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Il Primo e sesto capitolo del libro di Suor Veronica Gervasi nel quale racconta come è entrata nel Movimento Hare Krishna e come lo ha lasciato

FAI FIORIRE IL DESERTO di Veronica Gervasi, Presso l'Autrice, Nicolosi (CT), 1999.

Per gentile concessione dell'autrice pubblichiamo il Primo e secondo capitolo della Seconda Parte del suo libro

 

 

CAPITOLO 1

 

"Io cerco il tuo volto, Signore"(Sal 26,8)

 

Sicuramente questa storia farà arricciare il naso a qualche cattolico benpensante chiedo umilmente scusa, ma questa è la società che ho trovato e che mi ha portato a fare una scelta. Il perchè di quella scelta tenterò di spiegarlo nelle pagine che seguono ma solo chi ha vissuto come me il dramma della ricerca di Dio potrà capirmi fino in fondo. Del resto non cerco assoluzioni da parte degli uomini, perchè so di aver agito con retta intenzione e che, se peccato ho commesso, il Dio che ho sempre cercato, rincorso e ora trovato, mi ha già perdonato perchè mi ama. A lui solo, dunque il giudizio.

 

Avevo vent'anni quando lasciai la casa paterna per andare alla ricerca del Regno di Dio . In verità non sapevo neppure io cosa cercavo: un luogo? un volto? una luce? Sapevo soltanto che un abisso mi chiamava; qualcosa di non ben definito mi attirava a sè con una forza irresistibile. Era come inseguire una voce portata dal vento e che si disperdeva come l'eco in montagna: -Vieni!Vieni! Vieni!...Sono qui. Sono qui.Sono qui...-. Qui dove? 

 

La notte non dormivo, il giorno lo trascorrevo svolgendo le attività più normali: università, studio, volontariato in croce rossa, incontri con gli amici. Una sera piansi e urlai: - Dio, se ci sei da qualche parte vienimi incontro! -. I miei genitori pensarono che fossi impazzita. Alle loro domande tacqui. Dopo circa un mese li avvertii che lasciavo tutto e tutti per fare un'esperienza con gli Hare Krishna. 

 

Dopo circa un'ora ero sul pullman che mi portava al tempio. Le lacrime di mia madre e lo sguardo attonito e addolorato di mio padre e di mia sorella non servirono a nulla. Ormai avevo deciso; era giunta la mia ora. Mia sorella aveva fatto la sua scelta di sposarsi a quindici anni; i miei genitori avevano fatto le loro scelte, si erano sposati, avevano messo al mondo tre figlie. Avevo anch' io il diritto di fare la mia vita. Del resto ero sempre stata una persona responsabile, avevo sempre pensato con la mia testa; questo i miei genitori lo sapevano bene. Così mio padre disse: Fà come credi, la tua casa è sempre aperta. Torna quando vuoi-. Non c'è mai stata rottura con la mia famiglia e per la loro comprensione ringrazio il Signore. 

 

Molti si chiederanno perchè non abbia cercato Dio nella Chiesa Cattolica, dove sono stata educata. Vedete, io appartengo alla generazione di ragazzi vissuti dopo il Concilio Vaticano II. Dopo un decennio, ancora i risultati non si vedevano; la fase di transizione fù molto lenta. 

 

I miei genitori, da parte loro, sono brave persone, ma al tempo della mia partenza da casa non erano molto praticanti. Durante la mia infanzia e la mia adolescenza, mio padre trovava molto più interessante trascorrere la domenica mattina andando a caccia subacquea o giocando a pallone e il pomeriggio giocando a briscola con i fratelli e gli amici. Mia madre, invece, passava il sabato pomeriggio dal parruchiere, la domenica mattina a sbrigare le faccende di casa e il pomeriggio a chiaccherare con le sue cognate. Nessuno aveva tempo nè per andare a Messa, nè per portarmi all' oratorio delle suore. 

 

La mia educazione religiosa, iniziata a cinque anni e terminata a tredici, si riduceva ad una serie di divieti che rendevano sterile ogni rapporto con Dio e scoraggiavano ogni tentativo di ricerca. Nessuno mi ha mai spiegato il Credo in maniera comprensibile. Dovevo osservare i dieci comandamenti solo per non andare all' inferno. Poi m'insegnarono che i comunisti eran scomunicati, perchè avversari del Papa, i Protestanti erano Satana in persona, gli Ebrei erano perfidi deicidi. 

