede x può non succedere nella sede y dello stesso gruppo “A”.



Come riconoscere se un parente o un amico è inserito all'interno di una setta?

Se un parente si è affiliato a un gruppo religioso o spirituale diverso da quello che frequentava prima o se è diventato un fedele di qualche culto, mentre prima era ateo o agnostico, i familiari dovrebbero notare dei cambiamenti nella sua vita e nelle sue abitudini. Questi cambiamenti molto raramente assumono la forma “negativa”: per esempio, forme di dieta estreme, rifiuto di prendere farmaci necessari, lunghi periodi lontano dalla famiglia senza dare notizie di sé, riduzione sensibile delle ore di sonno, atteggiamenti aggressivi o indifferenti verso persone con le quali intrattenevano relazioni affettive stabili ecc. In questi RARI casi bisogna sempre verificare che ciò che dicono i familiari sia corrispondente alla realtà e non sia viziato dalla loro personale avversione verso le scelte del loro congiunto.

Solo per fare un esempio: alcune volte la fuga da casa di una persona che si rifugia all’interno di un gruppo settario non è dovuta al “rapimento” operato dalla “setta”, ma, piuttosto, al fatto che la vita in famiglia era diventata per quella persona impossibile da vivere.
Nella stragrande maggioranza dei casi i cambiamenti che si possono osservare nei nuovi adepti non creano alcun problema in quelle famiglie in cui i singoli individui vengono rispettati nelle loro scelte e amati nonostante queste scelte non siano condivise. A questo proposito è importante far notare che l’“allarme sette”, indotto dai media e dai gruppi antisette, causa molte più vittime delle “sette” stesse, perché anche nelle famiglie in cui l’affiliazione del congiunto non ha creato alcun problema, può insorgere il dubbio, dopo aver assistito a una campagna mediatica orchestrata ad hoc, che quella a cui il congiunto si è affiliato sia una “setta pericolosa”. Questi timori possono creare conflitti lì dove prima non ce n’erano.



Cosa può sostanzialmente fare chi si trova ad aver intuito che una persona vicina sia entrato all'interno di una setta?


Se una persona sospetta che un congiunto si sia affiliato a un gruppo religioso minoritario (ribadisco la mia difficoltà a usare il termine setta per i motivi indicati precedentemente) il primo tentativo da fare, a mio avviso, è cercare di comprendere di che gruppo si tratta.

Questo si può fare in due modi: se c’è dialogo con la persona lo si può chiedere apertamente ma non in tono investigativo o sospettoso, si può semplicemente chiedere per capire. Se non c’è dialogo allora si può “indagare” cercando, per esempio, se in casa il congiunto ha portato nuovi libri, dépliant, inviti, pubblicità di corsi, seminari, workshop, ecc. Se si trovano questi documenti, che prima non si erano mai visti, da essi si può dedurre, molte volte, di che gruppo si tratta.

Sarebbe bene contattare un’ associazione o persone che hanno esperienza nel campo della ricerca sui Nuovi Movimenti Religiosi. Il CESNUR di Torino è un Centro Studi in grado di fornire molte informazioni sui gruppi presenti in Italia, basta andare sul sito e cercare la sezione “Religioni in Italia” (http://www.cesnur.org/religioni_italia/default.htmlink).

Se non si trovano notizie allora potrebbe essere un gruppo ancora da censire. In quel caso si può scrivere sia al CESNUR (www.cesnur.org) che ai suoi collaboratori, tra i quali ci sono anche io (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), segnalando il caso per vedere se è possibile reperire informazioni e documentazione utile su quel determinato gruppo. Una volta individuato il gruppo a cui il congiunto si è affiliato bisogna fare attenzione a ciò che su Internet si dice a proposito di quel gruppo, perché la Rete non è sempre affidabile e, per questo motivo, io consiglio di leggere sempre con occhio critico.

In ogni caso il consiglio che è sempre valido è quello di non manifestare mai aperta avversione verso la scelta del familiare. Ovviamente l’opinione contraria è una cosa, l’avversione e la guerra sono un’altra cosa. Mantenere il dialogo, ascoltare e farsi ascoltare rimangono i capisaldi dell’unione familiare. Tuttavia se il dialogo in una famiglia non c’è mai stato non si può dare la colpa alla “setta” se un figlio non parla della sua nuova scelta spirituale con i genitori. In questi casi il problema è a monte, e non dipende dalla nuova affiliazione. In conclusione non ci sono ricette: ogni caso va affrontato come caso singolo e ogni gruppo va valutato, come tale, senza fare generalizzazioni o inserirlo automaticamente tra le "sette criminali".

