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Revisione, aggiornata al 13 Gennaio 2008, dell’articolo pubblicato nella Rivista "La Salette", NN. 5 e 1 Settembre-Ottobre 2000 e Gennaio-Febbraio 2001.

Per informazioni aggiornate sulla Soka Gakkai consultare la Scheda del CESNUR


Articolo di Raffaella Di Marzio


NB. In questa revisione ho accolto il contributo sia di ex membri della Soka Gakkai che di persone attualmente affiliate ad essa.


La Soka Gakkai rientra nella categoria dei gruppi religiosi di origine orientale diffusisi negli ultimi decenni nel nostro Paese. Si tratta di movimenti le cui radici si ritrovano nelle filosofie e religioni orientali, come l’induismo, il buddismo, lo shintoismo, il taoismo, ma che, talvolta, se ne discostano al punto da formulare dottrine, prassi e forme di spiritualità del tutto originali.

 

Origine ed Evoluzione

E' una organizzazione internazionale di origine giapponese, presente in Italia con circa 30.000 membri.

Per comprendere la storia della Soka Gakkai è indispensabile fornire alcuni cenni sulla setta buddista alla quale questa organizzazione era affiliata: la Nichiren Shoshu. Essa considera suo fondatore Nichiren Daishonin (1222-1282), monaco buddista noto nel medioevo per la sua intransigenza e intolleranza verso le altre sette buddiste: egli è il Buddha Originale dell’Ultimo Giorno della Legge (periodo che inizia dopo 2000 anni dalla morte di Shakyamuni), con il compito di indicare a tutti gli uomini la via per ottenere la "buddità" (illuminazione).

A fondamento della sua predicazione e del suo proselitismo Nichiren pone il primato assoluto del "Sutra del Loto", l’insegnamento trasmesso da Shakyamuni negli ultimi otto anni della sua vita e considerato da Nichiren, dai suoi discepoli e dalla tradizione buddista in genere il massimo testo del buddismo Mahayana. Il Sutra del Loto afferma che ogni essere, senziente ed insenziente, possiede la natura di Buddha e quindi che ognuno può accedere direttamente all’illuminazione, in quanto potere eternamente inerente alla propria vita.

Alla morte del monaco fondatore ci furono divisioni tra i suoi discepoli e fu da uno di questi, Nichiko, che prese origine la Nichiren Shoshu. Il tempio principale di questa setta è quello di Taiseki-ji dove è custodito l’oggetto di culto, il "Dai-Gohonzon", che è un Mandala, cioè un oggetto di culto in cui Nichiren il 12 ottobre 1279 ha “materializzato” la propria illuminazione, Nam-myoho-renge-kyo, il titolo del Sutra del Loto, la Legge Mistica dell’universo.

Nel 1930 Tsunesaburo Makiguchi (1871-1944), un educatore, fondò la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valore), con l’intento di promuovere una nuova filosofia dei valori, includendovi anche quelli religiosi. Come punto di riferimento per questi valori egli scelse la dottrina e la prassi della Nichiren Shoshu affermando, allo scoppio della seconda guerra mondiale, che, grazie alla adesione a questa religione, il Giappone si sarebbe salvato dalla distruzione.

Dopo essere stato arrestato, morì in carcere nel 1944 e designò suo successore il compagno di prigione Josei Toda (1900-1958) che caratterizzò in senso sempre più religioso il movimento, da lui denominato Soka Gakkai (Società per la creazione del valore). Nel 1960 diventa presidente Daisaku Ikeda che ha intensificato gli sforzi per diffondere il movimento nel mondo. Oggi la Soka Gakkai Internazionale, fondata nel 1975, è una ONG delle Nazioni Unite, presente in 198 paesi del mondo.

Dopo anni di polemiche tra il movimento dei laici della Soka Gakkai e i monaci della Nichiren Shoshu, nel novembre 1991 il Patriarca della Nichiren Shoshu ufficializzava la rottura con una notificazione di scomunica nei riguardi dell’ organizzazione guidata da Ikeda, a sua volta espulso dalla Nichiren Shoshu. Alcune conseguenze di questi provvedimenti sono stati la proibizione di ricevere le copie del Gohonzon, l’esclusione dal pellegrinaggio al tempio principale, il rifiuto di fornire assistenza spirituale ai membri della Soka Gakkai. La Soka Gakkai, da parte sua, rispondeva a questi provvedimenti con una dichiarazione di indipendenza dai monaci, rifiutando la scomunica. Il 7 settembre 1993 la Soka Gakkai iniziava la distribuzione di un altro Gohonzon ai suoi membri e a quanti non l’avevano ricevuto durante i due anni precedenti.

