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di Raffaella Di Marzio 

 

Traduzione italiana della relazione presentata al Convegno"The Spiritual Supermarket. Religious Pluralism and Globalization in the 21st Century: the Expanding European Union and Beyond" (19-22 APRILE 2001), LONDON SCHOOL OF ECONOMICS

 

N.B. Per gli aggiornamenti relativi alla Scheda su La Missione - Luigia Paparelli Cfr. Le Religioni in Italia 

 

 

I gruppi ispirati a Basilio Roncaccia si situano all'interno del variegato mondo dei cosiddetti gruppi cattolici di frangia. Si tratta di gruppi religiosi, talora di dimensioni molto ridotte, altre volte piuttosto consistenti, che, nati all'interno del mondo cattolico, se ne discostano, in misura minore o maggiore, nella dottrina oppure nella prassi. Si tratta di movimenti che nascono sempre da rivelazioni private che i loro leader ritengono di aver ricevuto da Dio, dalla Vergine Maria o da qualche Santo venerato nella Chiesa Cattolica. Nel caso particolare che esaminiamo a questi elementi si aggiungono altri aspetti, come, per esempio, il potere attribuito ai leader di guarire i malati, e la profonda venerazione per la S.S. Trinità, rappresentata nella Croce, "segno taumaturgico" per eccellenza.

 

La Missione Divina è fondata a Roma – nel 1936 – da Basilio Roncaccia (1876-1959), il quale, convinto di ricevere rivelazioni e visioni soprannaturali, si sente investito di una missione divina, ossia mettere a disposizione dei fratelli i doni celesti ricevuti, fra cui quello di sanare dai mali. La guarigione avviene però solo se il malato pratica la penitenza, il digiuno e la preghiera, e i malati guariti grazie al "Dono dell’Apostolo" ricevono a loro volta il medesimo potere di guarigione. Roncaccia, il cui apostolato si svolge nella zona di Trastevere, si presenta come il nuovo Pietro con il compito di rifondare la Chiesa cattolica, corrotta dal potere politico ed economico per farla tornare alla purezza originaria. Sentendosi investito della "missione" di ricostituire il Collegio Apostolico, Basilio, nel 1946, invia i suoi seguaci – gli "apostoli della fede" – a due a due, in alcune città, nelle quali fanno un certo numero di proseliti.

 

Nel numero del 22-23 settembre 1952 L’Osservatore Romano pubblica in prima pagina un monito in cui, a proposito del movimento degli "Apostoli della fede" si dichiara che "i princìpi e la prassi di detti Apostoli della Fede sono in parecchi punti in contrasto con la dottrina della Chiesa" e si "mettono in guardia i fedeli affinché non aderiscano a tale movimento, e invitano a uscire coloro che vi siano stati comunque attratti". Il frazionamento del movimento degli "Apostoli" in gruppi maggiori e minori si accentua dopo la morte di Roncaccia, avvenuta il 7 dicembre 1959. Tra essi sono da segnalare, al Nord, i gruppi guidati da Rino Celin a Torre di Padova e la comunità di Saverio Casarin a Scorzè (in provincia di Venezia). Nella zona intorno alla capitale sopravvivono piccoli gruppi di "apostoli della fede" che, in alcuni casi, danno vita a riti e credenze anche molto lontani dagli insegnamenti di Basilio, mescolati talora anche a pratiche di magia e divinazione. I gruppi derivati dall’opera di Roncaccia non sempre sono collegati fra loro, e vivono e interpretano l’insegnamento del fondatore aggiungendovi ulteriori peculiarità derivate dagli insegnamenti e dai doni particolari ricevuti dai rispettivi leader. È difficile quantificare il numero complessivo degli appartenenti al vasto movimento originato dagli insegnamenti di Basilio Roncaccia a causa della sua frammentazione e diversificazione. Una cifra approssimativa, che comprende sia i gruppi minori sia quelli maggiori, potrebbe aggirarsi intorno alle tredicimila unità. Il movimento si è diffuso in tutta Italia (Lazio, Toscana, Umbria, Veneto, Lombardia, Marche, Sicilia) e all’estero (Norvegia, Danimarca, Svezia, Svizzera, Francia, Stati Uniti).