Per questo motivo io consiglierei di rivolgersi a una struttura pubblica o privata dove lavorino educatori e professionisti specializzati nella gestione dei conflitti familiari. Quello che potrebbe servire, nel caso specifico, è una consulenza mirata, se i professionisti del Centro a cui si sono rivolti i familiari non hanno conoscenza e dimestichezza con le varie tipologie di gruppi spirituali. In questo caso i professionisti incaricati di trattare il caso specifico avrebbero bisogno di una consulenza esterna fornita da un esperto del settore che possa fornire loro la conoscenza necessaria sulla dottrina, il linguaggio specifico e la prassi del gruppo spirituale a cui il congiunto si è affiliato.

Poiché in Italia questi esperti ci sono basta interpellarli e chiedere il supporto informativo necessario. Ho già indicato il Centro studi con il quale collaboro e che ritengo affidabile e attendibile. Io, personalmente, sono sempre disponibile a dare informazioni a chi mi interpella.

Questa modalità di affrontare i conflitti familiari, d’altra parte, viene già messa in atto. Per esempio, qualche mese fa ho ricevuto una richiesta di informazioni da un centro di aiuto e sostegno di giovani in difficoltà. Due coniugi, genitori di una ragazza, erano preoccupati perché la figlia si vestiva sempre di nero e spesso si collegava a siti “dark”. I genitori temevano che la figlia frequentasse ambienti satanisti. Le assistenti sociali e la psicologa del centro a cui si erano rivolti (un centro dell’Unità sanitaria di Base del luogo) mi hanno interpellato per chiedere informazioni su questi ambienti e approfondire la questione, sempre in riferimento al caso specifico. Ebbene: sono bastati pochi scambi per tranquillizzare i genitori sulle frequentazioni della figlia che non avevano nulla a che fare con satana.


A livello professionale (quindi dal punto di vista dello psicologo), invece, con quali metodi si cerca di riportare alla realtà un adepto caduto nella trappola di qualche setta?

“Riportare alla realtà” qualcuno è una attività molto controversa. Per uno schizofrenico ciò che vede e sente è “realtà”. Se una persona perde il contatto con il mondo esterno può crearsi una propria realtà e chi cerca di aiutarla deve fare in modo di comprendere il suo vissuto (per noi non reale) per rimetterlo in contatto con ciò che per tutti noi è reale. Ciò si può fare in diversi modi, anche con le medicine, ma, non essendo psicoterapeuta né psichiatra, non posso addentrarmi in questo campo. Discorsi a parte vanno fatti anche per coloro che sono affetti da gravi disturbi di personalità o non sono in grado di intendere e di volere. Io mi limiterò a parlare in generale riferendomi a persone “normali”.


Per quanto riguarda l’adepto che sarebbe caduto in qualche “trappola settaria”, io credo che, ammettendo che questo, nel caso “A”, sia vero, e cioè che ci sia una “setta” che inganna i suoi adepti e tende loro delle trappole, ciò che si potrebbe tentare è, prima di tutto, cercare di capire come l’adepto vive la sua affiliazione, cioè inserire la sua affiliazione nel contesto della sua vita, le motivazioni che lo hanno spinto ad affiliarsi o che lo hanno reso “cieco” di fronte alla “trappola”. Questo perché, secondo me, il problema non sta nella setta e nella trappola, ma nella persona che si è fatta intrappolare. E la prova di questo sta in un semplicissimo ragionamento: la setta “A” tende 10 trappole, ma solo due persone vi cadono dentro e diventano “adepti”, mentre gli altri 8 si allontanano dopo aver fiutato l’inganno. Perchè queste 8 persone non sono state intrappolate?


