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di Jean Vernette 

 

 

Tratto da Il REGNO DOCUMENTI - LUGLIO 2001- p. 244-248

 

SNOP. Lettre d’information. Conference des èveques de France n. 1086, 15.1.2001, 16-21. 

 

 

Nostra traduzione dal francese.

 

 

 

 

Jean Vernette sulla legge contro le sette in Francia

 

 

L’approvazione da parte dell’Assemblea nazionale di una legge contro le sette in Francia (22.6.2000) ha provocato un ampio dibattito in cui l’articolo che pubblichiamo si inserisce tra le voci più autorevoli. Mons. J. Vernette, segretario del Servizio nazionale «Pastorale, sette e nuove credenze» della Conferenza episcopale francese interviene in un percorso legislativo ancora non concluso per sottolineare la preoccupazione «assolutamente legittima» delle autorità pubbliche, ma anche per denunciare il rischio di un’impropria «legislazione eccezionale». L’ipotesi di reato di manipolazione mentale, previsto dalla legge, si presta infatti a un uso approssimato e pericoloso. Si aggiunga l’incerta definizione di setta e si comprendono gli interrogativi delle Chiese e delle confessioni sul futuro della libertà religiosa. 

L’uscita, nel dicembre scorso, del secondo rapporto della Missione interministeriale di lotta contro le sette rende le proposte contenute nel presente documento di particolare rilevanza. Si propone infatti di creare un osservatorio indipendente per le nuove credenze e le sette formato da delegati delle realtà interessate (autorità, Chiese, ricercatori, associazioni di difesa, ecc.) e si offrono alcuni criteri per distinguere sette e tendenze settarie dalle fedi e dalle Chiese coerenti coi valori costituzionali.

 

 

UNA PROPOSTA DI LEGGE SULLE SETTE

 

 

Il 22 giugno 2000 l'Assemblea nazionale ha adottato una proposta di legge «tendente a rafforzare la prevenzione e la repressione nei confronti dei gruppi a carattere settario», redatta da un nutrito gruppo di parlamentari.

 

 

Un' iniziativa lodevole

 

La preoccupazione dei pubblici poteri è assolutamente legittima. Essi assumono pienamente il loro ruolo vigilando sul rispetto delle leggi e proteggendo le libertà individuali. In questo caso si riconosce, in particolare, la reiterata intenzione di astenersi dall'«adottare una legislazione eccezionale», fornendo al tempo stesso «gli strumenti giuridici in grado di impedire [ai gruppi di carattere settario] di nuocere». Sembra trattarsi, dunque, di una semplice cosmesi del Codice penale, per renderlo più efficace e più energico.

 

È in questo senso che vanno le proposte di modifica agli articoli del Codice, in particolare riguardo:

 

– all'estensione della responsabilità penale delle persone morali a certe infrazioni (art. 2, 3, 4, 5);

 

– alla limitazione dell'installazione di gruppi settari in certi luoghi pubblici (art. 6).

 

Spetta ai giuristi pronunciarsi sul contenuto di queste proposte.

 

 

Una proposta seducente, ma pericolosa

 

La proposta dell'art. 9, che mira a introdurre il reato di «manipolazione mentale», sembra a prima vista sensata come risposta a situazioni intollerabili in cui certi leader paranoici esercitano pressioni psicologiche inammissibili su soggetti morbosamente consenzienti o dolosamente abbindolati. Ma essa richiede una riflessione più accurata. Non si rischia di cadere in quella legislazione eccezionale che si voleva evitare?

 

Per ora le intenzioni del legislatore sono chiare: la proposta di legge riguarda unicamente i gruppi sospetti. Ma in base a quali criteri si deciderà in merito? Chi deciderà che un determinato gruppo «compie atti che hanno come scopo o effetto la produzione o lo sfruttamento della dipendenza psicologica o fisica delle persone»? Quale sarà l'estensione del campo di applicazione di questo testo? Nella sua forma attuale è conforme alla Convenzione europea per la difesa dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, fra cui la libertà di coscienza (art.9, 4 novembre 1950)?