In seguito alla separazione dal clero della Nichiren Shoshu l'Associazione cambia il suo nome in Associazione Italiana Soka Gakkai (1990) e il 27 marzo 1998 nasce l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, riconosciuto con decreto del Presidente della Repubblica il 20 novembre 2000. L'Istituto è affiliato alla Soka Gakkai Internazionale

Il movimento, in Giappone e negli Stati Uniti, è stato al centro di polemiche di vario genere, sia a causa di controversie interne che ad episodi di violenza che, stando a fonti diffuse in Internet, hanno coinvolto alcuni suoi membri. Secondo le stesse fonti circa 10.000 persone hanno costituito un’associazione denominata "Associazione delle vittime della Soka Gakkai". Questi episodi non avrebbero alcun riscontro nella realtà, secondo fonti interne al movimento.

Anche il presidente Ikeda è stato coinvolto in alcune controversie e imputato di diverse accuse dalle quali, tuttavia, è stato prosciolto a tutti i livelli di giudizio. I critici della Soka Gakkai, in gran parte ex membri della stessa, affermano che il presidente Ikeda sarebbe oggetto, da parte dei suoi seguaci, di un vero e proprio culto della personalità. Fonti interne al movimento rispondono a questa accusa che egli non è affatto oggetto di culto della personalità perché egli stesso è un seguace di Nichiren Daishonin e i membri della Soka Gakkai lo considerano un maestro di vita e di fede. Essi si ritengono seguaci del Buddhismo di Nichiren e, dal loro punto di vista, seguire un maestro non significa in alcun modo esaltare o venerare la sua personalità, quanto piuttosto condividerne lo spirito.

Nel nostro Paese l’azione di proselitismo della Soka Gakkai ha riscosso un certo successo, tanto da reclutare circa 30.000 membri. Il movimento ha subito alcune trasformazioni: fino al 1997 era registrato come associazione laica, dal 27 marzo 1998 si è costituito come Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ente di religione e di culto. Il nuovo Istituto aderisce alla Soka Gakkai Internazionale, ente religioso centrale, con sede a Tokyo, presieduto da Daisaku Ikeda.

Per quanto concerne i rapporti tra questo Istituto e le altre denominazioni buddiste, è bene ricordare che la Soka Gakkai non fa parte dell’ Unione Buddista Italiana, poiché quest’ultima "non consente l’adesione di organizzazioni che si dichiarano uniche ed esclusive rappresentanti del Dharma autentico contestando la validità delle altre tradizioni". Per chiarire maggiormente la posizione della Soka Gakkai a riguardo è importante sottolineare che essa non aderisce all’UBI perché non sente vicinanza dottrinale alle altre scuole buddiste e quindi non riconosce alcun valore istituzionale né tanto meno dottrinale all’UBI e ai suoi membri.

 

La Crisi del 2002

Nel 2002 l’organizzazione ha attraversato una profonda crisi interna. Di questa crisi e delle sue motivazioni esistono due versioni diametralmente opposte.

Secondo la prima versione la crisi è stata causata dal tentativo di riforma effettuato dai vertici per riportare ad un corretto comportamento e all'originario senso di missione alcuni responsabili che, per tutta risposta, hanno avviato una campagna diffamatoria nei confronti dei vertici dell'organizzazione, coinvolgendo altri membri e utilizzando anche il Web. Sono così emerse posizioni diverse in aperto contrasto tra loro. A distanza di quattro anni sembra che la crisi sia in parte rientrata, ma essa ha spinto diversi membri, non disposti a mettere in pratica il principio della rivoluzione umana, a criticare fortemente e lasciare il movimento.

