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Articolo di Raffaella di Marzio

12 Agosto 2014

Riproducibile solo integralmente con citazione di autore e fonte (dimarzio.info) 

Leggi la versione in INGLESE e FRANCESE


Il 28 Luglio il Santo Padre si è recato in visita ad una comunità pentecostale di Caserta. Nel corso dell'incontro il Papa ha chiesto scusa per quanto alcuni cattolici, tra i quali anche esponenti della gerarchia, hanno fatto contro i pentecostali durante  il regime fascista. Il Discorso del Papa si può leggere anche sul Sito del Vaticano.

Vaticaninsider titola l'articolo su questo evento Quel «mea culpa» soft di Francesco verso gli evangelici

Ma cosa ha detto il Papa?

Riprendo la sintesi dallo stesso articolo: 

Le scuse di Papa Bergoglio alla comunità pentecostale riguardano in particolare quanto accaduto durante il fascismo, quando i pastori vennero deportati, le chiese distrutte e questi sparuti movimenti evangelici dichiarati «nocive all'identità fisica e psichica della razza» italiana. Nel silenzio di molti ecclesiastici di allora e persino grazie alle denuncia da parte di qualche parroco all'Ovra, la polizia segreta del regime. Leggi e provvedimenti varati da cristiani, da battezzati. E Francesco intende anche contenere l'uso esagerato che da parte cattolica si è fatto della parola «setta», per indicare alcune di queste nuove realtà.traettino

Massimo Introvigne nel suo articolo La circolare Buffarini-Guidi e le scuse del Papa ai Pentecostali chiarisce meglio a quali episodi ci si riferisce e cosa accadde nel periodo fascista:

Il riferimento è alla circolare del 9 aprile 1935 del sottosegretario all'Interno Guido Buffarini-Guidi (1895-1945), oggetto frequente di polemiche protestanti per i suoi accenni a presunti pericoli per «l'integrità fisica e psichica della razza» del modo di pregare pentecostale. Lo stile non stupisce in Buffarini-Guidi, che sarà poi uno dei teorici del razzismo italiano.

Ma stupisce - e la storiografia lo ha purtroppo messo in luce in modo inconfutabile - il sostegno alla circolare del 1935 di vescovi cattolici italiani, alcuni dei quali ebbero un ruolo anche nella sua genesi. In effetti, nel 1934 la Segreteria di Stato vaticana trasmise al governo italiano una nota, sembra redatta da vescovi diocesani italiani, dove si leggeva tra l’altro:

«Particolare segnalazione meritano i pentecostali o tremolanti. Nelle loro adunanze, gli adepti sono eccitati fino al parossismo, con grande pericolo soprattutto per le donne e i bambini. Per accertarsi basterà inviare un medico psichiatra a fare, senza preavviso e cautamente, un sopralluogo nella loro sede di via Adige 20, in Roma. Gli stessi protestanti non approvano il loro sistema (…). È bene tenere presente che la legge italiana ammette culti diversi dalla religione cattolica, ‘purché non professino principi e non seguano riti contrari all’ordine pubblico e al buon costume’. Quindi non si comprende come il culto pentecostale continui ad essere ammesso in Italia. (...) Sua Eccellenza il capo del governo, nel gran discorso alla seconda assemblea quinquennale del regime del 18 Marzo ultimo scorso, ha dichiarato: ‘L’unità religiosa è una delle grandi forze di un popolo. Comprometterla e anche soltanto incrinarla è commettere un delitto di lesa nazione’. Questa categorica affermazione, che vuol essere un programma di condotta per tutte le autorità dello stato, resterebbe sterile se ad un delitto così grave e così autorevolmente qualificato non corrispondessero nella legislazione misure convenienti a prevenirlo e a reprimerlo. Per tutti gli altri delitti di lesa maestà, di leso regime, di lesa nazione, la legge italiana ha proporzionati rimedi» (Giorgio Rochat,Regime Fascista e Chiese evangeliche, Claudiana, Torre Pellice, 1990, pag. 37).

È interessante il riferimento ai «protestanti» ostili ai pentecostali. In effetti, non solo da parte cattolica ma anche da parte valdese arrivarono al governo segnalazioni ostili ai pentecostali. 

