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Eccoci al nostro secondo appuntamento riguardante il viaggio all’interno delle sette religiose, accompagnati dalla Professoressa Raffaella Di Marzio

17 settembre 2012

 Si ringrazia la Prof.Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.

 


 

 

L’approccio psicologico e umano



Cosa spinge l'uomo anche di una certa cultura ad avventurarsi e seguire l'irrazionale settario o religioso, anche quando questo è palesemente artefatto agli occhi di tutti?

Credo che la prima considerazione da fare per rispondere a questa domanda è che ci sono molte persone, anche di un ottimo livello culturale, alle quali la ragione non fornisce alcune risposte importanti. La ragione e la scienza e tutto ciò che possiamo toccare con mano non bastano a queste persone. Loro cercano altrove le risposte sul senso della vita, della morte, della gioia e del dolore. Molto spesso ciò accade perché la ragione e la scienza, nella loro vita, hanno in un certo senso fallito il loro scopo, non hanno soddisfatto i loro bisogni e hanno lasciato molte domande senza risposta.

Il contesto che qualcuno chiama “irrazionale” è esattamente ciò che queste persone cercano e per loro la parola “irrazionale” non presenta alcuna connotazione negativa. “Irrazionale” per loro non significa “stupido” oppure “magico” oppure “assurdo”, significa “Altro”, ed esprime idee ed emozioni importanti e valide nella loro vita.

Credere all’Assunzione di Maria Vergine in anima e corpo, è palesemente irrazionale , ma questo non impedisce ai cattolici di credervi e, per il fatto di credervi, questi cattolici non diventano automaticamente degli “stolti” o dei “creduloni” o degli “ignoranti”.

Se applichiamo questo ragionamento, condiviso per la religione di maggioranza in Italia, a culti e credenze minoritarie e “strane” nel nostro contesto, la conclusione rimane la stessa. Credere a eventi “irrazionali” fa parte di un certo modo di essere uomini e donne e questo è vero fin dai primordi della civiltà umana.


Quale tipo di messaggio attira più proseliti?

Credo che la promessa di felicità, salute e benessere siano i messaggi più appetibili e attraenti nella nostra società, ma anche qui bisogna fare dei distinguo, perché felicità, salute e benessere non significano la stessa cosa per tutti. Per esempio, felicità, benessere e salute possono essere intese anche in senso spirituale, piuttosto che materiale.
Un altro messaggio che attira molti proseliti è quello che contiene un valore fondamentale che dia senso alla vita di una persona. Ci sono gruppi spirituali che danno alle persone qualcosa di importante per cui vivere, una missione universale da conseguire e un senso profondo di responsabilità verso se stessi e gli altri.
Inoltre, quelle dottrine che offrono risposte di senso e speranza di sopravvivenza dopo la morte sono molto seguite, qualsiasi sia la risposta: reincarnazione, resurrezione ecc. Tuttavia ci sarebbero molte altre motivazioni da elencare (Nuove religioni e sette, pp. 25-72).



Appartenere ad una setta è sempre dannoso dal punto di vista psicologico?

Ho già chiarito che la parola setta, se intesa in senso criminologico, può essere applicata a qualsiasi gruppo come forma di etichettamento della devianza. In ogni caso, supponendo che si stia parlano del gruppo religioso “A”, nel quale c’è un forte indottrinamento e forme di coercizione intensa operata sugli adepti, si può dire che probabilmente l’atmosfera persuasiva di questo gruppo può nuocere a qualcuno degli adepti, ma solo a quelli che presentano determinate caratteristiche di personalità e che hanno una certa tendenza alla passività nei confronti dell’autorità, dovuta sia alle loro disposizioni individuali che alla loro precedente vita di relazione in famiglia. Anche se si verificassero questi danni psicologici essi potrebbero essere temporanei, a breve termine, a lungo termine o perenni; lievi, moderati o rilevanti. Anche se fossero rilevanti potrebbero diminuire nel tempo e scomparire del tutto oppure aggravarsi anche dopo la fuoriuscita dal gruppo a causa di altre variabili e circostanze particolari.


Sottolineo, inoltre, che stiamo parlando di uno specifico caso, e cioè il gruppo “A”. Non si può generalizzare quello che accade in uno specifico gruppo a tutte le “sette” e spesso non si può generalizzare neanche quello che succede nel gruppo “A”, se questo gruppo ha tre diverse sedi, perché le tre diverse sedi, con diversi adepti e diversi dirigenti, sono molto diverse l’una dall’altra. Dato che le persone sono diverse, le relazioni e i leader agiscono con varie modalità, ciò che succede nella sede x può non succedere nella sede y dello stesso gruppo “A”.



Come riconoscere se un parente o un amico è inserito all'interno di una setta?

