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Considerazioni sui lavori dell’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa sul "Rapporto Salles"

Cinque Domande e una Proposta

 

Articolo di Raffaella Di Marzio

 

Leggi anche la Recensione della Discussione


 

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Premessa

Il 10 Aprile 2014 l’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa ha rifiutato la Raccomandazione proposta dal deputato francese Rudy Salles, finalizzata a “proteggere i minori dagli abusi delle sette”, e ha approvato la relativa Risoluzionedopo averla fortemente emendata, tanto da far dire allo stesso Salles che la risoluzione votata dall’Assemblea non era più quella che lui aveva proposto poiché era stata del tutto “snaturata” dai 42 emendamenti presentati dalle opposizioni.

Di questa importante discussione i media non hanno parlato. Perfino il telegiornale del Consiglio d’Europa, che riferisce sui lavori settimanali dell’Assemblea, non ha fatto alcun accenno a questa discussione, mentre ha riferito delle altre, su diversi argomenti,  tenutesi nella medesima settimana.

Anche in Italia silenzio assoluto, con due eccezioni: Agenzia Radicale e il Corriere della Sera. Anche il “non dire” significa qualcosa: non parlare di un determinato argomento significa sottrarlo al pubblico scrutinio e, quindi, alla critica. Purtroppo per qualcuno, questa strategia funziona bene con i media prezzolati (cioè quasi tutti) ma non con le ONG e le associazioni che monitorano le violazioni dei diritti umani, che, invece, hanno fatto di tutto per gettare luce e smascherare quello che stava succedendo nel Consiglio d’Europa.

Dopo aver seguito in diretta i lavori dell’Assemblea, che ho recensito nell’articolo Rapporto Rudy Salles: Discussione al Consiglio d’Europa, e dopo aver esultato per la vittoria che le ONG e i cittadini europei hanno ottenuto con questa bocciatura della politica francese contro le “sette”, rimangono tuttavia senza risposta alcune domande importanti che lasciano comunque l’amaro in bocca, perché questa vittoria non mette del tutto al sicuro le minoranze religiose e spirituali da altri provvedimenti legislativi draconiani e discriminatori.

 

Cinque domande per la Presidenza del Consiglio d'Europa

Il pericolo esiste ancora, a meno che non si riesca a dare una risposta chiara ad alcune domande e, di conseguenza, a impedire che un simile attentato alle libertà civili e democratiche possa ripetersi. I “Rudy Salles” seduti nei parlamenti degli Stati membri sono sempre pronti a riprovarci, quando nessuno se lo aspetta, e questo può avvenire a causa dell’ignavia, l’ignoranza e/o la malafede anche di chi ha dato mandato a Salles di preparare la bozza del suo rapporto, allegato alla risoluzione e alla raccomandazione: “La protezione dei minori contro gli eccessi delle sette” 

Durante l’Assemblea più di una volta il deputato francese ha detto che il Consiglio d’Europa lo aveva incaricato di preparare il rapporto “La protezione dei minori contro gli eccessi delle sette”. Il suo, dunque, NON era un mandato della Francia, ma un mandato del Consiglio d’Europa. In questo modo ha risposto alle obiezioni di altri deputati (non francesi) fondate sul fatto che il suo rapporto non era altro che il tentativo di esportare in Europa l’antireligiosa politica francese contro le setteDunque, ritengo che sia prima di tutto necessario chiedersi:

1° DOMANDA: Perché il Consiglio d’Europa ha incaricato proprio Rudy Salles?

Il secondo elemento per me incomprensibile, emerso durante la discussione, è che nel titolo del rapporto, nel corpo dello stesso, nella risoluzione e nella raccomandazione, non ancora emendati, compariva molto spesso la parola “setta”. Un termine, questo,  che la Raccomandazione 1412/1999 del Consiglio d’Europa  ha espressamente vietato di utilizzare perché discriminatorio e stigmatizzante per le minoranze, indicando un’altra terminologia più consona per indicare i gruppi in questione. Dunque mi chiedo:

2° DOMANDA: Come ha potuto, la Commissione competente, approvare e far arrivare in Assemblea questo rapporto e le relative bozze di risoluzione e raccomandazione, pur essendo in totale contraddizione con un Rapporto precedente dello stesso organo, cioè il Consiglio d’Europa?