Secondo la seconda versione la crisi è stata causata dai comportamenti autoritari di alcuni leader e da una gestione amministrativa non “trasparente”. A distanza di quattro anni la crisi, in parte rientrata, ha comunque spinto diversi membri a criticare fortemente e lasciare il movimento. Per rendere noti i fatti nel 2002 alcuni membri della Soka Gakkai hanno pubblicato sul Web tutti i Documenti relativi a queste vicende, compresi quelli firmati dalla Prof. Maria Immacolata Macioti che, per prima, denunciò pubblicamente, con un articolo, i gravi problemi e le conseguenti difficoltà di diversi membri del movimento.

La decisione di dare voce, in questo articolo, a entrambe le versioni, è scaturita dall’ impossibilità, a 4 anni di distanza, di stabilire la veridicità dell’una o dell’altra. Chiunque volesse approfondire la questione può richiedere ulteriori informazioni all’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e leggere i Documenti pubblicati sul Web.

 

Dottrina e Culto

L’insegnamento di Nichiren Daishonin ha dato vita a una corrente del buddismo Mahayana giapponese che è incompatibile con le altre scuole buddiste per motivi dottrinali.

Nichiren, infatti, insisteva sul fatto che solo la recitazione e diffusione di "Daimoku", ripetizione continua delle parole Nam-myoho-renge-kyo ("affermo la mia devozione alla legge mistica del Sutra del Loto"), avrebbe messo fine ai "tempi oscuri" e restaurato una società perfetta. La cultura giapponese, infatti, prevede la non separazione tra religione e Stato. In questo senso la felicità del Paese può trovarsi solo nell’adozione di una dottrina “corretta”.

La ripetizione del mantra avviene davanti all’oggetto di culto, il Gohonzon, un’ immagine sacra (mandala) nella quale Nichiren "materializzò" la sua vita illuminata. L’ originale di questa immagine si trova nel tempio di Taiseki-ji, e i fedeli ne ricevono una copia dai monaci, la custodiscono nelle loro case e la venerano secondo quanto prescrive il culto di Nichiren.

Attraverso la recita assidua e prolungata di Nam-myoho-renge-kyo (Daimoku), ogni essere umano può risvegliare la propria "natura illuminata".

"La pratica serve a fare emergere la Buddità presente in tutti gli esseri umani che, normalmente, è in stato di latenza. Essa, stimolata dalla pratica, fa emergere la natura di Buddha: saggezza, compassione, amore, rispetto, forza vitale, forza che permette di affrontare tutte le difficoltà della vita in modo da trasformarle in esperienze positive grazie alla loro comprensione come valore reale e non assoluto. Dando, infatti, un valore assoluto alla sofferenza, si rischia di rimanerne imprigionati enfatizzandola a tal punto da non pensare che la stessa sofferenza è momentanea, perché tutto è in movimento. I membri della Soka Gakkai ritengono che tutto può essere cambiato se si fa emergere la forza vitale e positiva che è in ogni persona ed è proprio questa capacità che essi alimentano con la pratica, lo studio e le azioni di compassione verso gli altri e l'universo. Essi cercano di incarnare lo spirito del maestro, un concetto orientale difficile da comprendere per chi non conosce quella cultura: incarnare lo spirito del maestro significa condividere la stessa mente anche se si hanno corpi diversi"(1)

I fedeli, inoltre, devono fare "Gongyo", che consiste nella recitazione (mattino e sera) dei capitoli Hoben e Juryo del Sutra del Loto: così facendo essi permettono il consolidamento e la manifestazione dei benefici di Daimoku.

Di questi "benefici" riservati ai fedeli si parla spesso nelle pubblicazioni del movimento. Per esempio, nell’articolo di Takehisa Tsuji intitolato "Quel Qualcosa che esplode dentro di Noi", egli afferma che

"…recitando Daimoku davanti al Gohonzon e facendo Gongyo possiamo lucidare l’interno delle nostre vite…"(1)

La recitazione produrrebbe anche alcuni effetti:

"siamo in grado di vincere tutte le malattie", "possiamo ottenere qualunque cosa", "avere un sonno profondo e riposarci bene" e, una volta morti, " ci troveremo in breve tempo a rinascere ancora una volta come esseri umani". Inoltre, "quando preghiamo al Gohonzon, il Nam-myoho-renge-kyo del Gohonzon si fonde col Nam-myoho-renge-kyo dentro di noi ed ‘esplode’. Quando questo succede, ogni parte del nostro corpo, dalla punta dei capelli alle unghie dei piedi diventa Nam-myoho-renge-kyo. Allora la nostra testa diventa myo; la nostra gola diventa ho, il nostro torace ren, il nostro addome ge e le nostre gambe kyo … Quando il nostro corpo diventa Nam-myoho-renge-kyo, questa è illuminazione"(1)