Se un parente si è affiliato a un gruppo religioso o spirituale diverso da quello che frequentava prima o se è diventato un fedele di qualche culto, mentre prima era ateo o agnostico, i familiari dovrebbero notare dei cambiamenti nella sua vita e nelle sue abitudini. Questi cambiamenti molto raramente assumono la forma “negativa”: per esempio, forme di dieta estreme, rifiuto di prendere farmaci necessari, lunghi periodi lontano dalla famiglia senza dare notizie di sé, riduzione sensibile delle ore di sonno, atteggiamenti aggressivi o indifferenti verso persone con le quali intrattenevano relazioni affettive stabili ecc. In questi RARI casi bisogna sempre verificare che ciò che dicono i familiari sia corrispondente alla realtà e non sia viziato dalla loro personale avversione verso le scelte del loro congiunto.

Solo per fare un esempio: alcune volte la fuga da casa di una persona che si rifugia all’interno di un gruppo settario non è dovuta al “rapimento” operato dalla “setta”, ma, piuttosto, al fatto che la vita in famiglia era diventata per quella persona impossibile da vivere.
Nella stragrande maggioranza dei casi i cambiamenti che si possono osservare nei nuovi adepti non creano alcun problema in quelle famiglie in cui i singoli individui vengono rispettati nelle loro scelte e amati nonostante queste scelte non siano condivise. A questo proposito è importante far notare che l’“allarme sette”, indotto dai media e dai gruppi antisette, causa molte più vittime delle “sette” stesse, perché anche nelle famiglie in cui l’affiliazione del congiunto non ha creato alcun problema, può insorgere il dubbio, dopo aver assistito a una campagna mediatica orchestrata ad hoc, che quella a cui il congiunto si è affiliato sia una “setta pericolosa”. Questi timori possono creare conflitti lì dove prima non ce n’erano.



Cosa può sostanzialmente fare chi si trova ad aver intuito che una persona vicina sia entrato all'interno di una setta?


Se una persona sospetta che un congiunto si sia affiliato a un gruppo religioso minoritario (ribadisco la mia difficoltà a usare il termine setta per i motivi indicati precedentemente) il primo tentativo da fare, a mio avviso, è cercare di comprendere di che gruppo si tratta.

Questo si può fare in due modi: se c’è dialogo con la persona lo si può chiedere apertamente ma non in tono investigativo o sospettoso, si può semplicemente chiedere per capire. Se non c’è dialogo allora si può “indagare” cercando, per esempio, se in casa il congiunto ha portato nuovi libri, dépliant, inviti, pubblicità di corsi, seminari, workshop, ecc. Se si trovano questi documenti, che prima non si erano mai visti, da essi si può dedurre, molte volte, di che gruppo si tratta.

Sarebbe bene contattare un’ associazione o persone che hanno esperienza nel campo della ricerca sui Nuovi Movimenti Religiosi. Il CESNUR di Torino è un Centro Studi in grado di fornire molte informazioni sui gruppi presenti in Italia, basta andare sul sito e cercare la sezione “Religioni in Italia” (http://www.cesnur.org/religioni_italia/default.htmlink).

Se non si trovano notizie allora potrebbe essere un gruppo ancora da censire. In quel caso si può scrivere sia al CESNUR (www.cesnur.org) che ai suoi collaboratori, tra i quali ci sono anche io (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), segnalando il caso per vedere se è possibile reperire informazioni e documentazione utile su quel determinato gruppo. Una volta individuato il gruppo a cui il congiunto si è affiliato bisogna fare attenzione a ciò che su Internet si dice a proposito di quel gruppo, perché la Rete non è sempre affidabile e, per questo motivo, io consiglio di leggere sempre con occhio critico.

In ogni caso il consiglio che è sempre valido è quello di non manifestare mai aperta avversione verso la scelta del familiare. Ovviamente l’opinione contraria è una cosa, l’avversione e la guerra sono un’altra cosa. Mantenere il dialogo, ascoltare e farsi ascoltare rimangono i capisaldi dell’unione familiare. Tuttavia se il dialogo in una famiglia non c’è mai stato non si può dare la colpa alla “setta” se un figlio non parla della sua nuova scelta spirituale con i genitori. In questi casi il problema è a monte, e non dipende dalla nuova affiliazione. In conclusione non ci sono ricette: ogni caso va affrontato come caso singolo e ogni gruppo va valutato, come tale, senza fare generalizzazioni o inserirlo automaticamente tra le "sette criminali".