 

L'attuale sentimento democratico della Francia ritiene, ad esempio, che il noviziato o la clausura delle congregazioni religiose, le pratiche ascetiche, i voti di obbedienza e di povertà, la direzione spirituale e gli «esercizi spirituali» non siano «attività» finalizzate a tale scopo. Ma il sentimento può cambiare e le disposizioni penali possono restare. Come avere la garanzia che essa non potrà essere applicata, neppure in teoria, a religioni o forme di pensiero? Quali esperti si consulteranno per stabilire l'esistenza o meno della succitata «manipolazione mentale» e promuovere un'azione giudiziaria? Alla fine dei conti, il giudice si baserebbe certamente sulla propria convinzione personale. Ma ciò che per il credente è direzione spirituale o ascesi può apparire a un altro «sfruttamento della dipendenza psichica o fisica». Il testo attuale lascia troppo spazio alla valutazione soggettiva, se non addirittura all'arbitrario.

 

Si vogliono proteggere le vittime da se stesse («che lo vogliano o meno») o dalle conseguenze delle manipolazioni mentali che subirebbero. Ma ciò non implica una valutazione critica penalmente rilevante delle convinzioni della persona? Non è una deviazione liberticida che può portare alla creazione di una polizia del pensiero? Queste domande non sono puramente teoriche. Ecco, fra i molti possibili, due esempi recenti dei rischi insiti in tali deviazioni.

 

 

DUE ESEMPI RECENTI DI DEVIAZIONI INQUIETANTI

 

 

Chi stabilirà il capo d'accusa?

 

Chi stabilirà, e in base a quali informazioni, la natura penale di questi atti «settari»? In particolare, quale elenco di «sette» sarà preso come riferimento dai tribunali per incolpare i «gruppi a carattere settario» presi di mira dalla nuova formulazione del Codice penale (art. 225-16 §§4, 5 e 6)? Presenteremo più avanti un esempio di pericolosa deviazione, in relazione a una recente circolare ministeriale che invita i magistrati a rivolgersi, per «stabilire le modalità di segnalazione di atti a carattere potenzialmente penale», a un'associazione che elenca fra le sette pericolose alcuni gruppi pienamente riconosciuti dalla Chiesa cattolica.

 

 

Chi sarebbe abilitato a stabilire ciò che è "religiosamente corretto"?

Una coppia appartenente alla Comunità religiosa delle beatitudini, una comunità pienamente riconosciuta dalla Chiesa cattolica, chiede l'adozione di un bambino. Il 1 luglio 1998, la Corte d'appello di H... si pronuncia a favore dell'adozione. Ma il pubblico ministero si appella contro la decisione, affermando, in particolare, che «i voti religiosi di povertà, obbedienza e castità», vissuti in una comunità «comprendente uomini, donne e bambini sotto la direzione di un pastore», costituirebbe «un ostacolo alla piena realizzazione futura del bambino» (enunciato della Corte d'appello).

 

(Nota: Il 4 agosto 1999, la Corte d'appello ha rigettato l'appello e confermato l'adozione).Domanda: Nel quadro della legge che viene proposta chi sarebbe abilitato a fornire l'interpretazione giuridica di ciò che è religiosamente e socialmente «corretto»? Spetta all'autorità pubblica stabilirlo (indipendentemente dal rischio di cadere nell'arbitrario)?

 

 

UN ESEMPIO DI DEVIAZIONE DA EVITARE NELLA LOTTA CONTRO LE SETTE

 

 

Come si sa, non è facile stabilire il carattere settario di un gruppo. Questa difficoltà ha portato alcuni a introdurre, con una strumentalizzazione della lotta, necessaria e legittima, contro le sette distruttive, una lotta antireligiosa rivolta anche contro la Chiesa cattolica. Un fatto recente dimostra il rischio non trascurabile di una disfunzione nelle relazioni tradizionalmente armoniose fra la Chiesa e lo stato in regime di separazione.

 

 

Un elenco di "sette"?