Oltre alla recitazione assidua i membri della Soka Gakkai devono svolgere queste attività: la partecipazione a riunioni di piccoli gruppi di fedeli che si svolgono a cadenza quindicinale, lo studio approfondito degli scritti di Nichiren, dei discorsi e pubblicazioni di Daisaku Ikeda, delle riviste del movimento ( "Il Nuovo Rinascimento", "Buddismo e Società" e "Il Volo Continuo"), il pellegrinaggio al tempio, il proselitismo attivo. I membri della Soka Gakkai non intendono queste attività come “doveri” ma piuttosto indicazioni di una pratica corretta.

Il proselitismo è un compito fondamentale per ogni membro della Soka Gakkai perchè dichiarare e diffondere il buddismo di Nichiren (Kosen Rufu) vuol dire promuovere la pace sociale e la salvaguardia dei diritti umani, seguendo la filosofia della "non separazione fra religione e società" che è parte integrante della cultura giapponese.

La Soka Gakkai, in Giappone, si impegna molto in campo politico. Nel passato ha fondato un partito, il Komeito - da cui è formalmente separata dal 1970 - che nel 1994 è entrato in coalizione con altri nel partito Shinshinto. Attualmente la Soka Gakkai sostiene attivamente questa formazione politica a livello nazionale.

 


 

(1) Si ringrazia il Sig.Giuseppe Caccamo , membro della Soka Gakkai, per il contributo chiarificativo, evidenziato in corsivo, riguardo alla dottrina del movimento.

 

 


Proselitismo e Problemi dell'adesione

Sono diverse le modalità attraverso le quali si può entrare in contatto con l’organizzazione. Alcune volte l’incontro avviene durante mostre o iniziative di tipo culturale, altre volte invece l’occasione è un invito proveniente da amici e conoscenti che fanno parte della Soka Gakkai. Gli incontri si svolgono, di solito, in case private e le persone invitate vengono denominate “ospiti”.

Riguardo agli scopi e alle modalità di conduzione di queste riunioni ci sono diverse opinioni: fonti interne al movimento affermano che in esse si evita di fare confronti con altre religioni e ci si limita a parlare di buddismo; i fedeli buddisti si scambiano le loro esperienze di fede, vengono lette e commentate pubblicazioni dell’organizzazione o testi di Nichiren Daishonin. Nel caso in cui ci siano “ospiti” si risponde alle loro eventuali domande. Il buddismo viene presentato come religione, e la prova ne è che le riunioni si svolgono con un oggetto di culto (il Gohonzon). La differenza tra “conoscere” il buddismo e sceglierlo come fede viene sottolineata fin dall’inizio.

Altre fonti riferiscono che, alcune volte, se il nuovo arrivato è cattolico, viene rassicurato sul fatto che partecipare alle riunioni di studio e approfondimento non significherà un cambiamento di religione, ma solo un’apertura a nuovi orizzonti culturali e spirituali. Al momento giusto il nuovo membro viene sollecitato a recitare il mantra "Nam-myoho-renge-kyo", non una sola volta, ma molte volte, per poter ottenere "benefici". In questo modo, gli viene assicurato, il mantra "funziona". I "benefici" desiderati possono essere, a seconda dei casi, il posto di lavoro, la macchina, il benessere, l’amore, la salute ecc. Nel caso questi "benefici" tardassero ad arrivare, c’è una spiegazione ricorrente, fornita dai responsabili, secondo la quale la "responsabilità" del fallimento del mantra risiederebbe nella "poca fede" e nella "incostante recitazione" dell’adepto che viene così invitato a moltiplicare i suoi sforzi e la sua "determinazione".

Fonti interne al movimento puntualizzano che questo tipo di approccio verso i nuovi arrivati non è quello indicato dalla dirigenza e non è nello spirito della Soka Gakkai che, al contrario, insegnerebbe a considerare la preghiera come quella pratica che serve, nel buddismo, a mettere l’individuo in condizione di affrontare e superare ogni sofferenza. In questa ottica la preghiera viene applicata a risolvere problemi concreti e quotidiani, ma il fallimento o il raggiungimento di questi scopi è legato al funzionamento della Legge Mistica di causa ed effetto, la Legge della vita che regola tutti i fenomeni dell’universo.