 

Un movimento ancora oggi molto diffuso e attivo è quello dei seguaci di Luigia Paparelli nata a Scranton in Pennsylvania (USA) il 7 dicembre 1908, una donna di umili origini figlia di genitori umbri emigrati negli Stati Uniti.Tornata in Italia, nel 1924 sposa Salvatore Becchetti (1905-1963). Conosce Basilio Roncaccia a Roma negli anni 1940. Inizialmente accomunati dalla devozione alla Trinità e dal desiderio comune di soccorrere i sofferenti, si separano successivamente per divergenze riguardo alla prassi. Dotata di grande carisma diviene, nel corso degli anni, raccoglie intorno a sé un numero considerevole di seguaci. Il primo segno della sua futura missione si verifica nel 1937, quando – colpita da una misteriosa malattia –Luigia afferma che il Signore le è apparso e le ha annunciato la sua miracolosa guarigione. Da quel momento Luigia Paparelli inizia sette anni di penitenza, e il 13 ottobre 1944 descrive una nuova esperienza mistica: si sente "pervasa da una forza misteriosa e violenta", percepisce "una energia passare dal cuore ai polpastrelli delle dita, come il flusso benefico di una nuova vita". Si convince così che in lei sta avvenendo un miracolo e vede il Sacro Cuore di Gesù affidarle una missione: quella di "risanare i corpi per recuperare le anime".

 

La prima guarigione attribuita ai poteri taumaturgici di Luigia si verifica in via Ottaviano 43 nell’ottobre del 1944, anno della fondazione della Missione Luigia Paparelli. Luigia, da quel momento, chiama coloro che la seguono i "Fratelli della Missione". Segno di appartenenza alla Missione è un anello che i fedeli portano al dito sul quale è raffigurata la Trinità. Luigia diviene così agli occhi dei suoi fedeli "La Maestra" e si sente investita del potere di guarire ed esorcizzare. Luigia "segna" il malato con un segno di croce sulla fronte, sulle labbra, sul cuore e sulla parte malata nel nome della Trinità e recita una breve preghiera: "Signore, scaccia da queste membra gli spiriti maligni". La "segnatura" di Luigia, tuttavia, non basta per ottenere la guarigione corporale e spirituale: è necessaria anche la collaborazione del malato che deve digiunare, pregare e fare penitenza. Coloro che sono "segnati" da Luigia sono da lei invitati ad andare in una chiesa cattolica per ricevere dal sacerdote l’assoluzione per i peccati commessi e l’eucarestia.

 

Nel 1970, quando la celebrità di Luigia si accresce notevolmente, il Vicariato di Roma, in una lettera del 27 febbraio 1970, dichiara che in seguito all’aumento di "manifestazioni superstiziose" di gente intorno alla persona di Luigia Paparelli e dei suoi collaboratori che, da lei inviati, si recano a "segnare" i malati, si verificano inconvenienti gravi come "l’incremento della superstizione a scapito della religione", e si conclude affermando come "certo che non c’è nulla di soprannaturale". Nel frattempo la Missione continua a diffondersi fino al giorno della morte di Luigia, avvenuta il 28 Agosto 1984 a Valmontone (Roma), mentre è circondata dai "Fratelli della Missione". Dopo la sua morte nasce La Missione - Luigia Paparelli che ha lo scopo di "contribuire alla diffusione, conoscenza e pratica della religione Cattolica, Apostolica, Romana. I centri in cui Luigia e i suoi collaboratori risiedono sono dislocati nel Lazio, in Umbria e in Toscana. Altri gruppi di diversa consistenza sono sparsi su tutto il territorio nazionale e all’estero.

 

