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Articolo di Raffaella Di Marzio 

Leggi la traduzione in Inglese di Michele Amitrani 

 

Quando un italiano si chiede quali siano i problemi più gravi di un paese come il Giappone pensa subito alla situazione economica, ai terremoti, al nucleare e alla catastrofe di Fukushima.

In realtà sembra che, per una parte della società giapponese, il vero problema non sia nessuno di questi: il problema più grave in Giappone sono le sette, che fanno il lavaggio del cervello ai giovani.

Ce lo conferma uno studente universitario italiano intervistato pochi giorni fa sulla sua esperienza in un Campus Universitario di una prestigiosa Università Internazionale di Tokyo.

Il nostro studente racconta che il primo giorno di frequenza, come di consueto, i nuovi arrivati sono stati informati delle formalità da sbrigare prima di iniziare le lezioni. Terminata la parte sull'orientamento, è stata la volta della psicologa del Campus, che ha il compito di mettere in guardia gli studenti dai pericoli che possono annidarsi nel Campus Universitario.

La psicologa, riferisce testualmente lo studente, avvisa gli studenti stranieri che, in Giappone, ci sono tre pericoli da cui guardarsi: "Al primo posto ci sono le sette, al secondo i terremoti, al terzo i furti". Dopo questa introduzione, chiara e inequivocabile, la psicologa, riguardo a terremoti e furti, ha sbrigativamente consigliato di leggere un libretto di informazioni e istruzioni su come comportarsi nell'uno o nell'altro caso. 

Sul pericolo delle sette, ha, invece, presentato, con dovizia di particolari, due slide esplicative. Le slide sono state fotografate durante la lezione dal nostro intraprendente studente, in realtà molto più preoccupato per le continue scosse di terremoto che avvertiva distintamente nel corso della lezione, che delle "sette". Anche gli altri studenti, appena arrivati da altri continenti, e ancora assonnati per le conseguenze del fuso orario, sonnecchiavano mentre la psicologa li metteva in guardia dalle strategie che le sette usano nel campus per fare proseliti. 

Nella prima slide si chiarisce la definizione di "cults": una caratteristica che distingue le sette dalle religioni vere è che le prime nascondono la loro vera essenza, invitando gli studenti a partecipare ad attività seminariali o sportive che servono da copertura per le loro vere attività. Nella slide si legge anche: "A quel punto subirai il lavaggio del cervello e sarai forzato a prendere parte ad attività politiche estremiste, antisociali o illegali. Se, per errore, dai loro i tuoi contatti ed entri nel gruppo sarà molto difficile per te uscire e in futuro soffrirai psicologicamente ed avrai problemi economici". Viene poi consigliato agli studenti di non fidarsi di chi li avvicina invitandoli a svolgere attività di volontariato e di chi li sconsiglia dal parlare di quelle attività con la loro famiglia, perchè potrebbe trattarsi di una setta che pratica il lavaggio del cervello e potrebbe "controllare la loro mente".

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Nella seconda slide, intitolata: "Sette, attività ingannevoli" viene spiegato agli studenti come prevenire i problemi. I consigli sono in sostanza quelli che si dà ad un bambino, quando gli si dice di non accettare le caramelle dagli sconosciuti. In particolare, segnalo uno dei 4 consigli che dice testualmente: "Rispondi solo "NO" quando non vuoi accettare il loro invito".

L'ultimo consiglio è quello di consultare l'Ufficio Affari degli studenti con il numero di telefono in caso di contatto con qualche setta.

L'aspetto perlomeno strano di questa conferenza è che, in un contesto in cui l'esperta parla di sette pericolose, non ci sia stato alcun accenno all'attentato perpetrato dalla setta dell' Aum Shinrikyo proprio nella metropolitana di Tokyo. Di questa strana omissione è testimone lo studente che ha partecipato all'intera conferenza.

Sembra quasi una guerra contro le sette "degli altri".

Ed effettivamente, a proposito delle "sette degli altri", il Giappone vanta un triste primato: quello dei giovani rapiti e deprogrammati, secondo il rapporto di HRWF, con il caso emblematico di Toru Goto, tenuto prigioniero per 12 anni per convincerlo a lasciare la Chiesa dell'Unificazione. Solo nel 2014, dopo anni di battaglie, si è giunti ad ottenere, almeno parzialmente, giustizia in questo caso, purtroppo ricorrente in Giappone, dove deprogrammatori di professione ed esponenti di chiese evangeliche vengono ingaggiati dalle famiglie per rapire i propri figli che decidono di affiliarsi a gruppi come la Chiesa dell'Unificazione e altri Nuovi Movimenti Religiosi. 