Dal mio punto di vista i comportamenti degli esseri umani vanno inquadrati nel contesto della loro personalità, che è unica e irripetibile, nel contesto delle loro relazioni affettive, che è unico e irripetibile, e nel contesto sociale in cui sono nati, sono stati educati e sono vissuti fino al momento prima di cadere nella “trappola”. Se lo psicologo agisce in questa prospettiva, rispettosa al 100% dell’individuo e della sua dignità di essere libero e dotato dii capacità di giudizio, allora si potrà intervenire sulle cause profonde della sua “debolezza” e della sua disposizione a “farsi intrappolare” dalla “setta”. Se non si agisce in questo modo e si attribuisce ogni responsabilità alla setta, forse si riuscirà a liberare la persona da questa “trappola”, ma, girando lo sguardo da un’altra parte, si troverà qualcun altro pronto a intrappolarla di nuovo e, non avendo individuato le cause profonde del fenomeno e non avendo compreso le origini del problema, la storia si ripeterà ancora e ancora e ancora.


Se, invece, in qualche caso, le persone vengono truffate, allora non si tratta di problematiche individuali ma di reati e quindi ci si deve rivolgere alla polizia e alla magistratura, ma anche questo non è il mio campo e quindi non sono in grado di dare consigli utili.

 


 

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:
Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010

Intervista a EclisseForum.it (Prima Parte)

Le Sette Religiose: EclisseForum.it intervista la Prof.ssa Raffaella Di Marzio

29 Giugno 2012

 


 

Prima di cominciare occorre fare una lunga prefazione. Nell’immaginario collettivo, da sempre, quando si indica con il termine setta un gruppo di persone che praticano un credo o dei riti divinatori, si percepisce in maniera del tutto naturale l’accezione negativa di questa parola imputando anche indirettamente al gruppo “setta” qualche “fatto” legato automaticamente a brutte storie o “reati in via di sviluppo”. Questo atteggiamento è spesso spinto dai media e tramandato fin dall’antichità dalle filosofie religiose “mainstream”: mentre i primi si limitano a raccontare solo i casi eclatanti dei vari reati commessi in determinati contesti settari, le seconde “dettano” nei vari paesi con diverse culture le linee guida sull’identificazione di ciò che è “setta”. Il quadro che ne emerge è veicolo di forti contrapposizioni, una sorta di caccia alle streghe in cui la società spesso punta il dito e giudica senza conoscere in realtà cosa sia una “setta” e imputando ad essa la brutta prospettiva di “reati certi” che saranno commessi.


Il punto critico di questo “way of think” riguarda l’enorme impressione suscitata da alcune terribili storie legate a sette e gruppi religiosi particolari che, da sempre, hanno riempito le cronache popolari e che col tempo sono state radicate in ogni uomo. Grazie alla Professoressa Raffaella Di Marzio, abbiamo la possibilità di capire meglio cosa gravita attorno al mondo settario da una parte e quali siano i limiti legislativi degli interventi che vengono proposti, dall’altra (come, ad esempio, il DDL 569). Rimane tuttavia un fatto, e cioè che alcune vicende settarie hanno evidenziato gravi reati; per questo motivo abbiamo diviso questo importante intervento in due argomentazioni: la prima, che presentiamo con questa pubblicazione, riguarda l’identificazione e la conoscenza del fenomeno settario e quali sono le problematiche legislative che gravitano attorno ad esso, con un occhio di riguardo verso le possibili discriminazioni che potrebbero verificarsi. Il secondo argomento tratterà, invece, gli approcci psicologici al fenomeno, con un focus sulle possibili insidie connesse alla Rete.

Si ringrazia la Prof. Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.



Sull'identificazione delle sette:


Cos'è di fatto una religione? E cos'è una setta? Quali sono le differenze sostanziali?

Non c’è alcuna definizione scientifica condivisa di “setta o “religione”.

La stessa Chiesa nacque come setta per eccellenza e nel tempo è la stessa Chiesa che dal punto di vista storico ha considerato “sette” altri movimenti religiosi. Il termine setta religiosa, indipendentemente dal suo significato etimologico, viene percepito con connotati molto negativi nella società odierna. Come si è evoluta questa percezione dal punto di vista storico?