Nei luoghi di preghiera di Gambassi e San Venanzo sono presenti i "templi" della Missione con statue e immagini che raffigurano Gesù, la Madonna, la Trinità e Luigia Paparelli. Poiché tutti i luoghi in cui la maestra è passata e ha svolto la sua missione rivestono un’importanza e una sacralità loro propria e divengono "luoghi di guarigione", i Fratelli della Missione si recano periodicamente nei "santuari" di San Venanzo e Gambassi dove festeggiano le ricorrenze tradizionali della Missione. A queste festività sono aggiunte quelle propriamente cattoliche. A causa delle controversie legate alla sua "successione", dopo la morte di Luigia Paparelli emergono incomprensioni e si delineano divisioni all’interno della Missione. Secondo alcune testimonianze la maestra, prima di morire, avrebbe chiamato a sé Rina Menichetti Frizza (nata nel 1928), una fedele residente a Orvieto che avrebbe "raccolto" le sue ultime parole. Questi "Fratelli" (chiamati anche "Apostolini") riconoscono in Rina l’erede "spirituale" di Luigia. Sono alcuni di questi ultimi che fondano l’associazione "La Missione - Luigia Paparelli". Gli altri Fratelli della Missione non riconoscono in Rina Menichetti alcun ruolo particolare nel movimento. È da precisare, comunque, che le "divisioni" nate dopo la morte di Luigia si ritrovano in modo particolare ai vertici del movimento, e non nella base, che spesso sorvola sulla validità o meno dell’una o dell’altra leadership. I "Fratelli della Missione" e gli "Apostolini" non svolgono alcuna forma di proselitismo attivo. La diffusione del movimento, invece, avviene di solito grazie a un "miracolato" che "sposa" la Missione di Luigia Paparelli e comincia a diffondere la notizia della sua capacità di guarire. I "Fratelli della Missione" in Italia (Lazio, Toscana, Umbria, Marche, Sicilia) e all’estero (Norvegia, Danimarca, Svezia, Svizzera, Francia, Stati Uniti) sono circa diecimila.

 

Luigia Paparelli non ha inteso fondare una nuova religione e ha espressamente manifestato la sua fede nell’"unica religione di Gesù Cristo fondata sull’osservanza dei 10 comandamenti". Da parte sua non ha affermato di compiere miracoli, quanto piuttosto di averli chiesti al Signore che glieli ha concessi. Non esiste, comunque, una "dottrina" della Missione. Piuttosto, gli insegnamenti di Luigia e i fenomeni soprannaturali di cui era convinta di essere protagonista hanno dato vita a una vasta comunità di fedeli che si sentono cattolici, il cui "vissuto spirituale" si differenzia a seconda della sensibilità religiosa individuale, dell’influenza più o meno consistente di una mentalità "superstiziosa", della religiosità ricca di segni e devozioni popolari tipiche dei luoghi in cui la Missione si è radicata. Una di esse è quella rivolta alla Trinità.

 

I membri della Missione prediligono in genere la liturgia cattolica nella sua forma "tradizionale", non sono propensi a ricevere la comunione sulle mani, ricevono l’eucarestia in ginocchio e solo se digiuni dalla mezzanotte. I "Fratelli della Missione" sono portati a vedere nel benessere materiale, nella salute fisica e nell’esercizio della purezza e del rigore morale elementi fondamentali della loro appartenenza alla Missione e una "benedizione" di Dio. Molto amate sono le feste della Missione (che spesso si concludono con spettacolari fuochi d’artificio), durante le quali si raccolgono molte centinaia di Fratelli nei luoghi dove sono eretti i "santuari". I rapporti con la gerarchia cattolica non sono sempre facili poiché Luigia, fra l’altro, si è proposta come guida e punto di riferimento spirituale per tutti quei cattolici che considerano la Chiesa come comunità sostanzialmente spirituale e che non sempre sono disponibili a seguire le direttive dell’autorità ecclesiastica.

 

È facile comprendere, quindi, come i motivi di contrasto con la gerarchia cattolica si siano acuiti dopo il 1948, quando Luigia Paparelli è diventata un punto di riferimento per alcuni cattolici colpiti dalle prese di posizione di Pio XII (1876-1958) sull’inconciliabilità fra comunismo e appartenenza alla Chiesa cattolica (sulla base di un ampio magistero pregresso). La frattura creata all’epoca in una parte, per quanto non ampia, del mondo cattolico ha fatto sì che il movimento di Luigia Paparelli si radicasse profondamente soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale (Umbria, Toscana Emilia-Romagna e Lazio) dove più forte era la presenza comunista. Quando i contrasti con la gerarchia cattolica e i parroci si aggravano i sacerdoti si rifiutano talora di amministrare i sacramenti ai "miracolati" di Luigia. È in questo periodo che Luigia invita i propri seguaci a riunirsi nei luoghi di preghiera fuori dalle chiese e a compiere la confessione e la comunione spirituale in sostituzione di quella sacramentale.