Papa Francesco a Caserta ha chiesto scusa per questi episodi, ha condannato "l'uso esagerato che da parte cattolica si è fatto della parola «setta», ha affermato che "chiamare i pentecostali 'setta' è sbagliato", "non bisogna dire noi siamo Chiesa e voi siete setta" poichè questo è un errore e una tentazione da respingere.

Le parole del Papa sono in piena sintonia con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e con quanto dichiarato dai suoi immediati predeccesori. 

Il problema della stigmatizzazione di gruppi minoritari come "sette" esiste ed è grave: questo ed altri siti e decine di ONG sono impegnati nel portare avanti una campagna informativa in cui vengono continuamente segnalate e documentate proprio le conseguenze nefaste della stigmatizzazione delle minoranze religiose definite "sette". Anche movimenti cattolici sono stati inclusi, in Francia e Belgio, nell'elendo delle "sette" e questo dovrebbe far riflettere chi pensa che le "sette" sono quelle degli altri.

Dunque, le parole del Papa trovano una porta aperta, anzi spalancata in chi scrive.

Introvigne ha ragione quando scrive che le vicende a cui si fa riferimento "vanno certamente inquadrate nel contesto di un'epoca diversa dalla nostra", tuttavia mi chiedo in cosa esattamente l'epoca del fascismo sia diversa dalla nostra.

Ovviamente non mi riferisco alle limitazioni della libertà individuale, di stampa, alla violenza, alle leggi razziali ecc. ecc.

Mi riferisco solo alla questione per la quale il Papa ha chiesto scusa e cioè al fatto che in una determinata società dove una religione è maggioritaria un certo numero di esponenti di quest'ultima, forte dei privilegi e appoggi di cui godono, si attivino per "segnalare" minoranze religiose alle autorità statali dopo aver stabilito che un determinato gruppo è una "setta" e si spingano fino a "consigliare" lo Stato  di prendere provvedimenti verso quel determinato gruppo minoritario. In altri casi le pressioni si esercitano affinchè una determinata minoranza religiosa non ottenga quei benefici che gli spetterebbero secondo le leggi vigenti. 

Questo fenomeno non ha mai cessato di verificarsi, ovunque nel mondo, dove membri delle religioni maggioritarie (Ortodossi o Cattolici o Musulmani o Protestanti ecc.), grazie ai favori di cui godono presso le autorità statali, si prendono la libertà di indicare alle autorità quali sono le "sette" e, di conseguenza,  suggerire le misure più adeguate per colpirle, discriminarle o peggio. Le persecuzioni contro i cristiani  e contro altre denominazioni non cristiane o Nuovi Movimenti Religiosi non sono mai cessate. Alcuni, tra i numerosissimi esempi,  sono pubblicati nella sezione dedicata a HRWF (Human Rights Without Frontiers).

L'etichettamento di minoranze religiose e spirituali in Italia si verifica ormai da decenni, anche dopo la caduta del fascismo e ciò perchè il fondamento di questo tipo di fenomeno non dipende dalle leggi razziali allora vigenti, che l'hanno solo esacerbato, ma da una mentalità che permane anche in ampi settori del mondo cattolico.

La mia opinione è che episodi come quello che si è verificato negli anni trenta contro i pentecostali non dipendano semplicemente dal fatto che allora c'era un regime che propugnava l'integrità fisica e psichica della razza. Quello fu il presupposto ideologico legato alla situazione contingente degli anni trenta, ma il problema non si è risolto con la caduta del nazifascismo, nè in Italia nè in Europa nè negli altri Continenti che hanno una storia diversa dalla nostra. La gravissima situazione che le minoranze stanno vivendo in Iraq è un esempio drammatico di come in certi contesti storici, dopo decenni o secoli di silenzio di fronte alle violazioni dei diritti umani dei più deboli, si giunga alla fine alla "pulizia etnica" o alla "soluzione finale". Tuttavia questi estremi non nascono dal nulla, hanno una lunghissima storia di sopraffazioni di fronte alle quali il mondo ha preferito non vedere.

Vorrei essere rassicurata dalle scuse di Papa Francesco, ma non è così. Non lo sono perchè purtroppo ci sono segni del fatto che un certo tipo di mentalità esiste ancora in alcuni ambienti della Chiesa cattolica, sia tra fedeli che nella gerarchia.