La ricostruzione storica sarebbe troppo complessa da fare tuttavia fornisco qualche indicazione generale:

- Definizione di Ernst Troeltsch: Dal punto di vista sociologico nei primi decenni del ventesimo secolo Ernst Troeltsch (1865-1923) aveva proposto la distinzione fra il tipo-Chiesa (un gruppo religioso in armonia con la società circostante), il tipo-setta (un gruppo religioso che contesta la società circostante), il tipo-mistico (un gruppo religioso che fissa la sua attenzione sull’auto-perfezionamento dei membri). Questa distinzione non funziona perché non tiene conto del continuo cambiamento che si verifica nei gruppi religiosi i quali si trasformano continuamente nella struttura, nella dottrina e nella prassi.

-Definizione sociologica: Il sociologo Benjamin Zablocki ipotizza che si possa parlare di "setta" nel senso di "organizzazione ideologica tenuta insieme da relazioni carismatiche e richiedente un impegno totale". Per "carisma" si intende un potere spirituale o una qualità personale che dà ad un individuo una considerevole influenza o autorità su un gran numero di persone. Da ciò ne deriva che una setta è caratterizzata da un'ideologia, forti richieste che provengono da quella ideologia, e potenti processi di influenza socio-psicologica che inducono i membri di quel gruppo a rispondere a quelle richieste. Un problema relativo a questo tentativo di definizione è che un movimento difficilmente può essere definito "in toto" come "setta". I movimenti sono composti da persone e da piccoli sottogruppi ciascuno dei quali si presenta con dinamiche diverse e spesso questi comportamenti “settari” non appartengono all’intero movimento ma a qualche singolo individuo.

- Definizione criminologica: La parola “setta”, nel modo in cui comunemente viene intesa, prescinde completamente dal suo significato letterale e dalla sua etimologia. Associare la parola “setta” ad un determinato gruppo significa, nella realtà, indicare una entità intrinsecamente “cattiva”, che schiavizza (fisicamente e psicologicamente) i suoi membri, guidata da leaders che perseguono finalità distruttive a danno del singolo e della società. questo tentativo di distinguere le credenze settarie da quelle religiose non ha riscontri reali e viene messo in crisi ogni volta che una religione istituzionale e ben integrata in un contesto sociale si rende protagonista di episodi moralmente riprovevoli o addirittura criminosi.

Per queste sue connotazioni fortemente discriminanti, velate talvolta anche di un razzismo strisciante, il termine “setta” è stato ormai da diversi anni abbandonato nelle pubblicazioni scientifiche della maggior parte degli studiosi del fenomeno.
- Posizione del Consiglio d'Europa: Il Consiglio d'Europa, nel 1999, ha scoraggiato l'uso della parola setta: gli stati membri sono stati invitati ad utilizzare la definizione di "gruppi di natura religiosa, spirituale o esoterica". In questo modo, secondo il Consiglio, si eviterebbero tre insidie: discriminare gruppi con dottrine strane ma del tutto innocui; includere, tra i gruppi pericolosi, organizzazioni perfettamente inserite nelle religioni maggioritarie; distinguere, in maniera discutibile e arbitraria, le sette dalle religioni.


A chi spetta l’identificazione dello status di “setta”?

A mio avviso non spetta a nessuno perché la parola non corrisponde a un oggetto chiaro e preciso e può essere usata arbitrariamente

 

Quali influenze ha la Chiesa su questo aspetto?

La Chiesa cattolica può avere una certa influenza se i suoi rappresentanti etichettano qualche gruppo come “setta”, poiché in Italia la religione cattolica è maggioritaria, Lo stesso può accadere nei paesi dove la religione cattolica è minoritaria e i cattolici vengono etichettati come “setta” dai rappresentati della religione di maggioranza (per es. Islam)



Ogni tanto emerge il dubbio che le sette sfruttino alcuni contesti religiosi imponenti per trovare proseliti. Esistono alcuni movimenti che basano i propri principi su determinati valori religiosi e che si tramutano successivamente in sette?

Non è possibile rispondere a questa domanda poiché in essa si mettono in contrapposizione la setta e i valori religiosi, cioè si ripropone la differenza tra setta (cattiva) e religione (buona) che non ha alcun riscontro nella realtà. Ci sono gruppi religiosi che nel tempo subiscono dei cambiamenti e diventano sempre più “chiusi” e autoritari ma ciò avviene in tutti i contesti religiosi sia minoritari che maggioritari e anche nella Chiesa cattolica ci sono gruppi e movimenti che sono stati accusati di essere “sette” e di fare proselitismo come le “sette”.