 

Pur rimanendo uniti nel considerare unico e irripetibile il "carisma" di Luigia, dopo la sua morte la maggioranza dei "Fratelli" riconosce in una delle sue più vicine fedeli Rina Menichetti Frizza, una figura che prosegue la sua Missione. La sua casa di Orvieto diventa il luogo in cui accoglie le persone. Rina vive un rapporto privilegiato con la maestra, che "vede" e dalla quale è convinta di ricevere messaggi che trascrive per i "Fratelli". I messaggi sono dattiloscritti su fogli nei quali è indicato sempre il luogo (Orvieto), la data (il giorno 8 di ogni mese) ed è presente un simbolo: una "L" sormontata da un triangolo (fino al giugno 1987), oppure da una stella. Rina racconta i suoi incontri con la maestra che la "fa salire sul suo cocchio" e la porta nel "suo Regno" insieme al Padre e a Maria. Nel "regno" di Luigia, che è il Paradiso, Rina descrive un "Castello" pieno di luci e un momento particolare nel quale ai membri della Missione è assegnato un "punteggio". In Paradiso il Padre apre di tanto in tanto un libro ed esamina i "voti" dei Fratelli. Egli ha il potere di "cancellare" chi dovesse tradire la Missione, ma è ricorrente l’"intercessione" della maestra e di Maria perché il Padre non "cancelli" nessuno.

 

Nelle visioni di Rina Menichetti, Luigia Paparelli afferma di essere il Figlio del Padre e che i Fratelli della Missione devono attendere il suo ritorno: "Il mio ritorno sarà la vostra vera liberazione". Alla fine di ogni "colloquio" Rina riceve la seguente "benedizione" da parte del "Trio Santo": "Nel nome del Padre, del Figlio Luigia, dello Spirito Santo e di Maria santissima". Al termine dell’incontro Luigia raccomanda a Rina di scrivere tutto quello che è accaduto. I "Fratelli della Missione" dichiarano di essere cattolici. Tuttavia, nel variegato e composito movimento originato da Luigia Paparelli, i fedeli, pur accomunati da una grande riconoscenza e venerazione verso la fondatrice, si differenziano quanto alle modalità e alla misura in cui vivono tale venerazione. Si segnalano, così, atteggiamenti che vanno dalla semplice e profonda riconoscenza verso Luigia, alla sua equiparazione a santa Rita da Cascia, fino a giungere alla sua "divinizzazione". Ciò avviene nei casi in cui il fedele vede in lei non solo una maestra, una guaritrice o una mediatrice fra sé e Dio, ma una "Maestra Divina" chiamata anche "Figlio-Luigia", la "reincarnazione" del Figlio di Dio, o la "donna dell’Apocalisse".

 

È comunque controversa la questione se sia stata la stessa Luigia a definirsi "Figlio di Dio" ovvero si tratti di un’attribuzione arbitraria da parte di una certa parte dei suoi seguaci. In alcuni casi la fede nei poteri taumaturgici di Luigia spinge i seguaci più intransigenti alla sfiducia nei riguardi della medicina tradizionale. Queste frange del movimento tendono a separarsi dal resto della società e, talvolta, dalla loro stessa famiglia. All’interno del movimento alcuni "Fratelli" scelgono di fare voto di castità e purezza perpetue (anche all’interno del matrimonio), o a vivere nel celibato, per potersi dedicare totalmente al servizio della maestra e della Missione. Naturalmente il rapporto fra i vari gruppi della Missione e la gerarchia cattolica risente di questa diversità di atteggiamenti e della diversità di approccio pastorale prescelto dalla gerarchia o dai parroci. Pertanto si assiste al verificarsi di contrasti forti ed evidenti (fino al rifiuto di amministrare i sacramenti) in alcune diocesi o parrocchie, mentre in altre la convivenza con i rappresentanti della Chiesa cattolica è serena. In alcuni casi i membri della Missione si sono avviati nel corso del tempo a un riavvicinamento concreto e significativo alla Chiesa cattolica, con il conseguente abbandono degli atteggiamenti e credenze più lontani dal cattolicesimo, e in altri casi l’appartenenza alla Missione non ha comportato alcun allontanamento dalla prassi e dalla dottrina cattolica.

 

 

N.B. QUESTA RELAZIONE E' UNA SINTESI DELLA PARTE RELATIVA AI GRUPPI ISPIRATI A BASILIO RONCACCIA E LUIGIA PAPARELLI PUBBLICATA SULL' ENCICLOPEDIA DELLE RELIGIONI IN ITALIA

 

 

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