 

La morale cristiana, a cui dovevo attenermi per non peccare contro il sesto comandamento (non commettere atti impuri ) era: non indossare i pantaloni, tenere sempre i capelli legati, entrare in chiesa col capo coperto, non indossare abiti scollati e senza maniche, la gonna doveva essere lunga quattro dita sotto il ginocchio e, soprattutto, non dovevo mai rivolgere la parola ai maschi.

Ricordo ancora l'imbarazzo della suora che mi insegnava religione nel momento in cui dovette parlare del nono comandamento: non desiderare la donna d'altri. Cominciò con un esempio: - Se una bambina desidera la mamma di un'altra bambina commette peccato. -. Guardai la mia compagna di banco e le dissi: - Io questo peccato non lo farò mai, perchè voglio molto bene alla mia mamma! -.

 

Ero ossessionata dai cartelli presenti un pò ovunque nella scuola; c' era raffigurato un triangolo con l' occhio e la scritta lapidaria : "DIO TI VEDE". Una volta andai al gabinetto (oh! Guai a dire "gabinetto"! Dovevo dire "camera di pulizia") per fare i miei bisogni fisiologici. Mentre stavo per accomodarmi sul water, alzai lo sguardo e vidi anche lì il fatidico cartello "DIO TI VEDE".Vi confesso che divenne per me un serio problema, perche' per molto tempo non riuscii a fare i mie bisogni in maniera rilassata; anche a casa, nonostante mia madre non avesse attaccato nessun cartello, era diventato difficile.

 

Che c' entra Dio in tutto questo? Appunto, che c' entra? Dio non c' entra proprio niente e la mia ricerca nasceva da questa precisa constatazione! Dio non aveva niente a che vedere con quello che m' insegnava la suora o il prete. RIcordo le rare omelie domenicali che ascoltai: vere e proprie fillippiche. Il sacerdote dal pulpito urlava, urlava; non ho mai capito niente, nonostante la mia buona volontà. Dio restava per me un perfetto sconosciuto. Devo dire, però, che non ho mai messo in dubbio la Sua esistenza. Con un 'intuizione superiore, che certemente veniva dallo Spirito Santo, avevo capito che Dio è ben altro che un legislatore cieco o un curioso che non rispetta la nostra privacy.

 

Qualche mese prima della mia partenza ero andato a cercare Dio in chiesa. Avevamo da poco traslocato con la mia famiglia, così presi l'occasione per conoscere il mio nuovo parroco. Non c' era; mi sedetti su una panca proprio di fronte al tabernacolo e cominciai a parlare con l' Eucaristia che vi era custodita: - Chi sei? Io so che esisti. Parla! Cosa vuoi da me? -. Niente. Tutta la chiesa era immersa nella penombra; la lampada rossa ardeva per conto suo; il silenzio regnava, mentre Lui si allontanava da me ed io avvertii improvvisamente tutta la mia solitudine e mi sentii sprofondare nell' oceano di questo mondo. Ebbi la sensazione di annegare. Una mano mi scrollò forte, riportandomi alla realtà:- Signorina, esca! Devo chiudere! -. Mi ritrovai fuori sulla piazza assolata. - Mi ha mandato via - pensai- Perche? Continuerò a cercarti; forse mi aspetti da qualche altra parte. So che esisti. Ti troverò -. 

 

***

 

A giugno ebbi l'occasione di partire per Roma con mia sorella e mio cognato. Lì incontrammo un'amico benestante che ci portò a conoscere la città by night. Per una settimana frequentai i locali notturni, assistendo a spogliarelli e bevendo Vodka e aranciata, champagne, gin e limone e fumando sigarette. 

Una notte mi ubriacai... non ricordo niente. Mi fecero rincasare alle sei del mattino per farmi passare la sbornia. Alloggiavamo da mia zia e non potevo scandalizzarla ulteriormente.

Mia sorella e mio cognato ripartirono, ma io preferii rimanere ancora una settimana a Roma. Dopo aver conosciuto l'inferno, volli conoscere il paradiso. Così trascorsi quella settimana da vera pellegrina, girando a piedi le principali chiese e ascoltando Messe.