Il fenomeno sette in Italia: statistiche e leggi


Il "trend" delle sette, soprattutto grazie ad internet, è aumentato rispetto a 10 anni fa? Se si di quanto?

Se per sette si intendono le minoranze religiose, sì, c’è stato un aumento anche perché è aumentata l’immigrazione che ha portato altri culti e forme religiose nel nostro Paese. Internet sicuramente amplifica il fenomeno perché una singola persona può creare un sito, chiamarlo “associazione” e dire che è un associazione religiosa, ma poi bisogna vedere chi e cosa c’è veramente dietro, se non è solo un sito.

Quali sono i profili psicologici e le età maggiormente colpite dalle sette?

Se per sette si intendono gruppi religiosi minoritari non c’è un’ età precisa, tutti possono decidere di aderire a un gruppo religioso diverso da quello maggioritario, e questo si verifica non perché c’è una patologia o un profilo psicologico particolare ma perché ogni persona può a un certo punto della sua vita sentire il bisogno di affidarsi a una entità superiore o a un valore supremo insieme ad altre persone che condividono questa scelta. L’affiliazione può avvenire in momenti di crisi oppure in momenti di grande felicità e soddisfazione. E’ una affermazione errata quella secondo la quale l’affiliazione avviene SOLO quando le persone stanno male o sono deboli, non è sempre così e ci sono casi diversissimi tra loro.



Quanto è radicato il fenomeno delle sette nel nostro Paese? Potrebbe fornirci qualche numero?

Gli unici dati attendibili sono quelli forniti dal CESNUR, con il quale collaboro, e sono pubblicati all’indirizzo:

http://www.cesnur.org/religioni_italia/introduzione_01.htm

E’ importante però precisare che questi dati non indicano il numero delle “sette” in Italia, perché L’Enciclopedia curata da CESNUR non utilizza questa terminologia (vedi l’Introduzione all’Opera). Questi sono i dati dei gruppi, associazioni, realtà spirituali di diverso genere, che in Italia rientrano in diversi filoni di religiosità e spiritualità e che si collocano al di fuori della tradizione cattolica propriamente detta.

I dati generali sono questi:
“Anche se in molti casi le statistiche sono difficili, i totali di questa ricerca relativi a quanti chiaramente manifestano un'identità religiosa diversa dalla cattolica in Italia sono di circa1.395.000 unità se si prendono in esame i cittadini italiani, e di circa 4.358.000 unità se si aggiungono gli immigrati non cittadini, il che ha rilievo principalmente per il mondo islamico e secondariamente per un'immigrazione cristiano-ortodossa dall'Est europeo di proporzioni notevoli, ma anche – per esempio – per l'induismo, il buddhismo, le religioni sikh e radhasoami, un robusto protestantesimo pentecostale e battista di origine cinese, coreana, filippina e africana, o l'immigrazione copta proveniente da diversi Paesi dell'Africa.
Anche fra i cittadini – un dato che include quanti hanno acquisito la cittadinanza, con una media che dal 2005 al 2012 supera le 40.000 unità annue –, siamo come si vede a una percentuale sul totale della popolazione ‒ fissata a 60.626.442 residenti, secondo i più recenti dati del bilancio demografico, resi noti nel 2011 dall'Istituto nazionale di statistica, dei quali gli stranieri sono 4.570.317, pari al 7,5% (un'incidenza superiore alla media dell'Unione Europea, pari al 6,5%) ‒ del 2,5%, più del doppio del mitico uno per cento più volte infondatamente menzionato. Se si considerano i residenti sul territorio la percentuale di appartenenti a minoranze religiose sale intorno al 7,2%. Presentiamo queste conclusioni insieme senza trarne alcuna specifica conseguenza di carattere generale – il che andrebbe ben oltre i compiti di questo nostro lavoro – e consapevoli del fatto che documentare il pluralismo è un gesto a suo modo "politico" (DATI CESNUR 2012).


A livello legislativo, quali sono gli "estremi" che di fatto imputano a una comunità lo status di setta? Quali sono i parametri entro i quali è possibile intervenire a livello legale?