Per questo motivo io consiglierei di rivolgersi a una struttura pubblica o privata dove lavorino educatori e professionisti specializzati nella gestione dei conflitti familiari. Quello che potrebbe servire, nel caso specifico, è una consulenza mirata, se i professionisti del Centro a cui si sono rivolti i familiari non hanno conoscenza e dimestichezza con le varie tipologie di gruppi spirituali. In questo caso i professionisti incaricati di trattare il caso specifico avrebbero bisogno di una consulenza esterna fornita da un esperto del settore che possa fornire loro la conoscenza necessaria sulla dottrina, il linguaggio specifico e la prassi del gruppo spirituale a cui il congiunto si è affiliato.

Poiché in Italia questi esperti ci sono basta interpellarli e chiedere il supporto informativo necessario. Ho già indicato il Centro studi con il quale collaboro e che ritengo affidabile e attendibile. Io, personalmente, sono sempre disponibile a dare informazioni a chi mi interpella.

Questa modalità di affrontare i conflitti familiari, d’altra parte, viene già messa in atto. Per esempio, qualche mese fa ho ricevuto una richiesta di informazioni da un centro di aiuto e sostegno di giovani in difficoltà. Due coniugi, genitori di una ragazza, erano preoccupati perché la figlia si vestiva sempre di nero e spesso si collegava a siti “dark”. I genitori temevano che la figlia frequentasse ambienti satanisti. Le assistenti sociali e la psicologa del centro a cui si erano rivolti (un centro dell’Unità sanitaria di Base del luogo) mi hanno interpellato per chiedere informazioni su questi ambienti e approfondire la questione, sempre in riferimento al caso specifico. Ebbene: sono bastati pochi scambi per tranquillizzare i genitori sulle frequentazioni della figlia che non avevano nulla a che fare con satana.


A livello professionale (quindi dal punto di vista dello psicologo), invece, con quali metodi si cerca di riportare alla realtà un adepto caduto nella trappola di qualche setta?

“Riportare alla realtà” qualcuno è una attività molto controversa. Per uno schizofrenico ciò che vede e sente è “realtà”. Se una persona perde il contatto con il mondo esterno può crearsi una propria realtà e chi cerca di aiutarla deve fare in modo di comprendere il suo vissuto (per noi non reale) per rimetterlo in contatto con ciò che per tutti noi è reale. Ciò si può fare in diversi modi, anche con le medicine, ma, non essendo psicoterapeuta né psichiatra, non posso addentrarmi in questo campo. Discorsi a parte vanno fatti anche per coloro che sono affetti da gravi disturbi di personalità o non sono in grado di intendere e di volere. Io mi limiterò a parlare in generale riferendomi a persone “normali”.


Per quanto riguarda l’adepto che sarebbe caduto in qualche “trappola settaria”, io credo che, ammettendo che questo, nel caso “A”, sia vero, e cioè che ci sia una “setta” che inganna i suoi adepti e tende loro delle trappole, ciò che si potrebbe tentare è, prima di tutto, cercare di capire come l’adepto vive la sua affiliazione, cioè inserire la sua affiliazione nel contesto della sua vita, le motivazioni che lo hanno spinto ad affiliarsi o che lo hanno reso “cieco” di fronte alla “trappola”. Questo perché, secondo me, il problema non sta nella setta e nella trappola, ma nella persona che si è fatta intrappolare. E la prova di questo sta in un semplicissimo ragionamento: la setta “A” tende 10 trappole, ma solo due persone vi cadono dentro e diventano “adepti”, mentre gli altri 8 si allontanano dopo aver fiutato l’inganno. Perchè queste 8 persone non sono state intrappolate?


Dal mio punto di vista i comportamenti degli esseri umani vanno inquadrati nel contesto della loro personalità, che è unica e irripetibile, nel contesto delle loro relazioni affettive, che è unico e irripetibile, e nel contesto sociale in cui sono nati, sono stati educati e sono vissuti fino al momento prima di cadere nella “trappola”. Se lo psicologo agisce in questa prospettiva, rispettosa al 100% dell’individuo e della sua dignità di essere libero e dotato dii capacità di giudizio, allora si potrà intervenire sulle cause profonde della sua “debolezza” e della sua disposizione a “farsi intrappolare” dalla “setta”. Se non si agisce in questo modo e si attribuisce ogni responsabilità alla setta, forse si riuscirà a liberare la persona da questa “trappola”, ma, girando lo sguardo da un’altra parte, si troverà qualcun altro pronto a intrappolarla di nuovo e, non avendo individuato le cause profonde del fenomeno e non avendo compreso le origini del problema, la storia si ripeterà ancora e ancora e ancora.


Se, invece, in qualche caso, le persone vengono truffate, allora non si tratta di problematiche individuali ma di reati e quindi ci si deve rivolgere alla polizia e alla magistratura, ma anche questo non è il mio campo e quindi non sono in grado di dare consigli utili.

 


 

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:
Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010

Intervista a EclisseForum.it (Prima Parte)