 

Poi tornai a Catania con gran sollievo di mia zia, che, poveretta, non ci capiva più niente. A settembre conobbi i devoti di krishna. Fu all'indomani di quell'urlo accorato:- Dio,se ci sei, vienimi incontro!-. Il Movimento Hare Krishna pratica la spiritualità indiana che adora il Dio unico ed ha il comandamento di fare tutto per devozione, cioè per amore verso Dio anche se non fa riferimento alla rivelazione cristiana. 

 

Fui accolta in un ambiente pulitissimo e bene illuminato. Anche il volto di quel giovane monaco indù era sorridente e luminoso. Mi offrì un succo di frutta naturale e un dolce fatto in casa. Parlammo di Dio. Non aveva fretta e io mi sentii a mio agio. Uscii da quel dialogo con l'impressione di aver incontrato qualcuno che poteva darmi delle risposte su Dio. 

 

Andai a trovarlo ancora e continuammo la nostra conversazione. Era tutto molto pacificante e una cosa che mi attraeva era l'estrema pulizia del tempio. Tutto era ordinato; c' erano sempre fiori freschi sull'altare e un bastoncino d'incenzo bruciava ad orari stabiliti, segnando l' ora della preghiera. Alla fine del settembre 1980 mi trasferii nella comunità per fare un'esperienza di vita spirituale vaishnava, il monoteismo indù. Presto lasciai le pratiche cristiane, che ritenevo senza senso, fatte più per abitudine che per reale comprensione, e misi Gesù Cristo in un cassetto dell' archivio della mia memoria, apponendovi l'etichetta "INCONOSCIBILE".

 

***

 

Della mia nuova vita mi piaceva tutto: la semplicità austera, il servizio volontario, la filosofia. Tutto parlava di Dio ed era fatto per amore di Dio. I miei nuovi fratelli di fede mi avevano spiegato che Dio è una persona trascendentale, celebrata dagli inni vedici coi nomi di Karuna - sindhu, che vuol dire "Oceano di misericordia ", Dina - bandhu, cioè Amico delle anime cadute (i peccatori), e soprattutto Krishna, Infinitamente Affascinante.

Attraverso le scritture vediche imparai a conoscere Dio e a scavare in profondità dentro me stessa. I miei anni di formazione furono assai duri, ma proficui. Imparai l' umiltà servendo gli altri, la tolleranza vivendo insieme a persone che venivano da esperienze diverse; imparai a vedere il buono in mezzo all' errore. 

Insomma, mi sentivo bene ed ero molto felice.

 

Gli anni passarono in fretta; divenni un' anziana e assunsi cariche di respnsabilità. Nel frattempo avevo viaggiato un pò: vissi un anno in Francia per ragioni di servizio e feci sei pellegrinaggi in India, soggiornandovi anche per tre mesi. L' esperianza indiana mi servì per apprezzare la mia vita comoda in Occidente. Ero molto stimata dai miei confratelli e consorelle; qualcuno m' invidiava. C'era anche chi faceva a gara per potermi rendere un piccolo servizio. Così, a mano a mano che il tempo passava, il mio orgoglio cresceva ed io non me ne rendevo conto; anzi, padrona com' ero delle scritture vediche, le usavo per giustificare ogni mia azione.

 

Fu allora che venni chiamata Soda Caustica, Acido Fenico e Crudelia Demon. Ero malata di efficientismo, protagonismo, narcisismo e ambinzione. Lavoravo tanto e questo mio continuo fare, fare, fare mi portò all' esaurimento delle forze fisiche. Mi accorsi di essere spiritualmente quasi morta. Chiesi aiuto al mio maestro spirituale: niente da fare, non mi capiva. Mi rivolsi ad altre guide spirituali del movimento Hare Krishna: peggio che andar di notte. Io soffrivo terribilmente e la mia sofferenza aumentava ogni volta che tentavo di comunicare con qualcuno che credevo capace di aiutarmi, di farmi capire cosa mi stesse succedendo. Intanto pregavo, pregavo quel Dio che mi aveva creato e che per anni avevo servito fedelmente con tutta me stessa. 

