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Vescovo di Foligno mette in guardia i fedeli da un gruppo guidato da una veggente e non riconosciuto dalla Chiesa locale. 

Quella donna che chiamano 'veggente' 

FOLIGNO - E' ai confini della parrocchia di Santa Maria Infraportas, immediata periferia cittadina, che ha trovato accoglienza, in una casa privata, il gruppo di preghiera stigmatizzato dalla Chiesa locale. Le riunioni per le veglie di preghiera, secondo quanto confermato da don Paolo Aquilini (nella foto), parroco di Santa Maria Infraportas, avvenivano di sera, accompagnate da canti che potevano durare anche 2 o 3 ore e il tutto si concludeva con colloqui diretti e personali dei fedeli con l'anziano fondatore del gruppo, considerato quasi un «santone», un uomo anziano che aveva saputo però attirare la fiducia di molte persone. «La gente che risponde a questi richiami - dice don Paolo - ha di solito problemi da risolvere, è vulnerabile al 'plagio' di gruppo. Non capisco come si possano credere autentiche certe pratiche superficiali, forme di religiosità che non portano a nulla. C'è chi mi ha riferito di essersi avvicinato a quest'uomo nella speranza di essere guarito da malattie o per i risolvere problemi . Si ha paura di rischiare, di mettersi in gioco nell'impegno cristiano e poi ci si fa catturare dalla faciloneria di certe proposte. Ho parlato con chi ha ospitato queste riunioni. Anche con colei che viene indicata come 'veggente'. Vista la disapprovazione della Chiesa avevamo avuto la promessa che sarebbero tornati a pregare in chiesa. Spero sia così». 

 

Nella Chiesa folignate lo spettro di una «setta»

FOLIGNO - Venti di preoccupazione si agitano nella diocesi folignate. Preoccupazione per una «fuga» di fedeli, decine, forse un centinaio, confluiti in un gruppo di preghiera che la Chiesa locale non riconosce e non approva. E il severo «alt» del vescovo tende ad arginare il timore che il gruppo possa prendere le sembianze di una vera e propria setta. Per questo dagli altari delle parrocchie si è levato il monito del presule, monsignor Arduino Bertoldo, «a non lasciarsi irretire o indurre in errore da associazioni, gruppi o movimenti che non siano in perfetta unione con la chiesa cattolica». Alla guida del gruppo ci sarebbero un anziano signore e una veggente, al seguito dei quali si sarebbero riunite oltre duecento persone, un centinaio provenienti dallo Spoletino, e zone limitrofe, altre decine folignati. Il gruppo si riunisce in un'abitazione della prima periferia cittadina. E per fare in modo che il suo grido d'allarme possa avere massima eco, il vescovo lo ha affidato ad una nota della Curia, da lui firmata e fatta leggere in tutte le chiese della diocesi. «Ci è stato assicurato - è scritto nel messaggio del vescovo ai fedeli - che gli adepti del gruppo, sotto la guida di un anziano signore e di una veggente, farebbero uso improprio e illegittimo di acqua benedetta e di Santi oli; inoltre essi verrebbero indotti a comportamenti superstiziosi e devianti». E il vescovo teme che i seguaci del gruppo «possano esporsi, forse a loro insaputa, a distorsioni delle verità rivelate o alla profanazione dei Sacramenti». «Il gruppo di preghiera in questione non ha mai chiesto nè ottenuto l'approvazione del vescovo - ha scritto monsignor Bertoldo - nè il riconoscimento di 'gruppo ecclesiale'. Esso è nato per iniziativa di una persona privata e come tale non può vantare alcuna garanzia di ortodossia. Le riunioni del gruppo non si possono qualificare come 'preghiera della Chiesa' ma come rischiose adunate nelle quali può essere messa a repentaglio l'appartenenza alla chiesa cattolica. Non solo, ma il gruppo non ha il gradimento della chiesa diocesana». Il fondatore del gruppo e i suoi seguaci si sono anzi trasferiti nel Folignate dopo l'atto di pubblica disapprovazione dell'arcivescovo di Spoleto, nella cui diocesi avevano mossi i primi passi. 

 

di Patrizia Peppoloni 

 

Vescovi, altolà alla «setta, tornate nella Chiesa» 

FOLIGNO - Quello strano gruppo di preghiera bollato dal vescovo monsignor Arduino Bertoldo (nella foto) preoccupa notevolmente la chiesa folignate. 

E in Curia si discute su come affrontare la situazione che appare davvero grave. Le riunioni nella casa di periferia degli adepti, l'utilizzo di oli santi e di acqua benedetta, le strane preghiere della veggente e del suo anziano accompagnatore, suonano come una sorta di rito magico che fa pensare più che a un gruppo di preghiera a una specie di setta. 

Il monito del vescovo ai suoi fedeli, il forte richiamo fatto con una lettera sta ad indicare che queste persone, costituiscono un vero e proprio pericolo per la chiesa. Ma perchè accadono queste cose e cosa spinge queste persone a ricorrere a queste formule che in molti definiscono al limite della magia? 

«Questa ricerca di magia e di false religioni, di miracolismo - dice don Dante Cesarini - sono il frutto della caduta delle grandi ideologie. E allora la gente va alla ricerca di cose stupefacenti, naturalmente false come possono essere queste manifestazioni che sono al limite, come dicevo, della magia. E' un problema serio perchè il mondo in cui viviamo è sempre più complesso, è concorrenziale. E la gente si getta alla ricerca di soluzioni facili. E la magia, il miracolismo, la superstizione sono indubbiamente soluzioni facili. Si è perso il senso vero della spiritualità, del confronto, del ripensamento. E' questo che oggi manca e che spinge qualcuno a soluzioni, si diceva, più facili che manipolano la realtà della scienza e della vita». 

Ed è il caso ci sembra di capire di queste persone che si sono affidate a questa particolare guida che offre soluzioni non reali; persone che, peraltro, sono facilmente plagiabili. Ma quale può essere la soluzione? 

«Il rivolgersi a questo tipo di persone - è ancora don Dante Cesarini che parla - è una cattiva soluzione perchè le cose debbono essere affrontate a viso aperto e con grande senso di responsabilità. Non esistono soluzioni super semplificatorie. E poi qui si parla di manipolazione della religione. Una cosa davvero sbagliata e senza senso». 

Il dibattito, dunque, su questo argomento è, in questo momento, particolarmente intenso anche perchè occorre comprendere fino in fondo la vera portata del problema che sembra essere abbastanza consistente visto che sia il vescovo di Spoleto, da dove l'iniziativa era partita, sia il vescovo di Foligno, hanno immediatamente richiamato i seguaci di questo gruppo a non continuare nella loro azione. E a tornare a pregare in chiesa. 

 

Roberto Di Meo

 

Articoli tratti da La Nazione ed. Foligno