 

Un'associazione che lotta contro le sette, il Centro Roger Ikor (o CCMM, Centro contro la manipolazione mentale) ha pubblicato recentemente un Dizionario delle sette (a cura di Annick Drogou e Centro Roger Ikor, edizioni Milan, 1998). In questa lista di «sette» compaiono anche vari gruppi ecclesiali ufficialmente riconosciuti dall'autorità della Chiesa cattolica: Focolarini, Béatitudes, Chemin neuf, Buisson ardent, Communauté chrétienne de formation, e anche Opus Dei, Legionari di Cristo... Inquietanti sono anche le definizioni che vengono date di certe realtà costitutive della fede cristiana, per esempio sotto le voci: dottrina, peccato, confessione, oppure preghiera, contemplazione, conversione. Esse evidenziano il tradizionale modo di pensare dell'Unione razionalista, del Libero Pensiero, della Massoneria nella sua versione atea.

 

Questo nuovo fatto conferma purtroppo che il desiderio di certe persone di servirsi della lotta contro le sette per lottare contro la religione. Nonostante le continue smentite, la strategia non cambia. Ne è prova il reiterato rifiuto da parte delle autorità ufficiali incaricate di trattare il problema sociale rappresentato dalle sette (con l'importante eccezione della Commissione delle leggi del Senato e di un gruppo di parlamentari dell'Assemblea nazionale) di consultare – a differenza di quanto avviene negli altri paesi europei – i rappresentanti delle Chiese e delle grandi religioni. Mentre, in realtà, solo una mobilitazione di tutte le forze del paese, in particolare di tutte le grandi correnti di pensiero interessate, senza escluderne l'una o l'altra per settarismo, potrebbe permettere di trovare un'efficace soluzione umanistica a lungo termine. Non per abbandonarsi a discussioni dottrinali, ma per impegnarsi nella difesa del cittadino e dei più deboli, aiutare le persone coinvolte e instaurare un clima di pace sociale. In particolare, in Francia la laicità non può significare che la Chiesa non avrebbe più spazio per parlare dei problemi essenziali che riguardano la società francese.

 

 

Una circolare ai tribunali

 

Senza dubbio, gli autori del Dizionario delle sette hanno diritto ad esprimere il loro punto di vista: siamo in democrazia. Ma a titolo personale e non a titolo ufficiale. Il 1 dicembre 1998 è stato fatto un nuovo passo che potrebbe avere gravi conseguenze: il Guardasigilli e il Ministero della giustizia hanno inviato una circolare a tutti i tribunali, chiedendo loro di tenersi in stretto contatto con il succitato CCMM (e un'altra associazione, l'UNADFi) per fare inchieste e intraprendere azioni giudiziarie, stabilire il carattere «settario» dei gruppi, «determinare le modalità di segnalazione di atti a carattere potenzialmente penale». Come risultano da questo libro-repertorio, informazioni erronee e tendenziose, (che riguardano anche altri gruppi oltre alle comunità ecclesiali) diventano così un punto di riferimento ufficiale. E al massimo livello, poiché si tratta dell'ultima istanza incaricata di far valere il diritto: la giustizia. Tutto ciò è fonte di grave inquietudine.

 

Stupisce, inoltre, che in regime di separazione, sia l'autorità pubblica a voler definire in ultima analisi ciò che è una buona e una cattiva religione. E questo tanto più quando si tratta di gruppi pienamente riconosciuti dalla Chiesa cattolica. Già l'elenco stilato nel 1996 dal Rapporto, peraltro ultile, della Commissione parlamentare conteneva analoghe caratterizzazioni abusive di certi gruppi etichettati erroneamente come sette, con tutte le disastrose conseguenze che questo ha comportato per i loro membri e le loro attività, dal momento che quell'elenco venne ampiamente diffuso dai mezzi di comunicazione. In quel caso nessuno era stato ascoltato. Nessuno ha potuto ottenere una riabilitazione o una nuova valutazione, poiché nessun organo si sente autorizzato a riprendere in mano il dossier. È un fatto grave in uno stato di diritto, ed è inquietante pensare che esso rischia di ripetersi per altre vie.

 

In realtà, in base al succitato Dizionario delle sette, si possono sottoporre a inchieste, investigazioni e azioni giudiziarie tutti i gruppi ecclesiali che vi sono citati. Il Belgio ha conosciuto una situazione analoga nel 1997, in seguito a un elenco stilato dalla Commissione parlamentare belga sulle sette che già metteva in discussione vari movimenti ecclesiali ufficialmente riconosciuti. L'episcopato belga protestò energicamente e l'elenco, dopo un'animata discussione alla Camera dei rappresentanti, venne infine ritirato.