Nel 2011 Human Rights Without Frontiers ha intervistato, a Tokyo, alcune  vittime di tentativi di deprogrammazione appartenenti a due Nuovi Movimenti Religiosi e ha pubblicato un rapporto generale sulla questione intitolato "Abduction and Deprivation of Freedom for the Purpose of Religious De-conversion”, che, nel 2013, ha presentato al Comitato per i Diritti Umani per segnalare la violazione degli Articoli 7,9,12,18,23 e 26 dell’ ICCPR, e per portare all’attenzione dei membri del Comitato la sua preoccupazione sulla totale impunità delle persone che, in Giappone, rapiscono e tengono segregate persone convertite a Nuovi Movimenti Religiosi nel tentativo di fargli abiurare la loro fede.   

Considerando questa situazione, c'è da chiedersi se il pericolo in Giappone siano le "sette" o le violazioni dei diritti umani di chi decide di cambiare religione e di manifestare pubblicamente la propria fede, anche facendo proselitismo, senza violare alcuna legge dello Stato.

Per concludere, qualche breve riflessione: il nostro studente, che è vissuto a Tokyo per circa un anno, non è mai stato avvicinato da nessuna setta dentro il campus. Fuori del campus ha incontrato, vicino a una stazione della metropolitana, due donne con un volantino di una chiesa cristiana che lo hanno invitato alla loro funzione; ha trovato un volantino dei Testimoni di Geova nella sua casella di posta, e, per ben due volte, ha aperto a un Testimone di Geova che ha bussato alla sua porta per consegnargli un volantino.

Se queste sono due "sette", il nostro studente è stato molto fortunato, perchè i tre tentativi di proselitismo non sembrano un fenomeno tanto diffuso e neanche tecniche subdole per fare il lavaggio del cervello a giovani ingenui e sprovveduti...

Nel frattempo, mentre nelle Università di Tokyo si creano nei giovani paure e fobie ingiustificate approfittando della fiducia in istituzioni educative che le loro famiglie hanno scelto per arricchire la  formazione universitaria dei loro figli, i superstiti della setta di Aum Shinrikyo, che ora si chiama Aleph,  vivono barricati in un quartiere di Tokyo, circondatialeph dall'ostilità di tutta la popolazione perchè hanno ancora le fotografie del loro leader Shoko Asahara nella sede.

Nessuno, però, si preoccupa di chiedere la versione degli ex adepti di Shoko Asahara, che pure è pubblicata sul loro sito (vedi Sito in inglese aggiornato fino al 2001) che, dal 2002, è solo in lingua giapponese. La nuova organizzazione, Aleph, nata dopo l'attacco di Aum alla metropolitana di Tokyo, si è costituita per poter risarcire economicamente le vittime dell'attentato a cui sono stati devoluti non solo tutti i fondi e i beni immobili di Aum, ma anche le proprietà private dei membri innocenti, quelli che non sapevano nulla delle attività criminali del leader e di altri adepti. Ancora oggi, dopo 15 anni, il risarcimento continua,  per un ammontare, dal 1996 fino ad oggi, di quasi 14 milioni di euro (1.892.259.998 yen).

Le persone che hanno dato vita ad Aleph non erano coinvolte nelle azioni del leader Shoko Asahara e di quei membri che hanno organizzato e portato a compimento l'attentato: oggi sono un gruppo di derivazione buddhista che pratica yoga. Non hanno alcun leader e considerano Shoko Asahara solo un maestro di yoga e spiritualità, di cui hanno rifiutato pubblicamente e ripetutamente le azioni, svolgendo un'instancabile opera di risarcimento delle vittime, che non è mai cessata.

Ma, di questo, i giovani universitari provenienti da tutto il mondo è meglio che non sappiano nulla, così come è bene che ignorino le gravissime violazioni della libertà religiosa perpetrata ai danni dei loro coetanei giapponesi che vengono rapiti e tenuti prigionieri  perchè convertiti a un NMR, mentre la polizia, i giudici e le istituzioni giapponesi chiudono gli occhi e fanno finta di nulla.


Le foto del condannato a morte Matsumoto nella sede di Aleph

Rapporto HRWF su deprogrammazioni in Giappone