Contenuto principale

Un Disegno di Legge che introduce nel Codice Penale il reato di manipolazione mentale. Qualche riflessione critica.

 

Articolo di Raffaella Di Marzio - 2004


 

Il 4 Marzo 2004 fa la Commissione Giustizia del Senato ha approvato un Disegno di Legge che introduce nel Codice Penale il reato di Manipolazione Mentale. Ecco il testo:

 


Ddl 1777- Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale


Articolo 1

1. Dopo l’articolo 613 del codice penale è inserito il seguente:

"Art. 613-bis - (Manipolazione mentale). –. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione è punito con la reclusione da due a sei anni.

Se il fatto è commesso nell'ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano, ovvero se il colpevole ha agito al fine di commettere un reato, le pene di cui al primo comma sono aumentate da un terzo alla metà."


La legge si propone, tra le altre cose, di colmare il vuoto legislativo creatosi dopo l'abolizione del reato di "plagio" da parte della Corte Costituzionale nel 1981.

In realtà nella Legge in questione non si parla mai di sette religiose, si fa riferimento a 'gruppi' senza specificarne il tipo. Tuttavia, nel Comunicato alla Presidenza del 16 Ottobre 2002 la senatrice Alberti Casellati fa un riferimento esplicito alle sette religiose quando dice:

"È parso, da ultimo, opportuno predisporre un secondo comma che prevede un aggravamento di pena nell’ipotesi in cui i fatti che danno luogo al delitto di manipolazione mentale siano commessi nell’ambito di un gruppo che promuove attività che abbiano per scopo o per effetto di creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano. Questa aggravante è stata suggerita dalle notizie di cronaca, che quotidianamente denunciano i casi di «lavaggio del cervello» subiti da coloro che cadono preda di sette pseudo-religiose che, sfruttando le pulsioni fideistiche dei nuovi adepti, li isolano completamente dalle persone e dalle istituzioni esterne.

In questo caso l’aumento di pena appare giustificato sia in considerazione della maggiore capacità di suggestione che un gruppo organizzato è in grado di esercitare sul singolo, sia in considerazione del fatto che maggiormente censurabile, e dunque meritevole di una sanzione più severa, appare lo sfruttamento che qui viene operato delle istanze religiose della vittima.

È infine appena il caso di sottolineare che del tutto privo di efficacia esimente sarebbe l’eventuale consenso dell’offeso, dovendosi considerare il bene tutelato indisponibile ed essendo, oltretutto, il consenso normalmente viziato da violenza, minaccia, inganno, ecc.".

E' dunque chiaro che il primo bersaglio della legge sono le sette pseudo-religiose.

L'approvazione di questo Disegno di Legge ha suscitato critiche da più parti: i familiari delle vittime criticano la Legge perchè le pene previste sarebbero troppo lievi rispetto alla gravità del reato, altri perchè una simile legge potrebbe colpire indiscriminatamente anche gruppi religiosi innocui poichè si fonda su una nozione, quella di "manipolazione mentale", incerta, difficile da accertare e, per questo, rifiutata dalla maggior parte degli studiosi.

Non entro nel merito della discussione sull'esistenza o meno della manipolazione mentale e sui pericoli per la libertà religiosa perchè la documentazione a riguardo è disponibile da anni e pubblicata anche sul Web.

Quello che mi preme qui di sottolineare è un altro aspetto della questione che non mi pare sia stato fino ad ora affrontato.


Quale problema si vuole risolvere con questa Legge?


Se l'obiettivo è quello di punire i leader carismatici che plagiano i loro adepti, la punizione è semplicemente ridicola: probabilmente tutti questi individui, una volta condannati, rimarrebbero a piede libero.

