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Presentazione del n. 108 di Quaderni Radicali (speciale agosto 2012) - “InGiustizia”
Sala stampa Camera dei Deputati

Roma, 2 Agosto 2012

Recensione di Raffaella Di Marzio 



Oggi ho partecipato alla Conferenza Stampa di presentazione di Quaderni Radicali che si  è tenuta nella Sala Stampa della Camera dei Deputati. ll numero 108 di Quaderni Radicali, curato da Giuseppe Rippa, ha un titolo che parla da solo: InGiustizia. 
 
Nel sito della Rivista  viene illustrato il significato del prefisso privativo che esplicita "la gravità delle patologie della “questione giustizia” in Italia. Patologie che aggrediscono più fronti: dalla vita insostenibile dei carcerati ai guasti irrimediabili sulle istituzioni. Lo stesso ordine della magistratura, sottoposto a devastanti lotte di e per il potere, ha assunto fisionomie irrintracciabili altrove nel mondo. Il sistema giustizia è arrivato a livelli di assoluta controproduttività con drammatici riflessi sul sistema Paese nel suo complesso, che pregiudicano investimenti e condizioni del vivere civile".

Durante la Conferenza si sono succeduti gli interventi di alcuni degli autori dei quali ho apprezzato la sensibilità comune verso il problema dell'InGiustizia, che è ormai drammaticamente dilagante nel nostro Paese e della quale quasi nessuno sembra volersi curare.

In particolare vorrei segnalare due interventi, a cominciare da quello del Direttore Giuseppe Rippa. Nel suo contributo "La questione giustizia" egli, facendo una disamina della situazione catastrofica della giustizia in Italia, mette l'accento sulle sue conseguenze, a livello economico e politico,  e anche a livello individuale mettendo in evidenza cosa significhi questa crisi per le singole persone di volta in volta colpite. 

Rippa scrive che: "...sono milioni gli italiani che hanno avuto modo di entrare nei tribunali ed è diffusa la sensazione, non solo tra gli addetti ai lavori, che il sistema, così come è oggi, volendo tutto regolare e tutti perseguire, non sia in grado di tutelare i deboli e faccia il gioco dei forti. La presunzione di non colpevolezza, oltre che principio costituzionale, è criterio di civiltà e la sua attuazione piena dovrebbe fungere da vero filtro delle imputazioni azzardate, quelle imputazioni che, se protratte nel tempo anche contro l'evidenza, comportano costi economici rilevanti, senza contare la tragedia delle vite rovinate senza possibilità di pieno risarcimento" (p. 14). 

Un altro interessante contributo è stato quello di Luigi Rintallo "L'emergenza democratica della giustizia italiana", che ha ripercorso la storia degli ultimi decenni, a cominciare dall'inchiesta di Mani Pulite. L'autore ha, tra le altre cose, affermato quanto sia deleterio il ruolo dei media nella questione giustizia: "L'insana relazione con i media costituisce oggi per la magistratura tutta la fonte di inquinamento più nociva per il suo corretto operato. Quando le inchieste si concludono prima ancora che inizino negli uffici giudiziari, perchè titoli o trasmissioni tv hanno allestito processi fittizzi è chiaro che l'indipendenza del giudice cessa di esistere. Con il collaudato meccanismo di propagazione mirata di notizie, attraverso la collaborazione di testate e giornalisti di riferimento si è creata di fatto una sorta di falange imbattibile che può contare su un potere assoluto e incontrollato, del tutto anomalo in un sistema che voglia continuare a definirsi democratico"(p. 24). 

Nella sezione denominata "Tessere di Domino", è stato pubblicato un articolo molto interessante di Camillo Maffia "Discriminazione religiosa: problema sociale o mediatico?" (p.164). L'autore mette in evidenza varie situazioni discriminatorie sia in Italia che all'estero di cui sono vittime etnie, gruppi religiosi, culti minoritari ecc. 

Poichè questo è l'ambito di cui mi occupo e al quale ho dedicato una sezione di questo sito, ho molto apprezzato la chiarezza dell'autore nel descrivere il fenomeno dell'etichettamento di culti minoritari e le conseguenze nefaste di "alleanze" tra esponenti di religioni di maggioranza e squadre di polizia. 

A questo proposito egli scrive: "Lo stesso è avvenuto con altri gruppi religiosi, dal celebre caso dei Testimoni di Geova accusati di fare esorcismi (vietati dal loro stesso credo) su una dodicenne fino ai Bambini di Satana di Marco Dimitri, ovviamente tutti assolti. Meno noti i casi più recenti, quelli in cui la polizia prima e la Squadra Antisette poi, nella ricerca dei colpevoli di crimini irrisolti, ha usufruito delle consulenze di appartenenti alla confessione maggioritaria, i quali hanno cercato di guidare i sospetti verso gruppi religiosi minoritari, spesso persino inesistenti, con esiti più o meno gravi a seconda dei singoli casi (Firenze, Pescara, Bari). Questi esempi devono portarci a una riflessione seria, perché la nostra civiltà è sempre più permeata dai media e dalla comunicazione. Se la genesi sociale dei problemi d’integrazione viene meno in favore di una origine puramente mediatica e propagandistica di fenomeni d’intolleranza e di paura dell’altro, l’attuale tendenza a cercare soluzioni all’interno della società che caratterizza giustamente le politiche dell’inclusione territoriale diviene inadatta ad affrontare problemi di stigmatizzazione religiosa le cui cause sono estranee alla collettività e legate invece a un’immagine pilotata sia della maggioranza che della minoranza"(p.167). 

Poichè la Conferenza è stata molto interessante e tutti i relatori hanno fornito diverse e complementari prospettive toccando temi strettamente collegati con l'InGiustizia, come quello del sovraffollamento carcerario, della carcerazione preventiva e dei diritti umani violati all'interno delle carceri italiane, ne consiglio vivamente  l'ascolto integrale su Radio Radicale:
 
 

 
Data l'importanza e l'attualità del tema affrontato da Quaderni Radicali invito tutti gli interessati a richiedere il numero secondo le indicazioni del sito web: