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Di Raffaella Di Marzio

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Il 27 settembre 2016 si è svolta la giornata annualmente dedicata alla Libertà di religione e credo, nell’ambito della conferenza sui diritti umani all’OSCE (OSCE-HDIM 2016).

Come di consueto i rappresentanti di numerose associazioni e ONG sono andati a presentare le loro raccomandazioni di fronte alle autorità di tutti i Paesi, per segnalare le violazioni dei diritti e delle libertà nei rispettivi Paesi, molto spesso compiute dalle stesse autorità statali.

Il panorama di violazioni sciorinate davanti al microfono dalle numerose delegazioni è davvero disarmante. Raccoglierle tutte significherebbe scrivere un volume deprimente, perché ogni anno sembra la copia del precedente: per una situazione che sembra volgere al meglio in un Paese, se ne crea un’altra ancora più grave in un altro.

Quest’anno, tra le molte raccomandazioni, vorrei segnalare in particolare quelle di HRWF, CAP, Soteria International, e FOREF, che partecipano al meeting da molti anni.

HRWF ha segnalato il caso della Russia, dove l’approvazione, e l’entrata in vigore della controversa legge Yarovaya, ha colpito indiscriminatamente tutte le chiese che non appartengono alla Chiesa Ortodossa Russa. La legge, infatti, limita il lavoro dei missionari, il proselitismo, l’insegnamento e qualsiasi attività finalizzata a invitare le persone ad aderire a un gruppo religioso. Stabilisce, inoltre, che le chiese cristiane possono svolgere le loro attività solo all’interno dei locali destinati alle attività religiose e se sono in possesso di una autorizzazione. Anche le attività nelle case private e in Internet rientrano nelle limitazioni previste dalla legge.

Oltre a questo, le autorità russe stanno abusando della legge anti-estremismo che viene applicata contro comunità religiose minoritarie, perché, per essere accusati di “estremismo” non è necessario usare violenza o minacce: “estremismo” può essere anche solo cercare di convincere qualcuno della superiorità della propria religione rispetto a un’altra, anche se l’opera di propaganda si svolge in modo pacifico e rispettoso delle persone contattate. Questo particolare comma della legge ha provocato il bando delle pubblicazioni dei Testimoni di Geova e di pacifici gruppi di Musulmani, alcuni dei quali sono stati imprigionati. HRWF ha chiesto alla Russia di sospendere la legge, di prendere in considerazione la petizione che ha raggiungo 100.000 firme contro la legge stessa, e di sottoporla al giudizio della Commissione di Venezia.

Soteria International è intervenuta in due sessioni. Per quanto riguarda la sessione sulla libertà di religione e credo, la ONG ha segnalato il fatto che, nella società globalizzata nella quale viviamo, si moltiplicano i casi di restrizioni alla libertà di scegliere un determinato cammino spirituale. Poiché si tratta di cammini spirituali che hanno credenze, riti e prassi difformi da quelle cristiane, dominanti in Occidente, essi vengono etichettati come comportamenti criminali. La diversità diventa così un crimine. Per esempio, la pratica di karma yoga, che è una forma di azione altruistica, è stata male interpretata e addirittura messa in relazione con il traffico di esseri umani.

La pratica di Karma Yoga in comunità spirituali come Ananda Assisi in Italia,  Deutsche Akademie für Traditionelles Yoga, in Germania, e le scuole yoga di MISA in Romania, ha provocato indagini e processi penali nei quali i praticanti sono stati descritti o come criminali, o come vittime di criminali. Alla luce degli effetti negativi che la globalizzazione può avere sulla libertà di pensiero, coscienza e credo, Soteria raccomanda all’OSCE di verificare quanto sta accadendo e di prendere le misure necessarie per evitare che l’interpretazione erronea delle credenze e pratiche spirituali “diverse” provochi indagini e processi penali senza alcun fondamento.

FOREF Europe (The Forum for Religious Freedom Europe), è intervenuto sulla grave situazione venutasi a creare in Ungheria. Nel Paese, infatti, dal 2011, è in vigore una legge che viola gli standard della CEDU e la Dichiarazione di Helsinki, poiché ha ritirato lo status legale a circa 200 comunità religiose. La CEDU ha già condannato l’Ungheria, in un caso recente, ma le autorità del Paese non sembrano voler modificare la legge.

CAP(Coordination of Associations and Individuals for Freedom of Conscience), organizzazione operante in Francia dal 2000, ha messo anche quest’anno in rilievo, nella sua raccomandazione, una anomalia tutta francese, che persiste da decenni: il fatto che il governo francese finanzi una ONG la cui finalità è quella di identificare le "sette" per porre fine ai presunti abusi perpetrati al loro interno. La contraddizione che il CAP fa emergere nella sua raccomandazione è questa: Valls, primo ministro del governo francese, che, poche settimane fa, ha affermato che «in Francia non c’è alcuna definizione legale di ‘setta’» continua a finanziare, al 100%, tramite il suo dipartimento, un’associazione come la FECRIS (European Federation of Research and Information Centers on Sectarianism), il cui scopo è esattamente quello di identificare le sette.