Non ci sono parametri per stabilire quando un gruppo è setta e quando non lo è a livello legislativo. Ci sono gruppi di tutti i tipi all’interno dei quali si compiono reati e la giustizia si deve occupare dei reati e di chi li commette, non di stabilire se un gruppo è una setta oppure no, tra l’altro non c’è alcuna definizione condivisa di questa parola. A livello legale si interviene colpendo chi, all’interno di qualsiasi tipo di aggregazione o come individuo singolo, commette i reati previsti dal codice penale


La legislazione italiana è dura quanto quella francese nei confronti delle sette?

La legislazione italiana non ha una legge contro la manipolazione mentale e, comunque, in Francia quella legge si è dimostrata quasi del tutto inapplicabile.



Nel nostro paese, le associazioni registrate “anti-setta” vengono stimolate e sono ufficialmente riconosciute come “bene pubblico”? Possono denunciare e muovere cause collettive in nome delle vittime?

Certo, e lo fanno continuamente. Ci sono alcuni politici che credono nella loro utilità.



In quale contesto può operare un’associazione “anti-setta” in Italia e cosa pensa Lei della situazione legislativa italiana in questo senso?

Come ho detto nella mia audizione al Senato e come ho provato attraverso i documenti che ho depositato presso la Commissione Giustizia:


1) Non esiste alcun “allarme sette” in Italia

Nel nostro Paese è in atto una sorta di “strategia del terrore” per quanto riguarda il cosiddetto “allarme sette”, cavallo di battaglia della propaganda antisettaria, un fenomeno oggetto di studio da parte della sociologia e psicologia già da decenni. Con l’aiuto dei media le associazioni antisette riescono a creare uno stato di allarme sociale e a influenzare anche chi ha il compito di affrontare l’eventuale emergenza, cioè il mondo politico. E' vero che dentro alcuni gruppi religiosi si compiono reati, come avviene in altri gruppi, tuttavia le leggi vigenti, a mio avviso, sono sufficienti a punire gli eventuali reati.

2) Il DDL 569 è una norma che può colpire indiscriminatamente il “dissenso”


Il DDL 569, la proposta di legge per introdurre nel codice penale il reato di manipolazione mentale, analogamente ad altre precedenti proposte, non è, a mio avviso, utile a tutelare le cosiddette ”vittime” delle sette religiose. Si tratta di una norma che potrebbe colpire indiscriminatamente anche gruppi religiosi innocui poiché si fonda su una nozione, quella di "manipolazione mentale", incerta, difficile da accertare e, per questo, rifiutata dalla maggior parte degli studiosi. Ritengo, in base all’esperienza che ho accumulato in oltre 15 anni di esperienza, che il problema da affrontare sia molto complesso e le soluzioni semplicistiche rischiano di peggiorare la situazione e acuire le sofferenze delle stesse vittime (famiglie o adepti che siano).

3)Il DDL 569 non risolve il problema dell’affiliazione “non gradita”

Se l'obiettivo è quello di restituire alle famiglie i figli o parenti irretiti dalle “sette” credo sia fallito in partenza, poiché chiunque sia veramente irretito da un leader carismatico vede nella persecuzione del suo "idolo" un segno chiaro della sua "bontà" e del suo destino "superiore" che, proprio perché tale, non viene compreso dal "mondo", cioè da chi non fa parte della “setta”. L'esperienza insegna che il “condizionamento mentale” si rafforza quando vengono intraprese azioni di forza per costringere l'adepto a staccarsi dal suo leader, o viceversa.

4)E’ difficile misurare il “grado” di manipolazione mentale
Un altro elemento fortemente discutibile in questo DDL è che non si comprende come si possa distinguere, misurare o stabilire il grado di “manipolazione” subita da una persona. Ci sono molti casi in cui la scelta di aderire ad un gruppo religioso alternativo o minoritario è libera e serena, frutto di riflessione personale. Come si farà a distinguere il consenso viziato da quello libero?


5)Le “sette” sono gruppi religiosi percepiti “devianti” dalla società
L’accusa di essere “setta” e di essere stato “manipolato mentalmente” può essere rivolta a tutti gruppi religiosi anche a quelli che la società riconosce come maggioritari e generalmente accettati. In Italia accusare qualcuno di essere “setta” equivale ad attribuire un marchio di infamia senza alcuna giustificazione a persone, famiglie e associazioni che hanno la “colpa” di avere dei nemici, spesso ex adepti.