Prova ne è, solo per fare l'esempio di un documento ufficiale, il  Rapporto provvisorio su «Il fenomeno delle Sette o dei nuovi movimenti religiosi: sfida pastorale», elaborato dal Segretariato per l´Unità dei Cristiani e reso noto in data 3 maggio 1986, quando il fascismo era caduto da un pezzo.

Il documento era una sintesi delle risposte (circa 75) inviate al Segretariato dalle Conferenze Episcopali Nazionali, quindi era un sondaggio ottenuto interrogando il territorio, le singole diocesi e le realtà cattoliche locali. Ebbene, nel documento si legge:

Occorre informare i fedeli, specie i giovani, metterli in guardia, e anche impegnare professionisti per consigliare e assicurare una protezione legale ecc. Potremmo in certi casi dover riconoscere, e persino incoraggiare, interventi radicali dello Stato nel settore che gli compete.

Ci è ugualmente possibile sapere per esperienza che generalmente scarsa o assente è la possibilità di dialogo con le sette e che non solo sono esse stesse chiuse al dialogo, ma possono rivelarsi anzi un serio ostacolo all'educazione ecumenica là dove sono attive.

Tuttavia, se vogliamo riinanere fedeli a ciò che crediamo e ai nostri principi: rispetto della persona umana, rispetto della libertà religiosa, fede nell'azione dello Spirito che opera secondo principi imperscrutabili al compimento del disegno di amore di Dio su tutta l'umanità, su ogni individiro, uomo, donna o fanciullo, non possiamo rimanere semplicemente soddisfatti nel condannare e combattere le sette, vedendole poste fuori legge o espulse, e gli individui « deprogrammati » contro la loro volontà. La "sfida" delle sette o dei nuovi movimenti religiosi dev'essere uno stimolo a rinnovarci in vista di una maggiore efficacia pastorale.

Quanto viene espresso in questo documento è, da una parte la richiesta che lo Stato intervenga, dall'altra che non ci si deve accontentare di vedere le sette espulse e messe fuorilegge ma è necessario migliorare l'efficiacia pastorale per rispondere alla sfida che esse lanciano alla Chiesa.

Probabilmente è per rispondere a questa seconda esigenza, di ordine pastorale e non di ordine pubblico, che l'anno successivo, il 1987, fu fondata l'associazione che doveva occuparsi delle "sette" per conto della Chiesa cattolica.

Nel 1991 e nel 1993 (vedi sezione dedicata alla Chiesa cattolica http://www.dimarzio.info/it/docum/viewcategory/24-chiesa-cattolica.html) altri due importanti documenti del magistero tornarono ad occuparsi del fenomeno: in questi non compariva più l'accenno a "interventi radicali dello Stato", quanto, piuttosto, ci si focalizzava sulle problematiche pastorali, che sono le uniche di cui la Chiesa cattolica dovrebbe occuparsi, a parere di chi scrive.

La Chiesa cattolica, come tutte le altre confessioni, ha il diritto-dovere di accogliere  e aiutare i fedeli che lo richiedono e che hanno sofferto all'interno di qualche gruppo per i motivi più diversi, così come ha il compito di prevenire e informare i fedeli degli errori dottrinali che si nascondono dietro a forme filosofiche e spirituali incompatibili con la dottrina e la prassi cattolica. Quello che a mio avviso non compete alla Chiesa cattolica è il compito poliziesco di segnalare i gruppi pericolosi o quello lobbystico di interferire con l'applicazione delle leggi vigenti prendendo di mira gruppi minoritari che, secondo l'opinione di qualcuno, sono "sette" e non religioni, attivandosi anche per ostacolare le intese di questi gruppi con lo Stato.

Il problema non sta nell'attività lobbystica in sè, che è del tutto lecita, quanto nel fatto che sia riconducibile a esponenti del clero o comunque a persone che nella Chiesa cattolica rivestono un ruolo particolare e quindi ne sono, in un certo senso, i "portavoce" o gli esperti delegati, nel settore specifico di cui si sta parlando. La responsabilità di questi cattolici diventa ancora più grave se, direttamente o indirettamente, contribuiscono a provocare casi di malagiustizia legati allo stigma di "setta": i casi degli "Angeli di Sodoma" e dei "Bambini di Satana" sono solo due esempi che dovrebbero fare scuola (Vedi altri esempi).