Non solo: nella raccomandazione viene messo in evidenza il fatto che esponenti di rilievo della FECRIS, come il suo vicepresidente, hanno fatto dichiarazioni pubbliche molto gravi contro movimenti perseguitati in tutto il mondo come Falun Gong, come se fosse possibile ignorare che la sorte di Falun Gong e la persecuzione dei suoi membri sono oggetto di innumerevoli denunce presentate alle Nazioni Unite fin dal 2000. CAP cita il vicepresidente della FECRIS, Dvorkin, precisando che egli è rappresentante della Chiesa ortodossa Russa e mettendo in rilievo quanto possa essere deleteria, per i diritti umani, l’alleanza tra Chiesa Istituzionale e potere politico, istigati entrambi da gruppi antisette. Dopo aver citato altri casi gravi che hanno causato la violazione dei diritti umani anche di persone non appartenenti a gruppi religiosi, come avvenuto in Italia e in Ucraina recentemente, il CAP chiede alla Francia di ritirare i finanziamenti alla FECRIS in modo che questa associazione possa riacquisire il suo status di organizzazione NON GOVERNATIVA.

Anche la FECRIS è da molti anni presente al meeting OSCE dove, fino a qualche anno fa, esponeva, come tutte le altre ONG la sua raccomandazione dal microfono, nel corso della sessione plenaria. Negli ultimi due anni, tuttavia, il suo rappresentante si è limitato a consegnarlo, perchè sia pubblicato sul sito dell’OSCE.

Ricordo ancora quello che accadde nel 2013, quando ero presente al meeting, e la rappresentante della FECRIS pronunciò il suo statement dal microfono. Peter Zoehrer, di FOREF Europe, subito dopo, davanti alla stessa platea e dallo stesso microfono, si chiese, e chiese a tutte le autorità presenti, se, per caso, la persona che aveva appena parlato prima di lui aveva sbagliato meeting, oppure se era lui ad aver sbagliato meeting. Come era possibile che qualcuno andasse all’OSCE a presentare una raccomandazione palesemente contraria a tutte le dichiarazioni, leggi e regole stabilite a livello planetario per difendere il diritto di religione e credo? Ricordo bene il silenzio di tomba che seguì le parole di Peter Zoehrer, che risuonarono in tutte le sale, grazie ai megaschermi presenti ovunque nel palazzo. Non so se è stata quella l’ultima volta che un rappresentante della FECRIS è andato a parlare in sessione plenaria, ma quel giorno, per me, fu davvero memorabile.

Ho letto la raccomandazione della FECRIS di quest’anno, pubblicata sul sito OSCE, che mi è parsa un vero e proprio insulto rivolto, prima di tutto alle autorità internazionali presenti, e poi a tutte le ONG che hanno presentato i loro statements denunciando le violazioni della libertà di religione e credo nei rispettivi Paesi.

La raccomandazione della FECRIS afferma, infatti, che da molti anni i suoi rappresentanti chiedono alle autorità dei diversi Paesi di “aprire gli occhi” perché sono state “raggirate”. E chi avrebbe raggirato le autorità mondiali? Le ONG che si presentano all’OSCE per denunciare le violazioni della libertà di religione e credo. Esse, in realtà, usano la “libertà di religione e credo”, come una sorta di “nascondiglio” per mentire con più efficacia e usare i governi. Nascondersi dietro i diritti umani sarebbe uno stratagemma per condizionare i governi e rendere loro impossibile vedere cosa davvero si nasconde dietro e dentro le “sette”. La proclamazione della libertà di religione e credo sarebbe “un cavallo di Troia” che permette di infiltrarsi nelle istituzioni anche per “intimidire” tutti coloro che, come la FECRIS, si impegnano nella lotta contro i gruppi totalitari.

A proposito di un concetto molto utilizzato dalla FECRIS, il totalitarismo, nella prima frase della raccomandazione si ribadisce proprio la pericolosità del “controllo mentale”, che danneggerebbe non solo l’individuo ma anche la società perché provocherebbe la formazione di sistemi totalitari, contrari ai principi democratici, in grado di condizionare la vita di molte persone (che cercano dai membri della FECRIS “conforto ed empatia”), e che funzionerebbero come “Stati nello Stato”. La raccomandazione si conclude con l’idea che la religione è usata solo come una menzogna e, dulcis in fundo, viene tirata fuori la questione degli “attacchi jiadisti” che renderebbero più chiare le finalità politiche di questi gruppi. Il fenomeno dello jiadismo dovrebbe aiutare, secondo la FECRIS, a riconoscere il collegamento tra questi gruppi e le finalità delle “sette” che, come quelli, mirano a rendere “nullo” il modello democratico di società.