6) La posizione del Consiglio d’Europa contraria a “leggi speciali”
Anche il Consiglio d’Europa, intervenendo subito dopo i gravissimi episodi di suicidi e omicidi avvenuti negli anni novanta in Europa, si è pronunciato contro leggi speciali in materia di “sette”, come risulta dall’ importante Raccomandazione 1412 (1999) in cui, rivolgendosi agli Stati membri, proponeva diverse azioni, ma non “leggi speciali”: Il Consiglio d'Europa, al n.10 della Raccomandazione 1412(1999), chiedeva: “ l'uso delle normali procedure della legge penale e civile contro le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale”.


7) Manca fondamento scientifico per la nozione di “manipolazione mentale” applicata a gruppi religiosi
La Divisione 36 dell’APA (Divisione di Psicologia della Religione) ha approvato una risoluzione nella quale dichiarava:“…non c’è consenso sul fatto che vi siano sufficienti ricerche in ambito psicologico che pongano sullo stesso piano, dal punto di vista scientifico, la persuasione indebita non fisica (denominata anche «persuasione coercitiva»,«controllo mentale», o «lavaggio del cervello») con le tecniche di influenza che sono normalmente praticate da uno o più gruppi religiosi (APA, 1991).


In conclusione io credo che per affrontare adeguatamente i problemi legati al fenomeno dell’affiliazione a gruppi settari di vario genere sono necessari interventi ad ampio raggio che coinvolgano diversi enti e soggetti in campo sanitario, educativo, religioso e culturale. L’affiliazione ai nuovi culti non è un fenomeno da considerare in se stesso come "patologico" poiché l’adesione ad una religione, maggioritaria o minoritaria, non costituisce, di per sé, un problema per la salute mentale dell'individuo. Anzi, spesso la dimensione religiosa diventa una componente della personalità arricchente ed unificante, tanto da poterne spesso verificare gli effetti positivi sul benessere psicofisico dell’individuo. Il fenomeno si affronta adeguatamente non istituendo nuovi reati ma promuovendo la prevenzione attraverso una corretta informazione. Nei casi, invece, in cui l’affiliazione religiosa assume un carattere deformato fino a causare danni di vario genere alle persone, è necessario che vengano intraprese alcune iniziative concrete per fornire l’assistenza e l’aiuto psicologico e pedagogico necessario nei casi di conflitti individuali e/o familiari.

 

In Italia la presenza del Vaticano permette un'interazione diretta su tante normative, Questo avviene anche sull’identificazione delle sette? Se si, l’ingerenza non rischia di limitare l'efficacia di una legge a tal proposito?

Io ritengo che il Vaticano non dovrebbe ingerire in alcun modo sulle leggi dello Stato. I cattolici e anche le gerarchie cattoliche hanno il diritto-dovere di esprimere le loro opinioni che, in uno Stato laico, sono solo opinioni, e anche le minoranze hanno il diritto-dovere di esprimerle. Lo Stato ha il dovere di promulgare leggi che siano eque per tutti i cittadini a qualsiasi confessione appartengano.



Se si potesse fare un paragone, qual è la situazione legislativa negli altri Paesi occidentali?

A parte la Francia che ha dimostrato un antisettarismo aggressivo, da molti anni, l’atteggiamento degli Stati è abbastanza tollerante, a parte il caso del Belgio che stilò, alcuni anni fa, un elenco di “sette” nel quale comparivano anche gruppi cattolici riconosciuti. Successivamente non mi sembra che ci siano stati dei rigurgiti antisettari in quel paese, ma non rientra nelle mie competenze la conoscenza della situazione legislativa generale nei diversi paesi europei, perciò potrei sbagliarmi.


 

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:


Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto”, Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010.

 Si ringrazia la Prof.ssa Di Marzio Raffaella per la disponibilità. L’appuntamento è tra qualche settimana, con la stesura della seconda parte dell’Articolo “Le Sette Religiose: EclisseForum.it Intervista la Prof.ssa Raffaella di Marzio”.

