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I dirigenti avventisti intervengono nel dibattito tra i leader religiosi su come dovrebbe essere promossa la conversione tra le fedi.


Articolo tratto da Adventist News

 


I dibattiti tra i leader religiosi su come dovrebbe essere promossa la conversione tra le fedi devono tener conto del diritto che ogni individuo ha di scegliere e seguire le convinzioni dettategli dalla propria coscienza. È quanto hanno affermato i dirigenti avventisti della libertà religiosa.

Il Vaticano e il Consiglio Mondiale delle Chiese (Wcc) hanno lanciato, la settimana scorsa, un progetto di studio congiunto, della durata di tre anni, per sviluppare un codice di comportamento condiviso sulla controversa questione della conversione religiosa. Il progetto, denominato “Riflessione interreligiosa sulla conversione: Dalla controversia a un codice di comportamento condiviso”, è partito con un incontro tenutosi a Velletri, in provincia di Roma, dal 12 al 16 maggio. Una trentina di partecipanti, rappresentanti diverse tradizioni e aree religiose, si sono incontrati per valutare la realtà attuale della conversione religiosa da un punto di vista interreligioso.

“La conversione religiosa resta una questione di dimensioni controverse in molte relazioni interconfessionali e interreligiose”, ha affermato il rev. dott. Hans Ucko, responsabile dell’ufficio per rapporti interreligiosi del Wcc, in una dichiarazione redatta dal gruppo. “La nostra speranza è che, alla fine di questo progetto di studio, saremo in grado di proporre un codice di condotta che affermi come l’impegno nei confronti della nostra fede non si tradurrà mai nella denigrazione dell’altro”, ha aggiunto.

La Chiesa Avventista del 7° Giorno non è membro del Wcc, ma ha inviato degli osservatori agli incontri dell’organizzazione. Il dott. John Graz, responsabile della libertà religiosa per la Chiesa avventista a livello mondiale, dopo aver affermato che gli avventisti seguono con interesse i lavori della commissione Wcc – Vaticano, ha aggiunto: “Speriamo anche che il concetto di libertà religiosa non sia neutralizzato da un consenso tra le maggioranze religiose. Il problema chiave sarà il proselitismo. Non sarà difficile immaginare che il comune rifiuto del proselitismo sarà uno dei primi risultati di questa commissione”.
Promuovere la scelta religiosa da parte degli individui è parte intrinseca dell’intesa internazionale.

L’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite nel 1948, dichiara che “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.

Queste disposizioni – la libertà di cambiare fede, così come quella di manifestarla con l’insegnamento pratico – potrebbero essere messe sotto tiro se, dai colloqui tra Wcc e Vaticano, scaturiranno le restrizioni al proselitismo.

“Negare il diritto di cambiare religione è una violazione di un diritto umano fondamentale”, ha affermato Jonathan Gallagher, che rappresenta la Chiesa avventista mondiale alle Nazioni Unite. “Diversi paesi hanno approvato leggi che negano questo diritto o che lo limitano notevolmente. Recentemente, l’Algeria ha approvato una legge che punisce chiunque cerca di convertire un credente musulmano con una pena detentiva fino a cinque anni di prigione. Leggi simili sono state approvate in alcuni stati dell’India, in Iran e Mauritania e sono allo studio in Sri Lanka.

Gallegher aggiunge: “All’Onu abbiamo presentato varie dichiarazioni che condannano l’imposizione della pena di morte per la conversione e abbiamo ripetutamente esortato l’Onu a rigettare, nelle sue risoluzioni sull’intolleranza religiosa, proprio questa estrema violazione dei diritti umani. Il diritto di scegliere di cambiare la religione o il credo deve essere salvaguardato, e bisogna opporsi alle leggi e alle politiche anticonversione. Esse sono una intrusione arbitraria nell’area sacra della libertà di coscienza”.

Nel 2000, l’Associazione Internazionale per la Libertà Religiosa (Irla) ha pubblicato un appello per la “diffusione responsabile della religione o del credo” da parte dei membri delle comunità religiose. Una commissione di 25 esperti si incontrò in Spagna e adottò una dichiarazione articolata in 14 punti. Il documento sfida le comunità religiose di tutto il mondo a riconoscere la “crescente realtà del pluralismo religioso” e un urgente bisogno di migliorare il modo in cui sono condivise le convinzioni religiose.

“La testimonianza o l’attività missionaria devono essere fondate sul rispetto della dignità di ogni essere umano e richiedono la considerazione della loro storia, delle loro convinzioni, del loro modo di vivere e delle loro espressioni culturali”, afferma il documento. L’Irla è una organizzazione non denominazionale concepita inizialmente dalla Chiesa avventista, lavora, fin dal 1893, per promuovere la libertà religiosa ed è attiva in oltre 70 paesi.

Adn/Ann