Se l'obiettivo è quello di restituire alle famiglie i figli o parenti irretiti dalle sette credo sia fallito in partenza, poichè chiunque sia irretito da un leader carismatico vede nella persecuzione del suo "idolo" un segno chiaro della sua "bontà" e del suo destino "superiore" che, proprio perchè tale, non viene compreso dal "mondo", cioè da chi non fa parte della setta. L'esperienza insegna che il condizionamento mentale si rafforza quando vengono intraprese azioni di forza per costringere l'adepto a staccarsi dal suo leader, o viceversa.

Una legge come questa, che io stessa avrei considerato utile e auspicabile quando ho iniziato ad occuparmi di sette, oggi, dopo quasi dieci anni di esperienza nel mondo di coloro che si dedicano ad aiutare le famiglie colpite da queste dolorose vicende, mi sembra inutile, se non dannosa.

E, sottolineo, dannosa non per le sette o per i leader carismatici senza scrupoli, ma dannosa per le stesse famiglie che vorrebbero servirsene e per gli stessi adepti irretiti e condizionati.

Un altro aspetto inquietante emerge dalla conclusione del Comunicato della senatrice, quando afferma :

"È infine appena il caso di sottolineare che del tutto privo di efficacia esimente sarebbe l’eventuale consenso dell’offeso, dovendosi considerare il bene tutelato indisponibile ed essendo, oltretutto, il consenso normalmente viziato da violenza, minaccia, inganno, ecc.".

La verità è che in alcuni casi il consenso dell'adepto è veramente viziato da violenza, minaccia e inganno, in altri casi, invece, la scelta di aderire ad un gruppo religioso alternativo è libera e serena, frutto di riflessione personale.


Mi chiedo: come farà il giudice a distinguere i due casi se l'adepto è, per definizione, sempre plagiato e quindi la sua testimonianza non ha alcun valore?


Mi chiedo anche, a questo punto, come si sia arrivati a questo Disegno di Legge e quali siano i consulenti che hanno fornito il loro contributo alla Senatrice. Non mi colpisce, infatti, l'impegno dei parlamentari e neanche il sostegno delle famiglie a questa legge. Quello che mi colpisce maggiormente è la presenza ufficiale, tra coloro che l'hanno voluta e caldeggiata, di persone che si occupano del problema da molti più anni di me, impegnate in questo difficile compito all'interno di associazioni cattoliche che avrebbero tutti gli strumenti intellettuali e l'esperienza necessaria per comprenderne le possibili conseguenze negative.

Posso ipotizzare che la senatrice Casellati non abbia mai risposto ad una richiesta di aiuto, ma chi lo ha fatto per anni e lo fa ancora sa bene che chi chiede aiuto non sono solo i parenti di persone che sono entrate in movimenti come la Società Torre di Guardia, Scientology oppure la Soka Gakkai, ma anche famiglie di persone che aderiscono al Movimento Neocatecumenale, all'Opus Dei o ad altri gruppi cattolici. A me è capitato anche di ascoltare al telefono le proteste di un genitore che voleva denunciare la Madre Superiora di un Convento di suore di clausura perche "aveva fatto il lavaggio del cervello " alla figlia che voleva prendere i voti.

La senatrice, dunque, quando si riferisce a "sette pseudoreligiose" non ha presente qual'è la situazione reale per il semplice fatto che chi doveva e poteva informarla a riguardo forse ha trascurato di farlo.

Eppure, al tema delle "Menti in ostaggio" è stato dedicato un Convegno al quale hanno partecipato anche persone che sono impegnate da anni, all'interno del mondo cattolico e non, in questo settore di studio e consulenza.


Come è possibile spiegare un simile atteggiamento da parte dei cosiddetti "addetti ai lavori"?


A mio avviso, solo in un modo: immedesimandosi nello stato d'animo di chi (come la sottoscritta) riceve continuamente richieste di aiuto da parte di familiari che hanno perduto i loro parenti a causa di persone senza scrupoli che si servono della loro capacità di persuasione per staccare gli individui dai loro gruppi di riferimento e farne pedine docili al loro servizio sfruttando la loro fede.