 

 

POSSIBILITA' DI SOLUZIONE NELLA LEGISLAZIONE REPUBBLICANA TRADIZIONALE

 

 

Accordo sulla necessità di una legislazione

 

La Chiesa cattolica, in nome del suo servizio all'uomo e ai diritti della persona, pur non potendo approvare il testo nella sua forma attuale, concorda pienamente sulla necessità di applicare tutte le disposizioni generali del Codice penale per difendere la società e gli individui da azioni settarie. Indicheremo di seguito esempi concreti e sperimentalmente verificati, riguardo alle molteplici opportunità offerte dai vari codici per lottare contro i gruppi pericolosi, basandosi sulle leggi... ma senza scadere in un'inflazione repressiva, pericolosa per le libertà individuali e soprattutto per la libertà religiosa. Il rispetto delle coscienze e delle libertà, infatti, è un elemento centrale del Vangelo.

 

D'altra parte, la Chiesa cattolica non ignora la possibile esistenza di deviazioni settarie anche all'interno delle sue comunità. Perciò, essa ha adottato specifiche procedure per la difesa delle persone nel suo codice interno, il Codice di diritto canonico, e nei suoi tribunali ecclesiastici, ai quali può ricorrere ogni fedele che si ritenga vittima di pratiche settarie (fra cui la «manipolazione mentale»). Apriremo con onestà questo dossier nella parte finale di quest'articolo.

 

 

L'apporto specifico della Chiesa Cattolica

 

Anche la Chiesa cattolica è impegnata nella lotta contro i comportamenti settari. Essa ha istituito, già trent'anni fa, un apposito Segretariato nazionale al servizio delle vittime e delle famiglie, presente nella maggior parte delle diocesi. Il suo approccio «pastorale» mira a trovare una soluzione anche ai problemi delle sette:

 

– a monte, prestando molta attenzione alle ricerche religiose o alle ricerche di senso presenti in molti adepti;

 

– a valle, assicurando forme di aiuto e di mediazione nei conflitti familiari, e accompagnando gli adepti dopo la loro uscita dalla setta... [La Chiesa] mette a disposizione della soluzione sociale del «problema delle sette» l'esperienza che ha accumulato.

 

 

Per difendersi dalle sette con la legge

 

Siamo indifesi di fronte alle manovre settarie di gruppi e persone che «compiono atti che hanno come scopo o effetto la produzione o lo sfruttamento della dipendenza psicologica o fisica delle persone»? Assolutamente no. La legge protegge il cittadino. Ma bisogna conoscerla e servirsene. Mi capita spesso di farla conoscere alle vittime di perniciosi atti di manipolazione. Infatti, la maggior parte delle persone, e perfino qualche uomo di legge... ignorano gli strumenti di cui si è dotata la legislazione francese per proteggere il cittadino e reprimere gli atti dei propagandisti di gruppi totalitari. Ecco un breve e semplice promemoria dei principali reati per i quali qualsiasi persona può sporgere denuncia (spesso in questo occcorre aiutarla) e chiedere l'applicazione e la protezione della legge.

 

Vi sono anzitutto gli strumenti «del diritto penale generale», che riguardano: truffa, ferite volontarie o involontarie, mancata assistenza a persona in pericolo, violenze sessuali, incitamento dei minori al vizio, esposizione dei minori al pericolo.

 

Vi sono anche gli strumenti «del diritto penale speciale». Per esempio, la costrizione all'esercizio di un determinato culto: contro «coloro che, per vie di fatto, violenze o minacce contro un individuo... l'avranno spinto a praticare o ad astenersi dal praticare un culto» (art. 31, legge del 9 dicembre 1905).

 

L'esercizio illegale della medicina o la violazione del Codice di deontologia medica: «I medici non potranno proporre ai malati come salutari o privi di rischio una medicina o una procedura illusoria o insufficientemente testata» (art. 30).

