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Agenzia Radicale, Venerdì, 10 Gennaio 2014

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. Tale diritto include la libertà di appartenere ad una religione o a qualsiasi credo a propria scelta. Include il diritto di non credere ad alcuna religione”: è quanto stabilito nell'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei diritti umani.

Ma, come spiega il Rapporto annuale appena pubblicato da Human Rights Frontiers (HRWF), sono stati ancora centinaia i prigionieri detenuti nel 2013 a causa di leggi che proibiscono o restringono i loro diritti fondamentali di libertà di religione e di credo.

Ventiquattro paesi sono stati indicati come oppressivi riguardo alle libertà dei credenti: Armenia, Azerbaigian, Cina, Eritrea, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kurdistan, Laos, Libia, Marocco, Nagorno Karabakh, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Corea del Sud, Sudan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam.

Ad esempio, nella Cina comunista tutti i gruppi religiosi sono obbligati a registrarsi ad un' organizzazione religiosa controllata dallo stato per ottenere il permesso di svolgere attività legali che non devono deviare dalle dottrine approvate dallo stato.

I prigionieri per motivi religiosi o di credo in Cina appartengono a gruppi che non sono riconosciuti dallo stato (chiese Protestanti domestiche), sono bandite come 'culti malvagi' (Falun Gong), dichiarano lealtà a leader spirituali che vivono fuori dalla Cina (la Chiesa Cattolica Romana fedele al Papa e i Buddisti tibetani fedeli al Dalai Lama) o sono sospettate di separatismo (musulmani Uiguri e Buddisti tibetani).

Il rapporto di HRWF documenta diversi arresti di massa ed un' ampia gamma di casi individuali di credenti di ogni fede che scontano una pena detentiva[...].


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