Contenuto principale

I membri della "setta cristiana Grande Opera di Maria (GOM)" di Ispica non hanno commesso alcun reato, il "fatto non sussiste". 

GOM

 

Nel 2008 i finanzieri, che avevano fatto il blitz, l'avevano chiamata "Operazione ‘Blasphemia’ e il pubblico ministero aveva chiesto complessivamente 10 anni e 4 mesi di carcere per i 4 imputati. La stampa ne aveva parlato ampiamente fino al 19 Giugno 2013, il giorno dell'assoluzione.

 

Le accuse erano partite da coloro che presentarono un esposto di 18 pagine in seguito al  quale scattarono le indagini: erano due rosolinesi, padre e figlia. Il primo, Giorgio Armenia, “arrabbiato” perchè una delle figlie, che faceva parte della GOM, aveva sposato, in segreto, il figlio di una delle imputate senza il consenso genitoriale. La seconda, Graziana Armenia, la seconda figlia, che aveva fatto parte anche lei dell’organizzazione fino al 2004.

 

 

 

Ispica. Processo alla Grande Opera di Maria. Imputati prima arrestati ora assolti 

20 giugno 2013 ore 2:34    Fonte: Saro Cannizzaro   

Tratto da: RTM 

Assolti i quattro imputati nel processo all’Operazione “Blasphemia”, del mese di settembre del 2008 con l’esecuzione di quattro ordinanza di custodia cautelare a carico dei responsabili della comunità religiosa Grande Opera di Maria di Contrada Lanzagallo a Ispica.

Ieri il Collegio Penale del Tribunale di Modica (Antongiulio Maggiore, Francesco Chiavegatti e Vincenza Rada Scicli) ha assolto, a seconda dei reati, “per non avere commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste”, la leader carismatica dell’organizzazione, Iole Rizza, 72 anni, la “veggente” Giovanna Assenza, 62 anni (colei che avrebbe avuto rapporti diretti con la Madonna e con Dio), e i modicani Orazio Garofalo, 74 anni, presidente dell’associazione, e Saverio Cannata, 74 anni, segretario, tutti difesi dagli avvocati Salvatore Poidomani e Michele Sbezzi, a fronte di una richiesta per complessivi dieci anni e quattro mesi del pubblico ministero, Gaetano Scollo.  

Per i primi tre, il Piemme aveva chiesto tre anni e due mesi di carcere ciascuno, per Cannata un anno e due mesi di reclusione, alla luce della posizione più marginale in seno alla vicenda, che ha visto sfilare in aula oltre trecento. Ad assistere alla sentenza una cinquantina di adepti che, per poco, non si sono lasciati andare ad un applauso liberatorio. I quattro erano accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed edilizia abusiva (dal reato di truffa era stata derubricata l’aggravante).

Riguardo all’abuso edilizio, Rizza e Garofalo sono stati condannati a duemila euro di ammenda ciascuno per avere modificato lo stato d’uso della struttura che era progettata quale magazzino per attività agricola e invece divenuta sede della Comunità Religiosa. Secondo l’accusa, i reggenti della Gom avrebbero attuato raggiri ai danni degli adepti, ai quali sarebbero stati sottratti denaro, beni mobili ed immobili. Gran parte dei testi avevano sostenuto in aula che le elargizioni erano sempre state volontarie, senza costrizioni.

Una vicenda in cui si è parlato di apparizioni, miracoli, lacrimazioni. Una sola la parte civile, Margherita Vernuccio, patrocinata dall’avvocato Giovanni Di Pasquale. La vicenda ebbe clamori a livello nazionale e per questo le parti interessate, attraverso i loro difensori hanno manifestato, subito dopo la sentenza, risentimento (gli avvocati parleranno nei prossimi giorni della vicenda della quale si occupò anche la Rai).

Soddisfatti gli avvocati Michele Sbezzi del foro di Ragusa, e Salvatore Poidomani del foro di Modica, secondo cui “La sentenza fa giustizia e riporta serenità tra i nostri assistiti, che hanno dovuto sopportare sei mesi di custodia cautelare a questo punto rivelatisi inutili”. 


Ragusa: smantellata la setta cristiana "Grande opera di Maria", truffavano i fedeli

Scritto da: Fabio Mascagna - domenica 14 settembre 2008

Tratto da: Crimeblog

http://www.crimeblog.it/post/1245/ragusa-smantellata-la-setta-cristiana-grande-opera-di-maria-truffavano-i-fedeli

u guardi le foto di questi quattro arzilli vecchietti ed il primo pensiero che ti viene in mente non è certo quello di un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Probabilmente pensavano la stessa cosa anche le decine di fedeli truffati dalla setta religiosa di Ragusa nota come “Grande opera di Maria”, già sconfessata dalle autorità ecclesiastiche.

La setta, nonostante tutto, riusciva facilmente a ricevere sostanziose offerte in denaro o in beni mobili ed immobili in cambio di una chiacchierata con la Madonna. All’interno dell’associazione vi era pseudo-veggente che sosteneva di poter interloquire con la madre di Gesù, manifestatasi più volte ai suoi occhi attraverso visioni mistiche. Perle per gli allocchi, insomma. Che però hanno fruttato centinaia di migliaia di euro, oltre all’acquisto di un maxi-capannone dell’estensione di 3mila 500 metri dal valore di circa due milioni di euro. Fino allo smantellamento operato della Guardia di Finanza attraverso un’operazione chiamata, dimostrando grande senso ironico, “Blasphemìa”.

I quattro arrestati della setta, ora ai domiciliari:

Si tratta della leader carismatica ed indiscussa dell’associazione, Iole Rizza, 69 anni, nata a Scicli e residente in Ispica; la pseudo veggente dell’associazione, Giovanna Assenza, 59 anni, nata e residente ad Ispica; il presidente dell’associazione, Orazio Garofalo, modicano di 72 anni, residente a Modica e il cittadino Saverio Cannata, 72 anni, il segretario dell’associazione.

Grazie al Corriere di Ragusa è possibile leggere la curiosa evoluzione dell’associazione, passata rapidamente da semplice congrega ad una vera e propria setta chiusa al mondo esterno, con il rifiuto delle indicazioni della Chiesa ed ovviamente indirizzati verso un business religioso che, a quanto pare, ha sempre terreno fertile nell’ingenuità. Dopo il salto le foto dei quattro arrestati.


Ispica, “Grande Opera di Maria”. Emergono nuovi elementi

21 maggio 2010

Tratto da: RTM

 

Emergono nuovi elementi nella vicenda legata all’operazione “Blasphemia”, che vede alla sbarra davanti ai giudici modicani per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, la “veggente” Giovanna Assenza, 61 anni, che avrebbe avuto rapporti diretti con la Madonna e con Dio” e i tre appartenenti all’associazione “Grande Opera di Maria”, Orazio Garofalo, 74 anni, Saverio Cannata, di 64, e Iole Rizza, di 71. Secondo i capi d’imputazione resi noti dal Procuratore della Repubblica, Francesco Puleio, i 4, evocando la prossima fine del mondo e apocalittiche conseguenze nei confronti di chi non faceva parte del loro “progetto amore”, avrebbero truffato ingenti somme a più persone sia direttamente, che con lavori non retribuiti o fatti eseguire a costi inferiori del 90% a quelli di mercato.

Per la Procura di Modica la truffa era incentrata sul pubblicizzato rapporto diretto che la “veggente” e  “guaritrice”, Assenza, aveva con la Madonna e la sua possibilità di “scatenare l’ira del Padre Eterno”  con la “dannazione all’inferno” delle vittime che non obbedivano alle sue richieste. Chi pagava, secondo l’accusa, era da considerarsi “tra le persone elette” che potevano ottenere “benefici spirituali”. Ad un uomo avrebbero fatto credere che l’Assenza, in contatto diretto con la Madonna e il Padre Eterno, avrebbe fatto ottenere benefici spirituali e patrimoniali, prospettandogli gratificazioni e privilegi da parte di Dio, impartendo, attraverso il messaggio, una dottrina che penetrando in tutte le sfere della persona affiliata la faceva sentire persona eletta, scelta personalmente da Dio perché speciale, anche con l’artifizio di propinargli come ricevuti direttamente dalle Divinità evocate numerosi messaggi a lui diretti che condizionavano e sconvolgevano la sua vita in particolare con alcuni messaggi del Padre Eterno in cui si manifestava la volontà contraria di Dio ad una relazione d’amore che aveva iniziato con una ragazza associata, provocandogli così una sofferenza accompagnata da un altrettanto forte trauma psicologico, e ciò al fine di indurre la vittima a non realizzare il sentimento e a versare nelle mani dei dirigenti dell’associazione la somma di 300 mila lire in considerazione del breve periodo di permanenza, procurando così a loro medesimi un ingiusto profitto.

In un altro caso avrebbero fatto sentire una donna come persona eletta, migliore delle altre, “poiché in lei era maturata la convinzione che Dio, la Madonna o i Santi le parlassero a “tu per tu”, facendola vivere per molti anni solo in funzione delle esigenze materiali e spirituali dell’associazione, anche con l’artifizio di propinarle come ricevuti direttamente dalle Divinità evocate numerosi messaggi a lei diretti dal tenore spesso minaccioso ed in grado di ingenerare timore e paura, e ciò al fine di indurre la parte offesa a versare nelle mani dei dirigenti dell’associazione svariate somme di denaro in più riprese per un ammontare complessivo di 30 milioni delle vecchie lire, ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario e segnatamente l’ira del Padre Eterno se ritenuta non degna di appartenere alla “Grande Opera di Maria” con conseguenti minacce per la salvezza della sua anima, con previsioni di dannazione all’Inferno, e con il preannuncio di sventure terribili ed imminenti catastrofi che l’avrebbero colpita unitamente alla sua famiglia.


 

Leggi il Comunicato del Vescovo