 

La violazione della corrispondenza: «Il fatto commesso in cattiva fede di aprire, sopprimere, ritardare o nascondere corrispondenze destinate a terzi o di prenderne fraudolentemente conoscenza» (art. 226-16, 1 C.P.).

 

Le telefonate malevole: «Quelle che mirano, con la loro volontaria ripetizione, a turbare la pace altrui» (art. 22-16 C.P.).

 

In certi gruppi totalitari si commettono abitualmente molti reati in questo campo.

 

Ma l'articolo del Codice penale più adatto alla prevenzione della manipolazione mentale – basterebbe solo renderlo più incisivo – è l'art. 313-4 sull'abuso della vulnerabilità: «L'abuso fraudolento dello stato di ignoranza o della situazione di debolezza, sia di un minore, sia di una persona la cui particolare vulnerabilità è dovuta all'età, alla malattia... a una deficienza fisica o psichica..., per obbligare detto minore o detta persona a compiere un atto o ad astenersi da un atto gravemente pregiudizievoli». E le persone morali, pensiamo ai gruppi settari, possono essere dichiarate penalmente responsabili per questo reato e assoggettate a pene complementari (art. 319-9 C.P. 131-9).

 

Questo è solo un campionario dei casi e degli articoli del Codice che ho più spesso occasione di far conoscere alle vittime. Ma esso basta a dimostrare che esiste un sufficiente arsenale giuridico per lottare efficacemente, a condizione di conoscerlo e applicarlo, contro i comportamenti settari. La sua rigorosa applicazione non metterebbe assolutamente in pericolo le libertà di associazione, di pensiero e di coscienza.

 

Queste considerazioni possono utilmente ricordarci che anche noi, in quanto Chiesa, dobbiamo usare la nostra legislazione interna quando dei gruppi al nostro interno presentano, come ogni gruppo umano, delle deviazioni settarie. Mi riferisco al Codice di diritto canonico, che è la protezione del debole. In particolare, come vedremo, ogni fedele che si ritiene vittima di queste pratiche può ricorrere ai tribunali ecclesiastici che sono i garanti di queste norme. Forse si dovrebbe imboccare più regolarmente questa strada prevista dalla Chiesa a partire dalla sua esperienza millenaria.

 

 

VERSO UN OSSERVATORIO INDIPENDENTE

 

Per la soluzione di questo problema sociale sembra indispensabile fare appello a tutte le parti coinvolte, senza escluderne alcuna: autorità politiche e giudiziarie, associazioni di difesa, ricercatori nel campo delle scienze umane, senza dimenticare i rappresentanti delle grandi religioni, delle correnti di pensiero e dei diritti dell'uomo, che esistono in molti paesi. In particolare, sarebbe importante istituire un osservatorio indipendente, formato da delegati debitamente autorizzati di queste varie istanze, per fornire un'informazione multidisciplinare rigorosamente oggettiva (accanto alla già costituita Missione interministeriale di lotta alle sette, che ha altri obiettivi). Osservatori del genere esistono già in Belgio, Svizzera, Inghilterra e Austria. E il Consiglio d'Europa ne raccomanda vivamente l'istituzione: «È fondamentale poter disporre di un'informazione affidabile su questi gruppi, un'informazione che non derivi esclusivamente né dalle stesse sette, né da associazioni di difesa delle vittime delle sette, e diffonderla ampiamente a livello di opinione pubblica, dopo che le persone in questione sono state debitamente ascoltate riguardo all'oggettività di tali informazioni» (Raccomandazione n. 1412, 1999).

 

Così si preserverebbero in una società democratica i due beni preziosi che sono la libertà religiosa e la nostra laicità alla francese. Nessuno dubita che tale sia il desiderio di tutti i responsabili del bene comune.

 

 

DEVIAZIONI SETTARIE NELLA CHIESA CATTOLICA?

