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Roma, Giugno 2001

 

Nonostante il matrimonio di Mons. Milingo sia ormai quasi del tutto assente nelle cronache dei giornali, e il clamore sia cessato, rimangono ancora senza risposta, tra i cattolici che guardavano al Vescovo africano come a un punto di riferimento, una serie di domande, alcune delle quali compaiono in una Lettera Aperta che sarà recapitata a Mons. Milingo, nella speranza di ricevere da lui una risposta.

L' invio della Lettera Aperta al sig. Antonio Ciacciarelli (che cura il Sito Web www.unificazione.it) ha suscitato un confronto tra posizioni diverse a proposito della scelta operata da Milingo e, in particolare, su quella del celibato per i sacerdoti cattolici.

Poichè si tratta di temi di grande interesse e attualità abbiamo deciso di pubblicare la corrispondenza in questione per informare adeguatamente i nostri lettori:


 


LETTERA APERTA A MONS. MILINGO


17 Giugno 2001

 

Questa corrispondenza si può riprodurre solo con citazione della fonte e link a questa pagina

 

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From: "Raffaella Di Marzio"  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ;
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Subject: LETTERA PER MONS. MILINGO
Date: Sun, 17 Jun 2001 12:55:35 +0200

 

Mi chiamo Raffaella Di Marzio.

Sono una cattolica impegnata nella Chiesa Cattolica per la pastorale delle nuove forme di religiosità e mi interesso, per questo motivo, dei Nuovi Movimenti Religiosi e delle forme di spiritualità non cattoliche.

La notizia del matrimonio di Mons. Milingo celebrato dal Rev. Moon mi ha colto di sorpresa (e come me ha colto di sorpresa molti cattolici). Facendomi portavoce anche di altri cattolici sorpresi e addolorati per la scelta fatta da Mons. Milingo, ho pensato di scrivergli una lettera nella quale gli rivolgo alcune domande.

Diversi giorni fa ho trovato sul Web il Sito di Mons. Milingo e, alla email indicata per le persone di lingua italiana, ho inviato una email. Non ho avuto risposta. Dopo alcuni giorni ho inviato una seconda email molto simile alla prima. Ma ancora senza risposta.

Allora ho cercato dei riferimenti in italiano sul Web ed ho trovato il nominativo del sig. Antonio Ciacciarelli. Mi rivolgo pertanto a questa persona che spero possa aiutarmi. Spero che il sig. Ciacciarelli o qualcuno per lui possa aiutarmi a far pervenire questa mia lettera a Mons.Milingo che, spero, vorrà rispondermi.

Se non avrò risposta neanche questa volta la lettera indirizzata a Mons. Milingo sarà pubblicata come "lettera aperta" sul Web.

Vi ringrazio fin da ora e chiedo scusa per l'insistenza

Cordiali saluti

Raffaella Di Marzio


 

Caro Mons. Milingo,

vorrei sapere se Lei è al corrente del fatto che il Rev. Moon è considerato il Messia del secondo avvento dai suoi seguaci e che la sua teologia è in netto contrasto con quella cattolica anche per quanto riguarda le verità che sono a fondamento della nostra fede.

Se Lei è al corrente di questo vorrei capire com'è possibile, da parte Sua, dichiararsi ancora nella Chiesa Cattolica e, nello stesso tempo, scegliere come celebrante del suo matrimonio il Rev. Moon, accettandone, con questo gesto pubblico, almeno l'autorità spirituale. Chi è per Lei, il Rev. Moon?

Considerando il fatto che la Chiesa Cattolica considera inammissibile la doppia appartenenza Le chiedo, gentilmente, di aiutarmi a capire come Lei riesca a conciliare il riconoscimento dell'autorità spirituale di Moon con la Sua fedeltà al successore di Pietro

Sarebbe molto importante per me sapere se è vero che Le è stato impedito di parlare con un rappresentante della gerarchia cattolica oppure se c'è stato un rifiuto del colloquio da parte Sua.

Un'ultima domanda: cosa L'ha "conquistata" nella "famiglia" di Moon che non ha trovato nella Chiesa Cattolica?