A onor del vero, c'è da precisare che, nei documenti successivi a quello del 1986, non compaiono più allusioni a "interventi dello Stato", anzi, nella Nota Pastorale del 1993, si precisa con grande onestà, che atteggiamenti settari si possono riscontrare anche in gruppi e movimenti  che sono  dentro la Chiesa cattolica.

Tuttavia, la questione, a mio avviso, non si è affatto risolta e non si è verificata una inversione di tendenza. Solo per fare un esempio basti segnalare che, dal 1987 fino ad oggi, esponenti di spicco del mondo cattolico non hanno mai cessato di chiedere la reintroduzione del reato di plagio nel nostro ordinamento con il nome  di "manipolazione mentale", un reato che bisognerebbe  reintrodurre per "combattere la manipolazione mentale perpetrata dalle sette".

Esponenti  del mondo cattolico, compresi sacerdoti cattolici, hanno partecipato alle audizioni presso il Senato per sollecitare le autorità in questo senso, senza contare che la campagna per la reintroduzione del reato di plagio nel nostro ordinamento è stata ed è ancora fortemente voluta da almeno una parte dei dirigenti e associati all'associazione che la CEI ha riconosciuto come quella che si occupa del fenomeno nel nostro paese. L'aspetto più grottesco di questa campagna "cattolica" in favore della reintroduzione del reato di plagio, abolito dalla Consulta nel 1981, è che in quel momento l'imputato che era alla sbarra accusato di aver plagiato dei giovani era proprio un prete cattolico, Emilio Grasso.

Questa campagna non è condotta nel segreto, è pubblica, si diffonde grazie ai media, anche cattolici, tra cui gli organi di stampa ufficiali di alcune diocesi, i relativi siti web e centinaia di trasmissioni allarmistiche che da anni vengono trasmesse dalla televisione della CEI sul tema delle "sette". A ciò si aggiungono con regolarità convegni pubblici in cui esponenti cattolici e dirigenti della polizia parlano di come contrastare le "sette". Se non bastasse, il servizio anti-sette di un'associazione cattolica è il referente principale, per la raccolta di informazioni, della Squadra di polizia che dovrebbe contrastare le "sette" (SAS), un altro segno evidente del fatto che dagli errori del passato noi cattolici non abbiamo imparato nulla. 

Lo stesso avviene in altri paesi europei, dove organizzazioni cattoliche e vescovi si occupano di contrastare il fenomeno delle "sette" e forniscono appoggio e consulenza alle autorità di polizia  e anche agli organismi istituzionali fondati per segnalare e contrastare l'azione di questi gruppi "pericolosi". 

Considerando questa grave situazione, io penso che le scuse del Papa, che certamente sono sincere e condivisibili, sono come un rivolo d'acqua che, dopo qualche istante dalla sua miracolosa comparsa, viene riassorbito dalla sabbia del deserto.

Chiedere scusa non basta per cambiare le cose a meno che alle scuse faccia seguito l'azione, cioè l'eliminazione di tutte quelle derive intrise di pregiudizio e ignoranza che rendono molti cattolici tanto simili a quelli che chiesero e ottennero dallo Stato fascista la persecuzione dei pentecostali.

Per evitare che questo genere di comportamenti si ripresenti, Papa Francesco forse dovrebbe cominciare ad osservare attentamente le sue pecorelle,  leggere le pubblicazioni cattoliche dove la parola "setta" è usata proprio come si faceva un tempo  e prendere coscienza di chi fa cosa nei dicasteri vaticani, nelle Conferenze episcopali, nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle associazioni cattoliche, specialmente in quelle delegate ad occuparsi di "sette" e finanziate dalla CEI.

 

triangolo


Sarebbe veramente desolante se in un futuro, vicino o lontano, un altro Pontefice si trovasse nei suoi stessi panni  a dover chiedere scusa, recandosi nella sede di qualche altra confessione religiosa minoritaria che oggi viene marchiata come "setta" (per esempio, la Bethel della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova), per motivi similari a quelli per cui Papa Francesco ha chiesto coraggiosamente scusa il 28 luglio scorso. 


 

Nota. Per chi fosse interessato ad approfondire segnalo le slide di due relazioni tenute al Congresso Internazione dell'ICSA, in inglese e in italiano, sulle conseguenze dell'etichettamento di gruppi minoritari come "sette". 

 

 

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