Ex membri dell’organizzazione riferiscono che, in alcuni casi, l’adepto segue talmente alla lettera gli inviti a “recitare” che non interrompe la recitazione se non dopo ore, senza interruzioni. Questa recitazione potrebbe avere effetti negativi sulla psiche di persone affette da nevrosi o disturbi psichici di vario genere, tanto che l’organizzazione stessa sconsiglia la recitazione a persone con problemi psichici e di depressione, se non ridotta a pochi minuti al giorno, da svolgere molto lentamente e possibilmente in compagnia di qualcuno.

Aldilà di quelle che sono le intenzioni e le indicazioni ufficiali" dei dirigenti, alcune persone tendono a trasformare la pratica della recitazione in una forma di culto "magico" finalizzato al conseguimento di obiettivi materiali e contingenti. In questi casi l’appartenenza al movimento assorbe totalmente la vita del membro entusiasta al punto che quest’ultimo tende ad allontanarsi dai suoi stessi familiari che non condividono il medesimo entusiasmo o che non appartengono al movimento.

Ci sono naturalmente anche casi in cui l’appartenenza al movimento non crea alcuna frattura tra l’adepto e la sua famiglia, ma, per quanto riguarda il problema pastorale dei cattolici che aderiscono a questa forma di religiosità, il risultato che ne deriva, in ultima analisi, è quello dell’abbandono della propria fede. Una volta abbracciata la nuova fede, poiché i membri della Soka Gakkai sono invitati a rispettare le tradizioni, anche religiose, del proprio Paese, essi sono incoraggiati a sposarsi in chiesa (seppur non ricevendo il sacramento) se il partner è di fede cattolica e anche a permettere il battesimo dei figli se l’altro coniuge lo desidera. Naturalmente queste indicazioni ufficiali non sempre sono attuate nei singoli casi e non sempre si possono evitare incomprensioni, liti e fratture all’interno delle famiglie.

L’affiliazione di un cattolico alla Soka Gakkai costituisce senza dubbio un grave danno per la comunità ecclesiale poiché la nuova religione lo spinge a credere e praticare in modo totalmente diverso da quella che è la dottrina e la prassi di un cattolico. Da un altro punto di vista, squisitamente umano, una sincera conversione al buddismo, se si verifica nella libertà e nella serenità di giudizio, è senz’altro da rispettare, purchè non sia dovuta a tecniche di manipolazione e a influenze indebite come, invece, alcuni ex membri lamentano.

 


 


Il pensiero della Chiesa cattolica

" Se guardiamo più da vicino che cosa offrono i Nuovi Movimenti religiosi alla società occidentale, si constaterà che alcuni di loro hanno essenzialmente un carattere terapeutico, rifacendosi all’individuo e mostrando una scarsa attenzione al benessere complessivo della società. Altri invece hanno un carattere più universalista e attirano di più le persone più attive e altruiste. Nel diffondere i loro messaggi utilizzano i moderni mezzi di comunicazione che per rapidità e potenza rendono il mondo d’oggi sempre più interdipendente. Vi è del fascino negli obiettivi proposti da questo secondo gruppo: l’unità del mondo (alle volte esaltato come Madre Terra, Gaia), l’avvento di una nuova era, l’attesa di una nuova coscienza planetaria. Tutto ciò si può ottenere attraverso la comunione spirituale con tutti coloro che condividono questi ideali e che sono compagni di strada. L’orizzonte proposto spesso trascende questo mondo, e assume un carattere metastorico e metaspirituale" (mons. Michael L. Fitzgerald).

"Sembra che i gruppi maggiormente a rischio siano quelli che hanno qualche difficoltà con la Chiesa e quelli che essendo lontani non usufruiscono della presenza del sacerdote. I giovani che cercano sicurezza o "conoscenza" o qualcosa di "nuovo" sono particolarmente vulnerabili; lo sono anche le donne e quelli che si sentono isolati nelle aree urbane e nelle periferie delle città. L’attrattiva che esercitano sulle donne può essere causata dal richiamo delle emozioni e dal fatto che le donne sono ammesse alla maggior parte degli incarichi. Le persone possono essere attirate dalle offerte di guarigione, fisica e spirituale, dalle promesse di soluzione istantanea per tutti i problemi... " (Sinodo Africano).