La terza considerazione vorrei farla sulla rappresentatività dell’Assemblea a cui ho assistito il 10 aprile scorso.  Su 318 membri ne erano presenti poco più di 50. L’impressione che ho ricavato da tutta la discussione è che l’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa, in quella circostanza, si stava comportando come una succursale dei parlamenti belga e francese. Le decisioni prese, però, avrebbero avuto valore generale e sarebbero state trasmesse agli Stati membri come se fossero state prese dalla maggioranza dei deputati di tutti i 47 Stati membri. Da questa riflessione deriva la mia terza domanda:

3° DOMANDA: Come è possibile che simili decisioni, nelle quali sono messi in gioco i diritti fondamentali dell’uomo, vengano prese con una così esigua minoranza di parlamentari, per giunta in gran parte rappresentanti dello stesso Stato membro, ripetutamente condannato dalla CEDU per violazioni dei diritti delle minoranze religiose?

Un’ultima considerazione importante. Nel corso della discussione due deputati francesi hanno fatto delle dichiarazioni gravissime sulla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, una delle Istituzioni che fa parte del Consiglio d’Europa. Il deputato Michel ha definito la CEDU come “liberale e poco affidabile”, mostrando di non gradire le sentenze che hanno condannato ripetutamente la Francia per le violazioni dei diritti umani verificatisi proprio a causa della politica antireligiosa del suo paese. Da parte sua Salles, il relatore, non ha avuto alcuna remora a criticare così la CEDU  nel suo rapporto:

La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di “sette” potrebbe essere descritta come molto liberale. Come prima cosa, la Corte si trattiene dal fornire una definizione di “sette” e riconosce l’esistenza delle minoranze religiose in generale. Secondo, la Corte non ha mai emesso sentenze sulla questione della proibizione di un qualsiasi movimento religioso. Anche quando vengono sottoposte alla Corte prove relative alle pratiche delle sette che sarebbero punibili in base alla legge penale, essa si limita (non potendo fare altro a causa del suo ruolo molto specifico) ad analizzare la liceità, la necessità e proporzionalità delle misure prese dalle autorità nazionali

Ascoltando e leggendo queste affermazioni dei due deputati francesi mi sono fatta questa domanda:

4° DOMANDA: Come è possibile che un rapporto in cui il deputato francese Salles fa queste affermazioni “sanzionatorie” verso la CEDU, accusata di essere troppo “liberale”, sia arrivato in Assemblea?

E soprattutto:

5° DOMANDA: Come è possibile che le medesime affermazioni, ribadite in Assemblea dal deputato francese Michel, non abbiano sollevato una valanga di proteste, prima di tutto dal Presidente di turno?

E’ mia convinzione che, se non riusciremo a ottenere risposte esaurienti a queste e altre domande, non riusciremo a evitare che altri rapporti come quello di Salles vengano riproposti anche in futuro, e, grazie all’ignavia di molti, giungano in Assemblea, non appena il clamore delle decine di migliaia di firme  raccolte e della mobilitazione di oltre ottanta tra ONG ed esperti del settore, si sarà placato.

Questo potrebbe accadere, a mio avviso, poiché mi sembra di capire che la “testa della piovra” non si trovi a Strasburgo e che quello che ho visto all’opera nel Consiglio d’Europa il 10 aprile 2014 sia solo uno dei numerosi tentacoli.

 

Il Consiglio d’Europa promuove ciò che dovrebbe proibire?