 

 

Interrogazione

 

Da qualche tempo i mezzi di comunicazione parlano di «sette all'interno della Chiesa». Quest'accusa riguarda un insieme variabile di gruppi, che va da movimenti e comunità sorti di recente – di diritto diocesano o di diritto pontificio, e canonicamente riconosciuti dalla Chiesa – ad associazioni o collegamenti attorno a persone o rivelazioni private, in un contesto religioso frantumato. In modo più discreto, approfittando di questa situazione, tale processo viene messo in atto da certi ambienti di un rinascente anticlericalismo che equipara, in particolare, i voti evangelici a «deviazioni settarie», mettendo in discussione i diritti dell'uomo, la tradizione repubblicana e le acquisizioni dell'Illuminismo.

 

Anche certi responsabili della Chiesa vengono interrogati da famiglie preoccupate per i cambiamenti che riscontrano in una persona cara, che esse attribuiscono al suo ingresso in una certa comunità religiosa o alla frequentazione di qualche nuovo gruppo. Alcune di queste famiglie si riuniscono e ritengono di dover citare in giudizio tali gruppi o comunità, o perlomeno di allertare i mezzi di comunicazione. Gli ambienti che lottano contro le sette premono sulla Chiesa perché «faccia pulizia» in casa propria, minacciando in caso contrario di «farla al suo posto».

 

Ma si viene interrogati anche da comunità che si sentono ingiustamente diffamate perché incomprese, specialmente quando vengono indicate come sette in certi elenchi ufficiali (come, ad esempio, nel Rapporto della Commissione parlamentare francese del 10 gennaio 1996 e nell'Inchiesta parlamentare della Camera dei rappresentanti del Belgio del 28 aprile 1997). Il numero dei dossier non diminuisce. Perciò è importante procedere a una rassegna delle situazioni e delle possibili soluzioni da proporre alle persone direttamente interessate.

 

 

1. LE SITUAZIONI

 

Le deviazioni all'origine delle querele o delle inquietudini riguardano questioni relative a:

 

– le persone (libertà individuali, rispetto del foro interno, denaro, protezione sociale, patrimonio, impegni e voti, vita di coppia, vita di famiglia);

 

– le relazioni delle religiose con le famiglie, che vengono percepite come un taglio troppo netto o innaturale;

 

– i bambini (autorità genitoriale e comunitaria, stile di vita, scolarizzazione);

 

– i fondatori e i responsabili (autorità, potere e contro-potere, formazione, seguito nella Chiesa);

 

– il funzionamento del gruppo, l'ingresso nella comunità (condizioni di ammissione) e l'uscita dalla comunità (modalità di distacco);

 

– le relazioni con la società civile (statuti, legislazione e protezione sociale, fiscale);

 

– l'ecclesialità: relazione con la Chiesa locale, con i suoi servizi (inserimento e articolazione); articolazione fra relazione con la diocesi e relazione con Roma.

 

 

Le accuse e le deviazioni sono diverse

 

– Alcune sono tipiche della realtà comunitaria in sé, altre sono legate alla specificità dei movimenti di Risveglio nel cristianesimo...

 

– Alcune riguardano l'ecclesiologia, altre il rispetto dei diritti umani e della legislazione francese.

 

– Molte non hanno carattere penale. Sono piuttosto assimilabili alle deviazioni settarie tipiche del militantismo religioso e dell'appartenenza a un gruppo confessante (esclusivismo, indottrinamento, elitismo, manicheismo, proselitismo, tensione con la famiglia).

 

Ciò significa che:

 

– non si tratta di gruppi totalitari e ingannatori (come lo sono le sette criminogene abitualmente denunciate);

 

– questi gruppi credono di agire bene e in nome di Dio (perciò sarebbe opportuno cercare delle soluzioni a partire da questa logica);

 

– una sana antropologia, inquadrata da un'ecclesiologia di comunione, sanerebbe queste situazioni;

 

– quando si è ricorsi a un mediatore, si sono potuti stabilire dialoghi franchi e amichevoli su questi punti con i gruppi in questione.

 

 

Il problema cruciale dei ricorsi

 

Le persone che devono sporgere querela sono in difficoltà. La maggior parte delle persone che hanno questo genere di problemi li tengono per sé. In genere non sanno a chi rivolgersi. Non possono rivolgersi ai gruppi in questione, che normalmente fanno quadrato contro queste accuse. E non sanno nulla delle istituzioni e dei meccanismi della Chiesa. D'altra parte, persone che si sono coinvolte completamente sul piano affettivo e spirituale con la comunità fanno fatica a sporgere querela, perché questo le riconduce continuamente alle loro delusioni e alla loro credulità. Infine, fanno fatica a sporgere querela di fronte all'autorità responsabile nei riguardi di una comunità ufficialmente riconosciuta da questa stessa autorità, diocesana o romana.