"Il dialogo incontra un ostacolo particolare quando ci si trova di fronte a movimenti e gruppi che, pure connotati da dottrine religiose o filosofiche precise e diverse dalla fede cattolica, chiedono la "doppia appartenenza": sostengono, cioè, che sarebbe perfettamente possibile aderire al loro movimento e rimanere nella Chiesa Cattolica. Questa posizione è ambigua, fonte di confusioni e ultimamente nociva al dialogo. Molti movimenti religiosi orientali - e alcuni occidentali - propongono la "doppia appartenenza" ma insegnano dottrine, come quella della reincarnazione, assolutamente incompatibili con la fede cattolica, oppure propongono personaggi diversi da Gesù Cristo come incarnazioni divine o messaggeri della salvezza. In tutti questi casi la "doppia appartenenza" è esclusa, e i sacerdoti devono spiegare con pazienza a chi ha aderito a questi movimenti che non può più considerarsi un fedele cattolico né accostarsi ai sacramenti… (mons. Giuseppe Casale).

  

IN SINTESI: Gli aspetti della dottrina dell'IBSGI incompatibili con la fede cattolica

 

Il buddismo afferma l‘inseparabilità tra trascendente e immanente e quindi tra spirituale e materiale. Il buddista fa appello alle sue forze perché, in quanto essere umano, possiede il divino dentro di sé ed a questa forza si appella per dare pieno valore alla propria esistenza, nel bene e nel male.

Il Cristo è ‘via, verità e vita (Gv14,6): in lui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in lui Dio ha riconciliato a Se stesso tutte le cose. Per raggiungere la salvezza il cristiano non può contare solo sulle sue forze, ma è consapevole del fatto che, senza l’aiuto di Dio e la sua grazia, non può fare nulla


 

La felicità (e non la salvezza) viene ottenuta attraverso la preghiera, che nel buddismo consiste nella ripetizione di un Mantra. Esiste un oggetto di culto che è lo specchio della vita interiore. Il conseguimento di benefici materiali e spirituali è la conseguenza della propria evoluzione interiore; risolvere i problemi quotidiani con il nobile intento di costruire un mondo migliore per sé e per gli altri è la trasformazione di ogni sofferenza nello strumento per migliorare se stessi ed il proprio ambiente.

La salvezza non si può ottenere attraverso "tecniche di meditazione" o "ripetizione di mantra" né "divinizzando" un oggetto. Anche le difficoltà della vita e le eventuali privazioni sono un segno della volontà di Dio che va accettata senza cercare scappatoie, fiduciosi che il Signore può permettere una sofferenza per un bene superiore


 

La parola Karma significa “azione compiuta” e spiega il funzionamento della vita come sequenza di cause ed effetti e quindi sottolinea la responsabilità del comportamento individuale. Il buddismo spiega che ognuno è libero in qualsiasi momento di decidere quale sia il proprio karma (o destino) compiendo scelte libere e volte alla creazione di valore piuttosto che condizionate dal passato.

Non esiste il concetto di “anima” e “aldilà”, ma si crede nella reincarnazione. Il cristiano crede nella Provvidenza di Dio che non cancella la libertà dell’uomo. Le sue scelte, infatti, non sono condizionate da una sorta di "bagaglio negativo" accumulato in presunte vite precedenti che deve necessariamente essere "eliminato". La dottrina della reincarnazione è incompatibile con la fede cristiana, ogni anima è individuale e irripetibile.


 

Il buddismo non crede in un Dio persona, né a presenze divine trascendenti. Il buddismo crede in una Legge mistica universale che compenetra tutti i fenomeni dell’esistenza.

Il cristiano crede che Dio sia Uno e Trino, Creatore del cielo e della terra. Dio è dunque l’inizio e la fine del pellegrinaggio terreno di ogni uomo. Nel progetto salvifico di Dio il sacrificio di Cristo sulla croce è l’atto d’amore più grande che il Padre ha compiuto nei confronti dei Suoi figli, nonostante i loro peccati

 

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