Sul sito del Consiglio d’Europa si legge:

Il Consiglio d’Europa promuove la libertà di espressione e dei media, la libertà di riunione, l'uguaglianza e la protezione delle minoranze. Ha lanciato campagne su questioni quali la protezione dei bambini, il discorso dell’odio su Internet, e i diritti dei Rom, la minoranza più grande d’Europa. Il Consiglio d’Europa aiuta gli Stati membri a combattere la corruzione e il terrorismo e a intraprendere le riforme giudiziarie necessarie. Il suo gruppo di esperti di diritto costituzionale, conosciuto come la Commissione di Venezia, offre consulenza legale ai paesi di tutto il mondo

Guardando la seduta del 10 aprile 2014 ho avuto l’impressione di assistere alla riunione sbagliata. In realtà l’Assemblea plenaria si stava occupando di emendare e approvare una risoluzione e una raccomandazione che non riguardavano la difesa dei diritti dei bambini in tutti i contesti sociali, inclusa la famiglia, quanto, piuttosto, l’istigazione a discriminare le minoranze religiose etichettate come “sette”, contravvenendo persino a una sua  precedente raccomandazione.

L'oggetto della discussione erano presunti abusi o eccessi che si verificherebbero all'interno di presunte "sette", senza alcun dato o specificazione a riguardo. Il relatore non è stato in grado di fornire una definizione di "setta" o di "eccessi" o di chiarire perchè sarebbe necessario proteggere i bambini dagli abusi che si verificano dentro le minoranze religiose e non dentro le religioni istituzionali ...

Oltre a queste considerazioni, che rendono il Rapporto Salles assolutamente inaffidabile, c'è anche il parere della stessa MIVILUDES che, nel 2009, nel suo rapporto sulle sette, dopo aver fatto una ricognizione dell'incidenza degli abusi a danno dei bambini nelle "sette" in Europa, conclude che nel Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca, Italia, Portogallo, Olanda, Grecia, Irlanda, Romania, Polonia, Lituania, Finlandia, Albania, Malta e Lussemburgo, non vengono segnalate attività criminali particolari e non si evidenzia un problema reale che riguardi il fenomeno specifico di abusi sui bambini nelle "sette".

 

Una Proposta

In verità, la mia opinione è che, per tener fede alle sue vere finalità, il Consiglio d’Europa, dovrebbe invece incaricare qualche deputato di preparare un rapporto con un titolo di questo genere: “La protezione delle minoranze religiose contro gli eccessi delle organizzazioni antireligiose in Europa”. Questo Rapporto, a differenza del rapporto Salles, conterrebbe informazioni attendibili, dati incontrovertibili, casi concreti di discriminazione, allarmismo e stigmatizzazione ai danni di diverse minoranze religiose in Europa.

Il Rapporto avrebbe anche il supporto di documenti, sentenze di tribunale e studi sul campo effettuati, solo per fare un esempio, da Human Right Without Frontiers, che svolge da molti anni un’ incessante opera di denuncia contro le violazioni della Libertà di Religione o Credo (Freedom of Religion or Belief - FORB). HRWF si occupa, infatti, come è giusto che sia, delle discriminazioni che avvengono a danno di tutti i gruppi religiosi, specialmente quando essi sono "minoranza" in determinati contesti.

Il Consiglio d’Europa potrebbe dunque attingere ai dati raccolti negli ultimi anni da attivisti dei diritti umani nella maggior parte dei paesi membri e verificare come i bambini possano divenire vittime in contesti molto diversi tra loro, anche a causa di campagne antireligiose che impediscono ai loro genitori di esercitare il diritto all’educazione dei figli o che sottraggono con la forza e senza alcuna ragione i bambini ai loro genitori.

Spero che qualcuno dei deputati presenti durante l’Assemblea Plenaria che, in modo encomiabile, si sono prodigati per emendare la risoluzione e opposti all’approvazione della raccomandazione Salles, raccolga questo suggerimento. Ci sono 12.365 cittadini europei, firmatari della petizione contro il rapporto francese, che sarebbero felici di sostenerli in questa iniziativa.

 


 

PER APPROFONDIRE

Discussione al Consiglio d’Europa - Recensione

"Derive settarie", a rischio la libertà religiosa

Abusi sulle minoranze religiose: il modello francese

Alliance Defending Freedom contro Rapporto Salles (Traduzione)

Lettera a Brasseur sul Rapporto di Rudy Salles (Traduzione)

Minori e eccessi nelle sette

Preoccupazione per il Rapporto Salles su "sette" e minori