Grazie per la Sua risposta che attendo con gratitudine e sempre in preghiera per Lei e i Suoi fedeli

Distintamente

Raffaella Di Marzio


Roma


 

 

RISPOSTA DI ANTONIO CIACCIARELLI


18 Giugno 2001

 

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Subject: RE: Lettera per Mons. Milingo
Date: Mon, 18 Jun 2001 15:15:08 +0200

 

Gentile Raffaella,


La ringrazio per la Sua lettera, che ho letto attentamente, e sono certo che Lei leggerà attentamente la mia.

Da quando è avvenuto il matrimonio di Mons. Milingo siamo subissati, come può facilmente immaginare, da richieste di colloqui con lui, soprattutto da giornalisti che vorrebbero un incontro esclusivo. Lei capirà che, se questo avviene in Italia, la stessa cosa avverrà in tante altre nazioni, occidentali e magari anche africane.

Le dico ciò per invitarLa a riflettere su una delle possibili cause del silenzio di Mons. Milingo, il quale comunque ha dato una conferenza stampa in America lunedi scorso. Se lo desidera, potrò inviarLe via email il testo di uno o due articoli in proposito apparsi su giornali USA.

Le dico però anche un'altra cosa, un po' "interna" al nostro movimento, ma che mi sembra giusto comunicarLe vista la sua preoccupazione: anche noi siamo preoccupati per il silenzio di Mons. Milingo, non certo perché pensiamo che sia tenuto prigioniero o gli si stia lavando il cervello, ma perché questo silenzio dà credito alle illazioni giornalistiche (ed ecclesiastiche, vedi le dichiarazioni riportate dalla stampa) che vanno in questo senso.

Il nostro interesse, quindi, è che parli, e che si faccia vivo il più possibile. Per vie traverse, e tramite altre persone, sono entrato in contatto con sua moglie alla quale, tramite terzi, ho esposto questa mia preoccupazione, e le ho chiesto _quando_ avrebbe parlato. In sintesi, mi ha risposto: "Non lo so, e forse non lo sa nemmeno lui. Tutto quello che sta facendo in questi giorni lo sta facendo perché si sente guidato direttamente da Gesù a farlo".

Credo che, per quanto riguarda questo punto, tutta la faccenda sia da considerare al di sopra delle mie - e delle nostre - competenze. Io sono sicuro di una cosa: Mons. Milingo è un uomo libero, ed ha un carattere così forte da non accettare imposizioni da nessuno. Nemmeno dal diavolo in persona: si ricordi che i diavoli, lui, li cacciava. E questo ricorrere, come hanno fatto alcuni, alla possessione, per "spiegare" il suo gesto non fa che gettare discredito sulla Chiesa Cattolica stessa. Inoltre, per certi aspetti mi ricorda un episodio del Vangelo: l'episodio in cui Gesù fu accusato di cacciare i dèmoni grazie ai dèmoni. Lei è impegnata nella Pastorale, quindi ricorderà di sicuro l'episodio.

La realtà è che la conversione non è spiegabile razionalmente; e quando parlo di conversione intendo la conversione di Mons. Milingo alla rivelazione che Gesù gli ha trasmesso riguardo alla fondamentale importanza del matrimonio.

Se ciò Le sembra assurdo, Le dirò che la stessa cosa - sempre "mutatis mutandis" - avvenne a S.Paolo sulla via di Damasco. La scrittura non ce lo dice, ma non crede che gli amici di Paolo abbiano pensato che a) fosse impazzito; b) fosse diventato indemoniato; c) gli amici di Gesù gli avessero praticato il lavaggio del cervello? In fondo era uno che da persecutore si era trasformato in perseguitato. Ci vuole un bel coraggio a far questo.

Che sia lo stesso coraggio di Mons. Milingo nel fare una scelta impopolare? Guardi, che Mons. Milingo continua a parlare di sé come di un Arcivescovo Cattolico. Io non sono né il suo portavoce né il suo avvocato, ma mi sento di dire che il suo gesto ha strappato il velo di ipocrisia che copriva fino al 26 maggio, data del suo matrimonio, la sessualità del clero, e qui mi fermo. La Chiesa Cattolica non sarà più la stessa dopo il suo gesto, e lo dico in senso positivo.

Per spiegare il perché di questa mia affermazione avrei bisogno di dilungarmi troppo, ma lascio la parola allo stesso Arcivescovo, ed in particolare alla sua dichiarazione pubblicata sul sito www.unificazione.it , al link, in basso nella Home Page, dedicato alla Stampa. Lì troverà anche un nostro comunicato con il quale approfondiamo alcune tematiche.