Lo stato d'animo di chi si vede impotente di fronte a simili abusi, di fronte alle pressioni dei familiari che pretendono aiuto, che vogliono a tutti i costi riavere i loro cari, è quello della frustrazione, del sentirsi inadeguati al compito, impotenti di fronte a una grave ingiustizia.

Ed è a questo punto che, dopo ripetuti insuccessi, si pensa ad una possibile soluzione affidata non più al centro d' ascolto o alla famiglia, ma ad un' entità estranea, lo Stato, che deve farsi garante della libertà dei cittadini. Meglio dunque dirigere le energie verso un obiettivo tangibile che sembra poter risolvere il problema dall'esterno: la giustizia, la Legge, che può fare piazza pulita di tutti i falsi guru che infestano la nostra società.

Anche se questa reazione è comprensibile credo che dovrebbe essere superata dalla
consapevolezza di chi sa fare tesoro dell'esperienza e sa che le soluzioni più drastiche non sono sempre le più efficaci. Chiunque abbia studiato a fondo i vari aspetti del complesso fenomeno dell'affiliazione ai gruppi settari e abbia accumulato anni di esperienza in centri di ascolto e consulenza dovrebbe sapere che ci sono rimedi peggiori del male...


Qual'è allora la soluzione, se esiste?


Per quanto mi riguarda ho cercato, sulla scia di un' importante Raccomandazione del Consiglio d'Europa agli Stati membri, di proporre una strada possibile per rispondere a queste esigenze.


Il Consiglio d'Europa, al n.10 della Raccomandazione 1412(1999), chiedeva:

I. dove necessario, l'istituzione o il sostegno di centri indipendenti nazionali o regionali di informazione su gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale;

II. l'inclusione di informazioni sulla storia di scuole di pensiero importanti e sulla religione nei curriculum scolastici generali;

III. l'uso delle normali procedure della legge penale e civile contro le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale;

IV. garantire il fatto che le leggi sull'obbligo scolastico per i bambini siano applicate rigorosamente e che le autorità preposte intervengano in caso di non ottemperanza.

V. dove necessario, incoraggiare l'istituzione di organizzazioni non-governative per le vittime, o le famiglie delle vittime, di gruppi religiosi, esoterici o spirituali, in modo particolare nei paesi dell'Europa centro-orientale;

VI. incoraggiare un approccio ai nuovi gruppi religiosi che favorisca comprensione, tolleranza, dialogo e risoluzione dei conflitti;

VII. prendere misure ferme contro qualsiasi azione che sia discriminatoria o che marginalizzi i gruppi minoritari

A proposito di questa Raccomandazione indicai già alcuni anni fa alcune linee guida a mio avviso utili soprattutto per prevenire il fenomeno e poi anche per limitarne i danni. Le riprendo così come sono state pubblicate negli Atti del Convegno Affiliazione e distacco dalle comunità settarie:


 

Conseguenze dell’affiliazione a comunità settarie: che fare?

di Raffaella Di Marzio

" [...] Che fare?

Per affrontare adeguatamente i problemi legati al fenomeno dell’affiliazione a gruppi settari di vario genere sono necessari interventi ad ampio raggio che coinvolgano diversi enti e soggetti in campo sanitario, educativo, religioso e culturale.
Sebbene gli interventi dello specialista in psichiatria e in psicologia siano molto importanti, essi non sono sufficienti. L’affiliazione ai nuovi culti non è un fenomeno da considerare in se stesso come "patologico" poiché l’adesione ad una religione, maggioritaria o minoritaria, non costituisce, di per sé, un problema per la salute mentale dell'individuo. Anzi, spesso la dimensione religiosa diventa una componente della personalità arricchente ed unificante, tanto da poterne spesso verificare gli effetti positivi sul benessere psicofisico dell’individuo.
Nei casi, invece, in cui l’affiliazione religiosa assume un carattere deformato fino a causare danni di vario genere alle persone, è necessario che vengano intraprese alcune iniziative concrete per cercare di evitare o ridurre i danni:

Informare per prevenire

L’informazione sul fenomeno, spesso sensazionalistica, approssimativa e superficiale, non rende un servizio alla società. L’informazione è cruciale per prevenire l’affiliazione a gruppi settari controversi poiché il potenziale adepto spesso si affilia senza sapere esattamente a quale tipo di gruppo sta aderendo. Al neofita, infatti, vengono spesso nascoste le informazioni indispensabili per fare una scelta veramente libera.
Per questo motivo l’informazione non dovrebbe essere nelle mani di pochi, né nelle mani di incompetenti o irresponsabili, ma dovrebbe essere gestita da Università o Enti il più “imparziali” possibili. Essa, inoltre, non dovrebbe essere diffusa solo nei momenti in cui si verificano episodi delittuosi, ma, al contrario, costante, equilibrata e finalizzata alla prevenzione attraverso il coinvolgimento di diverse agenzie di socializzazione, del mondo giuridico e, soprattutto della Scuola.


Ricercare per comprendere

In questo campo di ricerca che interessa i diritti delle persone, nessuno può imporre il suo punto di vista. E’ necessario che tra posizioni diverse si realizzi un dibattito pubblico ed aperto poiché i problemi coinvolti riguardano tutta la società e non solo il mondo degli specialisti. In modo particolare gli interessi di gruppi e fazioni politicizzate devono essere tenuti fuori dall’ambito scientifico.
E’ altresì evidente che il campo della ricerca è vasto e che, anche per quanto riguarda temi molto controversi, come quello dell’esistenza del cosiddetto "controllo mentale" all’interno di certi gruppi religiosi e non religiosi, il dibattito è sempre aperto e nessuno vi ha ancora messo la parola “fine”. Piuttosto che negare l’esistenza di questo fenomeno gli studiosi di diverso orientamento dovrebbero costituire gruppi misti che predispongano piani di ricerca con ipotesi formulate in modo scientificamente corretto, aperte a qualsiasi risultato, come si procede per qualsiasi altro campo della ricerca scientifica.
Affinchè ci sia uno sforzo comune per effettuare una ricerca obiettiva riguardo a tutte le questioni coinvolte nella diffusione dei nuovi culti, è indispensabile che tutti gli studiosi e in particolare coloro che si impegnano per difendere la libertà religiosa delle minoranze dalle possibili forme di intolleranza, ammettano, almeno in via teorica, la possibilità che in alcuni gruppi religiosi possano essere perpetrati abusi di vario tipo sugli adepti approfittando della loro soggezione psicologica nei riguardi del leader e del gruppo stesso. Gli abusi sulle persone, alcune volte, non sono solo fisici, né solo legati a truffa ed inganno, ma sono anche di tipo psicologico, anche se di intensità e valore diversi da caso a caso. I critici dei culti e coloro che sono impegnati nell’aiuto alle persone a loro volta, dovrebbero superare la tendenza a criticare sempre tutti i culti. Anch’essi dovrebbero accettare il fatto che ci sono gruppi assolutamente innocui ai quali l’appellativo di "setta" è stato attribuito in modo infamante e ingiusto. E’ necessario, inoltre, evitare di enfatizzare la portata del "controllo mentale", anche nelle sette dove esso viene attuato, considerando il fatto che è difficile che un leader riesca ad esercitare un controllo totale sulle persone.