 

Esse non sono animate da desiderio di vendetta, ma vogliono impedire che altre persone soffrano ciò che esse hanno sofferto. Esse desiderano anche essere ascoltate e accolte dalla «grande Chiesa». Spesso è proprio perché non sono riuscite a esprimere la loro sofferenza che vanno purtroppo a «gridarla» altrove e che molte di loro sono tentate di interessare al loro caso i media o altre autorità.

 

 

Ma a quale porta bussare? A quale autorità nella Chiesa rivolgersi?

 

Al responsabile o al fondatore della comunità? Al vescovo diocesano, al vescovo che ha riconosciuto all'inizio la comunità? Alla Congregazione dei religiosi, al Consiglio per i laici? Agli uffici diocesani? Alla nunziatura apostolica? La responsabilità ecclesiale (soprattutto per quanto riguarda i nuovi gruppi) è molto diversificata, soprattutto agli occhi del profano, come lo sono anche le autorità a cui presentare i ricorsi.

 

 

2. SOLUZIONI POSSIBILI

 

 

Regolamentazioni fondamentali

 

Le nuove comunità hanno l'opportunità di disporre in seno alla Chiesa di molti strumenti regolativi: magistero, tradizione, diritto canonico, esperienza delle altre comunità. Sembrerebbe utile favorire queste regolamentazioni. Sarebbe soprattutto interessante che gli ordini e le congregazioni dei religiosi e delle religiose che hanno alle spalle una storia, una riflessione e un'esperienza consolidate la mettessero a disposizione di questi gruppi. Fra la loro nascita e il loro riconoscimento, essi potrebbero essere consigliati, aiutati, da un consiglio di «saggi».

 

Si osserva, ad esempio, che certe difficoltà con le famiglie dipendono dal fatto che una determinata comunità ha adottato una spiritualità del XIX secolo, andata perduta nel XX secolo.

 

Nell'immediato si possono consigliare alle persone dei ricorsi che tengano conto di questa progressione:

 

– informare anzitutto il responsabile del gruppo, della comunità;

 

– ricorrere al vescovo del luogo;

 

– ricorrere a Roma, alla Congregazione degli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica o al Consiglio per i laici.

 

Più specificamente si consiglia di ricorrere al tribunale ecclesiastico (ufficio diocesano o regionale) per istruire il dossier, a carico e a discarico, ascoltando gli interessati. Alla fine, la sentenza può andare dalla non condanna alla riparazione in caso di dolo o all'intimazione ai responsabili di cambiare una determinata pratica deviante o delittuosa. Alcuni di questi organi cominciano già a funzionare insieme ad altri servizi ecclesiali, come organi neutrali e ben disposti, luoghi di parola e di ascolto, in cui si accolgono le persone che intendono sporgere querela o che soffrono, si raccolgono le loro testimonianze e le loro domande. È senz'altro un servizio da sviluppare ulteriormente.

 

 

3. CRITERI DI DISCERNIMENTO DI EVENTUALI DEVIAZIONI SETTARIE

 

Come si può capire, si tratta di una materia delicata, poiché l'azione da compiere presenta due aspetti apparentemente contrapposti. Si tratta di difendere i gruppi cattolici accusati ingiustamente e di fare al tempo stesso «pulizia», individuando le deviazioni esistenti. Ma, vista la situazione attuale, c'è una certa urgenza.