Intervista a EclisseForum.it (Seconda Parte)

 

Da Tony Laggetta agli Antipapi. Ecco tutti i veggenti d'Italia

Articolo di Anna Gaudenzi - 21 dicembre 2012

Affariitaliani.it



Italia popolo di santoni. “Ci sono più di 25mila fedeli non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica e decine di gruppi che nascono intorno a figure di veggenti”. La professoressa Raffaella Di Marzio, studiosa di scienze religiose, e curatrice del volume "Religioni del mondo: una esaustiva enciclopedia di credenze e pratiche" spiega in un'intervista ad Affaritaliani.it il motivo del perché nel nostro Paese “molte persone hanno bisogno di avere segni tangibili della presenza di Dio”.

“Ci sono associazioni che credono in sacerdoti che si sono autoproclamati Antipapi”. Da Nord a Sud, nessuna differenza, i santoni sono ovunque: “Nessuna regione del paese è esente da fenomeni di apparizionismo. In 18 anni di studi ho visto i fenomeni più strani, angeli che trasportano ostie insanguinate in giro per il mondo e infine le depositano ai piedi di una chiesa”.

Dottoressa Di Marzio, perché si sente il bisogno di entrare a far parte di un’associazione come quella di Tony Laggetta?

Le persone hanno bisogno che la religione si manifesti in modo tangibile e visibile. Questi gruppi rispondono a bisogni concreti della gente, per questo sono così numerosi. In Italia ce ne sono molte decine con almeno 25 mila fedeli che non sono riconosciuti dalla Chiesa Cattolica ma che fanno parte di associazioni che nascono e si diffondono in ambienti cattolici: noi chiamiamo queste associazioni “gruppi cattolici di frangia”.

Che cosa si intende per cattolici di frangia?

Sono associazioni che nascono dalla fede cattolica popolare, dalle devozioni, dal culto dei santi, della Madonna, di Gesù. Spesso sono guidati da sacerdoti, da suore, da vescovi, qualche volta da laici. Pur avendo un substrato cattolico, manifestano culti non approvati e non sono riconosciuti dal vescovo della diocesi.

Può farci qualche esempio?

Si, ci sono associazioni guidate da sacerdoti che si sono autoproclamati papi. È il caso della Chiesa Novella del Sacro Cuore di Gesù in provincia di Pistoia, guidata per anni da un Antipapa che aveva preso il nome di Emmanuel I. Anche Chieti ha avuto un Antipapa: si chiamava Valeriano I. Queste persone sono convinte che la Chiesa cattolica non sia più la vera Chiesa di Cristo. Scrivono libri sacri che rivisitano il Nuovo Testamento e sostengono di essere stati investiti da Dio stesso.

Ci sono specifiche zone d’Italia in cui si concentrano questi gruppi oppure si trovano in tutta la penisola?

Non c’è una regione che non sia interessata dal fenomeno. Molti sono al Nord, in particolare in Veneto. A Roma Don Claudio Gatti ha fondato il movimento “Impegno e testimonianza”. Si autoproclamò vescovo sostenendo che Cristo l’avesse chiamato e per le sue affermazioni fu sospeso dal Vaticano. Ora è morto ma il movimento è ancora in attività. I suoi seguaci mostrano le ostie insanguinate dentro a delle teche sostenendo che siano state condotte lì dagli angeli.

Che cosa pensa del caso Laggetta?

Di Laggetta in Italia ce ne sono decine, alcune volte vengono ignorati, altre volte la Chiesa non si pronuncia, come nel caso di Laggetta, altre volte si esprime ufficialmente. Non è detto che Laggetta sia in cattiva fede né che abbia circuito le persone. Le famiglie pensano che i loro figli siano stati costretti a seguirlo, ma spesso si tratta di libere scelte. Quante ragazze scelgono la vita di clausura? Anche in quei casi le famiglie si lamentano e sostengono il plagio…

Secondo lei come mai attira così tanti fedeli?

In un periodo come questo in cui non ci sono più valori, c’è la crisi e si teme la fine del mondo molti cercano un modo per star meglio. Ci si attacca a delle persone con un forte carisma. Nella storia dell’umanità ci sono state varie figure capaci di attirare a sé un grande numero di persone. Credo che Laggetta possegga, come loro, questa qualità. Deve avere un grande carisma altrimenti non riuscirebbe a raccogliere così tanta gente intorno a sé.