Alcune finalità generali per una ricerca comune su questo fenomeno potrebbero essere:

- difendere le persone dagli abusi, specialmente le più indifese
- salvaguardare l’esperienza religiosa autentica e la libertà religiosa
- difendere la libertà dell’individuo di aderire ad una religione e di modificare la sua scelta religiosa


Intervenire per aiutare

L’informazione e la ricerca, comunque, non bastano. Quando l’affiliazione è già avvenuta e le famiglie coinvolte avvertono i cambiamenti del loro parente come un problema, quando l’adepto si separa dalla famiglia per motivi legati al culto a cui aderisce è necessario fornire aiuto e consulenza a chi la richiede. Per fare questo sarebbe necessario istituire Centri di consulenza nei quali operino persone con differenti competenze ed orientamenti:

- psicologi, psichiatri, assistenti sociali che conoscano le tecniche di controllo mentale
- psicologi dell’età evolutiva per i casi di problemi riguardanti i bambini e i giovani
- medici informati sui problemi legati ai culti che rifiutano le cure mediche tradizionali
- studiosi dei nuovi culti che conoscano la storia, i “linguaggi caricati” e le dottrine dei gruppi
- consulenti in campo legale esperti nelle problematiche giuridiche connesse con l’affiliazione ai culti che a loro volta diventino consulenti di colleghi impegnati nei tribunali per risolvere i casi concreti
- membri ed ex membri e parenti di membri ed ex membri di gruppi religiosi

In questi centri potrebbe ricevere assistenza e reperire informazioni :

- Chiunque sia stato contattato o abbia il sospetto che un suo parente stia per affiliarsi ad un gruppo "sospetto"
- Parenti preoccupati per l’affiliazione di un loro congiunto a qualche movimento
- Chi volesse abbandonare un gruppo e avesse difficoltà a farlo
- Chi, uscito dal gruppo, avesse bisogno di aiuto e sostegno psicologico

In Italia non esiste alcun centro che abbia queste caratteristiche.
Per questo motivo molte richieste di aiuto che arrivano ai nostri telefoni e ai nostri fax rimangono ancora, purtroppo, senza risposta.[...]"


 

Il problema da affrontare è dunque complesso e le soluzioni semplicistiche rischiano di peggiorare la situazione e acuire le sofferenze delle stesse vittime (famiglie o adepti che siano).

Per concludere vorrei dire una parola di speranza a tutti i familiari che vivono la tragedia dei loro cari manipolati e sfruttati da guru senza scrupoli: non è impossibile che si verifichi il ritorno della persona perduta, anche senza interventi drastici e fratture insanabili. Io stessa sono testimone di vicende protrattesi per anni nel dolore e nella rabbia di chi si sente impotente di fronte alla scelta di un congiunto di abbandonare la sua famiglia per un'altra: la setta.

Io stessa ho visto madri e padri piangere impotenti di fronte alla malvagità di falsi guru. Ho sempre, in questi casi, consigliato la pazienza, il dialogo, anche se interrotto, la manifestazione tangibile dell'affetto, anche se non corrisposto. Ma ho anche consigliato il ricorso alla legge quando ce n'erano gli estremi, le azioni più efficaci contro quei guru che impedivano ai genitori di avere contatti con i loro figli, la cessazione di qualsiasi erogazione di denaro che potesse andare a vantaggio della setta, ecc.

Non è possibile riassumere in queste brevi riflessioni tutte le possibili sfumature di interventi a breve o a lungo termine che si possono mettere in atto in questi casi, incluso un possibile contatto con il gruppo religioso in questione, in un tentativo di dialogo che, talvolta, ha dato buoni frutti. Quello che è certo è che, i risultati in molti casi non sono stati soddifacenti, in molti altri, invece, sì.

Ci sono giovani che sono usciti da questi gruppi dopo anni e sono tornati nelle loro famiglie colpiti e nello stesso tempo arricchiti da una esperienza dolorosa.


Mi piacerebbe condividere con tutti i genitori che si trovano in questa situazione la gioia di quelli che, a distanza di anni, mi contattano per dirmi che "Finalmente, mio figlio/a è tornato...".


 

© 2004- E' vietato riprodurre questo articolo o parti di esso senza il consenso dell'autore