La lascio con alcune conclusioni telegrafiche:

1. Il Movimento dell'Unificazione è a favore dello sviluppo di tutte le fedi religiose, in quanto tutte espressione dell'Unica Verità di Dio; per quanto riguarda la Chiesa Cattolica, preghiamo perché la stessa diventi sempre più forte nel promuovere i principi morali che dovrebbero essere alla base della nostra società, e che ritrovi la capacità di guidare interiormente le persone alla ricerca dello Spirito.

2. Mons. Milingo è un uomo libero, e sicuramente parlerà ancora in pubblico, ma non sappiamo assolutamente quando.

3. Nonostante ciò che Le ho detto riguardo al bombardamento di email e di lettere al quale Mons. Milingo è sottoposto, invierò la Sua lettera ad una persona che sicuramente è in grado di fargliela avere; non posso, come spiegato, fornirLe la certezza di una risposta o dei tempi necessari a tale risposta.

4. Non ho nulla contro la pubblicazione della Sua lettera, sul Web o sulla stampa. Le propongo anzi una cosa: se Lei è d'accordo, posso pubblicare tutto quanto appare in questa email (Sua lettera a Mons. Milingo, Sua lettera a me, mia risposta a Lei) nel sito www.unificazione.it , ed inviarla alla Stampa. Sta a Lei decidere in proposito, e se decide per il sì, mi deve comunicare l'autorizzazione a pubblicare almeno il Suo indirizzo email, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che questo scambio di lettere sia una mia invenzione..

Sono sicuro che Lei capirà che ho fatto tutto quanto era in mio potere per venire incontro alle Sue esigenze di chiarezza e di comunicazione.

Un cordiale saluto,
Antonio Ciacciarelli

PS: per la risposta, usi per cortesia l'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


 

RISPOSTA DI RAFFAELLA DI MARZIO


19 Giugno 2001

 

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Subject: Re: Lettera per Mons. Milingo
Date: Tue, 19 Jun 2001 18:53:35 +0200

Gentile Antonio,


> Se ciò Le sembra assurdo, Le dirò che la stessa cosa - sempre "mutatis
> mutandis" - avvenne a S.Paolo sulla via di Damasco. La scrittura non ce lo
> dice, ma non crede che gli amici di Paolo abbiano pensato che a) fosse
> impazzito; b) fosse diventato indemoniato; c) gli amici di Gesù gli avessero
> praticato il lavaggio del cervello? In fondo era uno che da persecutore si
> era trasformato in perseguitato. Ci vuole un bel coraggio a far questo.
> Che sia lo stesso coraggio di Mons. Milingo nel fare una scelta impopolare?

 

Io non farei questo paragone. Nel caso di Paolo si trattava di una conversione, di un cambiamento di vita che, obiettivamente, significò il passaggio da una vita di violenza a una esistenza dedicata all'apostolato nello spirito del famoso "inno alla carità". Il cambiamento di Milingo non si pone, a mio avviso, in questa prospettiva. Inoltre, ciò che avvenne a S. Paolo sulla via di Damasco è per noi cristiani un miracolo la cui realtà è indubbia, in quanto attestato dalle Sacre Scritture che riteniamo ispirate da Dio. Paragonare QUEL miracolo a ciò che è avvenuto in Mons. Milingo, sinceramente, non mi sembra possibile.

 

> Guardi, che Mons. Milingo continua a parlare di sé come di un Arcivescovo
> Cattolico.

 

Lei coglie il nocciolo del problema. E' questo che, alla fine, rimane inspiegabile, in quanto Mons. Milingo conosce bene la disciplina ecclesiastica sul celibato e la conosceva anche quando ha fatto la scelta di abbracciare il sacerdozio. A questo proposito vorrei fare solo qualche breve considerazione:

1. Gesù, il primo Sacerdote, non era sposato. il Suo celibato non è considerato dai cristiani un "errore" o una "mancanza" o un "fallimento" della Sua missione, ma un modo di essere che prefigurava ciò che Egli si aspettava da coloro che sarebbero stati i futuri sacerdoti: "sacerdos alter Christus", i ministri della Sua Chiesa.

2. I sacerdoti della Chiesa Cattolica hanno accolto, fin dall'inizio, la richiesta che il Maestro ha fatto ai Suoi apostoli di rinunciare, per il Regno dei Cieli, anche al matrimonio (Mt 19,12).