Un modello democratico che, secondo me, anche la FECRIS vorrebbe sovvertire, poiché, di fatto, sta chiedendo alle autorità di non prendere in considerazione le denunce delle ONG che segnalano le violazioni della libertà di religione e credo, perché si tratterebbe solo di un modo per “imbrogliare” i governi. La FECRIS, dunque, indirettamente sostiene che l’unica ONG che dice la verità e che presenta ai governi le “vere” violazioni dei diritti umani è se stessa. Poco importa se da molti anni è l’unica ONG che si presenta all’OSCE per dire l’esatto contrario di tutte le altre, poco importa se essa stessa è continuamente oggetto di segnalazioni da parte di ONG universalmente riconosciute, come, per esempio, HRWF, che, con il contributo di illustri accademici, ha raccolto in un libro tutte le strategie utilizzate dalla FECRIS in cinque Paesi europei, per discriminare e criminalizzare le minoranze religiose, poco importa se si fa finanziare da un governo che ripetutamente è stato condannato dalla CEDU proprio per le violazioni della libertà di religione e credo.

La raccomandazione della FECRIS, inoltre, è un capolavoro di genericità. Mettendola a confronto con le raccomandazioni citate sopra, ma anche con molte altre, si nota subito la totale mancanza di dati precisi e affermazioni fondate e circostanziate. Si parla di “controllo mentale”, come se si trattasse di un concetto universalmente riconosciuto, mentre i pronunciamenti ufficiali della comunità scientifica dicono esattamente il contrario, si afferma che questo presunto “controllo” riesce a condizionare intere organizzazioni, disegnando un mondo peggiore di quello descritto in 1984 di Orwell.

Ma dove sarebbero queste organizzazioni totalitarie che riescono a nascondersi dietro l’etichetta di religioni? Quante sono? Quante “vittime” vi sono coinvolte? Perché la FECRIS non fornisce dati che possano essere controllati da altre ONG o da enti davvero indipendenti, che non sono sul libro paga del governo francese? Perché la FECRIS non organizza convegni internazionali aperti in cui si possa aprire un dibattito sui temi che gli stanno a cuore e in cui affronti finalmente un contraddittorio serio con chi la pensa diversamente? E se la FECRIS non si comporta secondo gli standard di una ONG indipendente e trasparente come può accusare altre ONG di “imbrogliare” le autorità? Quello che è palese, ascoltando le dichiarazioni nella sessione plenaria del meeting OSCE 2016, è che le ONG hanno presentato dichiarazioni fondate su dati certi e circostanziati, mentre la FECRIS ha lasciato sul sito dell’OSCE una raccomandazione piena di affermazioni ideologiche, accuse infondate e offese rivolte alle autorità che sarebbero tutte, per usare una parola che alla FECRIS piace molto, “plagiate”…

Una menzione particolare merita anche il collegamento assurdo e fazioso tra le “sette” e lo jiadismo, un fenomeno terroristico armato le cui cause sono molteplici e i cui esiti si presentano in modo straordinariamente diversificato. La FECRIS cerca di cavalcare il timore diffuso degli attacchi terroristici, pienamente giustificato dai fatti avvenuti recentemente, per creare una sorta di similitudine inesistente con le “sette”. Anche in questo caso la FECRIS non è in grado di dare una definizione di “setta” perché la finalità di questa parola è esattamente quella di funzionare da stigma, applicabile a chiunque, dal Testimone di Geova allo Scientologo, dal mormone al pentecostale, dal praticante yoga all’occultista. Non si definisce, dunque la “setta”, ma si afferma che il funzionamento della “setta” si può paragonare a quello dei terroristi islamici. Uno degli aspetti che mi ha disgustato maggiormente, durante la lettura di questa raccomandazione, è proprio la strumentalizzazione di un fenomeno gravissimo che, davvero, ha causato moltissime vittime ovunque, utilizzato subdolamente, nel tentativo di portare acqua al proprio mulino.

Spero che la FECRIS prosegua nel suo cammino verso l’oblio e che il prossimo anno all’OSCE non si presenti proprio e ci risparmi i suoi proclami su una democrazia a senso unico e una libertà di pensiero condizionata, insieme a una forma di megalomania ridicola che spinge questa organizzazione a ritenere di essere una sorta di “salvatore dell’umanità”, in grado di “illuminare” i governi “plagiati” dalle altre ONG e di mostrare l’unica via per lo sviluppo della democrazia, quella di sopprimere le libertà civili di chiunque non piaccia, per qualsiasi ragione, alla FECRIS.

Leggi la traduzione in italiano delle Raccomandazioni di HRWF e CAP