 

 

Alcune considerazioni preliminari

 

Come ogni gruppo umano, certe comunità vecchie e nuove della Chiesa cattolica, denunciate come comunità con tendenze settarie, possono essere ritenute tali se si è in grado di fornire un dossier fondato... Occorre in ogni caso rispettare nella denuncia certe regole di giustizia, di discernimento e di buon senso:

 

– I gruppi riconosciuti dalla Chiesa sono sottoposti anzitutto alla vigilanza pastorale del vescovo, e sarebbe opportuno ascoltare almeno quest'ultimo (soprattutto quando l'accusa viene collettivamente respinta) prima di gettare il sospetto su un determinato gruppo. Il primo ricorso di una famiglia o di una persona contro un gruppo, se è giustificato, può essere rivolto – ricordiamolo ancora una volta – al Tribunale ecclesiastico diocesano, che ha competenza ed esperienza in materia.

 

– La Chiesa cattolica possiede il suo diritto interno – il diritto canonico (che è la protezione del debole) – per regolare il funzionamento dell'autorità e quello del gruppo.

 

– Le deviazioni sempre possibili in un gruppo possono essere dovute a una persona particolare, che deve in questo caso essere denunciata; non ne consegue che tali deviazioni siano imputabili collettivamente all'istituzione cui la persona appartiene.

 

– L'intensità di un'adesione, le rinunce che essa comporta, il carattere emotivo degli incontri del gruppo, anche sorprendenti, non sono per ciò stesso segni di manipolazione mentale. Per essere «normali» non è necessario adeguarsi a tutti i meccanismi e a tutte le scelte della società cosiddetta «normale» o alla sua componente puramente razionale; altrimenti bisognerebbe condannare tutti i mistici.

 

Alcuni criteri di discernimento per individuare le «tendenze settarie» e distinguere fra i gruppi:

 

1. Come funziona il potere? A chi appartiene? Chi lo ha affidato al leader? Qual è il suo raggio d'azione (deborda sul foro interno)? È controllato e come? La deviazione settaria si chiama oppressione.

 

2. Come circola il sapere? Chi detiene l'informazione nel gruppo? Che posto viene dato alla parola di ciascuno? È solo il leader a «sapere»? Il gruppo ha sempre la certezza di aver ragione contro chiunque, si sente investito della missione di dare lezioni a tutti gli altri gruppi (ecclesiali, ad esempio)? Le deviazioni settarie si chiamano sufficienza e indottrinamento.

 

3. Come viene gestito l'avere? Da dove viene il danaro, chi lo controlla e dove finisce? Il membro ritrova dei mezzi per vivere se lascia il gruppo? La deviazione si chiama sfruttamento.

 

4. Come vengono vissute le relazioni:

 

– nel gruppo (libertà di scambio fra i membri e rispetto dell differenze)?

 

– con gli altri gruppi (ecclesiali, per esempio)? Il gruppo pensa di bastare a se stesso, è centrato sul proprio sviluppo? La deviazione si chiama chiusura.

 

Ogni gruppo, religioso e non, ma anche ogni comunità ecclesiale potrebbero utilmente confrontarsi con questi criteri.

 

 

NOTE

 

(1) Ne faccio parte io stesso fin dalla sua fondazione, perché, indipendentemente dalla deviazione che qui segnalo, essa svolge un ruolo utile nella società. Ne do un esempio alla nota 4.

 

(2) Il libro prende alcune precauzioni per tutelarsi sul piano giuridico. In caratteri piccolissimi si afferma, a p. 28, che certe religioni e scuole filosofiche sono state ricordate perché «pur non essendo settarie in se stesse, sono indispensabili per comprendere la deviazione settaria che si realizza a partire da esse». Allo stesso modo si può supporre, in base a un'espressione utilizzata a p. 18, che la selezione e le definizioni dei termini religiosi riguardi «parole che ricorrono continuamente nella letteratura settaria». Ma nessuno leggerà queste note ambigue, scritte in caratteri minuscoli, e il Dizionario delle sette sarà da tutti considerato, come esso si autodefinisce, un dizionario completo, rigorosamente e ufficialmente informato, sulle «sette» presenti in Francia. Le recensioni sui mass-media lo confermano.

 

(3) Qualcuno potrà anche stupirsi di vedere scelte simili associazioni di cittadini per denunciare con accuse così gravi altri gruppi di cittadini.

 

(4) Si leggerà utilmente P. Pignier, Sectes. la foi vous protège. Servez-vous de la foi, éditions du CCMM, 138 av. Félix-Faure, 75015 Paris.