3. Essi, quali discepoli in senso stretto e pieno, devono anche lasciare padre, madre, sposa, figli, fratello e sorella (Lc 18, 29; 14,26).

4. Il celibato è, dunque, segno della vita nuova a cui il ministro della Chiesa viene consacrato, come dice S. Paolo "...chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore..." (1Cor7,32)

5. La Sposa del sacerdote è proprio la Chiesa (Ef 5, 23-32), così come la Chiesa è l'unica Sposa di Cristo.

 

>Io non sono né il suo portavoce né il suo avvocato, ma mi sento
> di dire che il suo gesto ha strappato il velo di ipocrisia che copriva fino
> al 26 maggio, data del suo matrimonio, la sessualità del clero, e qui mi
> fermo. La Chiesa Cattolica non sarà più la stessa dopo il suo gesto, e lo
> dico in senso positivo.

 

Io credo che, ogni volta che un cattolico (laico, sacerdote o vescovo) lascia la Chiesa Cattolica, i suoi fratelli nella fede debbano chiedersi il perchè, e questo alcune volte dà l'opportunità ai cattolici di fare anche un esame di coscienza e di riconoscere se, in qualche modo, essi stessi hanno sbagliato o hanno mancato nella carità o non hanno saputo dare testimonianza della loro fede.

Detto questo vorrei anche aggiungere alcune considerazioni personali:

1. Non ritengo giusto che, a causa del gesto di Milingo, la Chiesa Cattolica "in toto" venga messa "sotto accusa"

2. L'ipocrisia, purtroppo, c'è ovunque, e non credo che la chiesa del Rev. Moon ne sia esente. Le posso assicurare che ci sono molti sacerdoti che hanno scelto e vivono il celibato con coerenza e senza alcuna ipocrisia.

3. Non c'è, nella Chiesa Cattolica, una svalutazione del ruolo della famiglia e della missione procreatrice delle coppie cristiane, anzi: il Sommo Pontefice non perde occasione per sottolineare la grandiosità e l'importanza della missione della famiglia come "chiesa domestica".

4. Tutti possono raggiungere la perfezione cristiana, secondo il loro stato,che può essere di celibi o sposati.

 

> La lascio con alcune conclusioni telegrafiche:
> 1. Il Movimento dell'Unificazione è a favore dello sviluppo di tutte le fedi
> religiose, in quanto tutte espressione dell'Unica Verità di Dio;

 

Io credo che esista una sola Verità: quella trasmessa da Gesù Cristo attraverso Pietro e i suoi successori e che, al di fuori della Chiesa Cattolica, si trovino quelli che il Concilio Vaticano II ha chiamato "elementi di santificazione e verità" grazie ai quali è possibile dialogare e operare per il bene comune anche con persone di altre fedi.

 

> Sono sicuro che Lei capirà che ho fatto tutto quanto era in mio potere per
> venire incontro alle Sue esigenze di chiarezza e di comunicazione.

 

Di questo La ringrazio veramente di cuore

Cordialmente

Raffaella Di Marzio
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www.grisroma.it


  

CONCLUSIONE DELLA CORRISPONDENZA


20 Giugno 2001

 

Questa corrispondenza si può riprodurre solo con citazione della fonte e il link a questa pagina

 

Lo scambio di email tra il Sig. Ciacciarelli e me è proseguito.

Nelle successive email egli mi ha ribadito che:

- per i membri della Chiesa dell'Unificazione (ora Federazione delle Famiglie per l'Unificazione e la Pace del Mondo), la Chiesa Cattolica non è un nemico, al contrario svolge un ruolo fondamentale nella difesa della spiritualità e della famiglia;

- non ha mai inteso accusare la Chiesa Cattolica né in toto né in parte; intendeva solo mettere in rilievo gli interrogativi che il celibato fa sorgere in molti membri del clero secolare, interrogativi che spesso, secondo alcuni Sacerdoti che conosce, vengono ignorati. A questo silenzio era riferita la frase "velo di ipocrisia".

Di comune accordo arrestiamo a questo punto la pubblicazione dello scambio epistolare perché pensiamo che quanto riportato dia una buona idea delle rispettive posizioni, anche se inevitabilmente il discorso apparirà tronco.

Comunque sia io che il Sig. Ciacciarelli siamo disponibili a fornire ulteriori chiarimenti sulle rispettive posizioni.

Raffaella Di Marzio