Passai così tre anni. Tre anni bui. Quando nessuno mi vedeva, sbattevo la testa contro il marmo dell' altare e gridavo dentro di me: - Mio Dio, dove sei? Non ti vedo più! -.

 

***

 

Un giorno era il settembre del '93, ricevetti una telefonata da mio padre che mi chiedeva se volessi andare ad Assisi con alcuni amici di famiglia che stavano partendo. Non so per quale motivo risposi di sì; probabilmente per distrarmi. Presi una scusa per allontanarmi dalla comunità per qualche giorno; mi confidai con Maria Laura, mia diretta collaboratrice e amica fidata, che accettò di sostituirmi nelle mie mansioni. Partii per Roma, dove incontrai i miei amici che mi portarono ad Assisi. Non c' ero mai stata. Fu una folgorazione! 

 

Dopo tredici anni assistetti ad una Messa, feci il segno della croce e recitai il Padre Nostro. Davanti al grande Crocifisso di S. Damiano (non quello di S. Francesco bensì quello conservato dal monastero) piansi. Non sapevo perchè: erano lacrime di liberazione. Mentre guardavo il Crocifisso, così realisticamente rappresentato, con le ferite aperte e l' espressione morente, gli chiesi: - Dov' eri? Perchè sei rimasto nascosto? Perchè hai permesso che io andassi così lontano per cercarti? -. Uscendo dal convento un amico mi disse: - Hai mai letto le Confessioni di S. Agostino?-; No - risposi. - Leggile! Sono bellissime! -.

Alla prima libreria mi fermai e acquistai il libro.

 

Tornai al tempio. Ero diversa. Mi sentivo rigenerata. Nel mio cuore c' era una luce nuova, che persisteva anche la notte. Nei momenti liberi leggevo i testi che avevo portato da Assisi: le Confessioni e gli scritti di Chiara e Francesco. Avevo con me anche una Bibbia e mi procurai anche un' immagine di Dio il misericordioso, che misi sul comodino. Un giorno, erano circa le tre del pomeriggio, udii una voce ben distinta che mi disse: - La recita del Pater Noster e la lettura del Vangelo porteranno luce nella tua vita -. 

 

Io non conosco il latino, sebbene abbia frequentato la magistrali; è la lingua che non ho mai sopportato. Le declinazioni poi, non le ho mai azzeccate. Mi chiesi cosa significasse tutto ciò. Comunque pensai bene di non fare niente ed aspettare: forse quella voce era frutto della mia immaginazione. Dopo due giorni, alla stessa ora, udii chiaramente dentro di me le stesse parole. - Mio Dio, sono diventata matta! - pensai. Comunque, quella volta diedi ascolto alla "voce". Cominciai a recitare il Padre Nostro sul mio rosario vaishnava (è composto da 108 grani, il doppio esatto di quello mariano) e la sera leggevo il Vangelo.

 

La mia comprensione non andava al di là del significato letterale, ma sentivo che mi faceva bene. Dopo qualche tempo mi procurai un rosario mariano e, con l' aiuto di un libretto, cominciai a recitare i Santi Misteri. Mi sentivo meglio. Ero uscita dal tunnel in cui ero entrata tre anni prima e provavo nuovamente gioia per la vita spirituale.

Una mattina mi svegliai con il desiderio di recarmi in chiesa per pregare, ma non sapevo come uscire, dal momento che il tempio era un pò distante dal paese ed io non guido la macchina. Così chiesi ancora una volta a Maria Laura di aiutarmi accompagnandomi di nascosto. Un pò sorpresa per l' insolita richiesta, mi accontentò. Il bisogno di ritirarmi in chiesa per pregare mi portò a ripetere la richiesta diverse volte; diventò una "fuga" attuata ogni qual volta il servizio me lo permetteva. Maria Laura mi accontentava sempre, ma senza nessun interesse personale, in spirito di pura amicizia.

 

Un giorno, però accadde qualcosa di nuovo. Quella mattina la chiesa era gremita di fedeli, sebbene non fosse domenica. - Può darsi che si celebri un matrimonio - pensai. Invece dall' omelia capii che quel giorno era festa per i cristiani: 8 Dicembre, solennità dell' Immacolata Concezione. Ascoltai la Santa Messa con Maria Laura, poi, quando l' assemblea dei fedeli si sciolse, mi portai ai primi banchi, proprio davanti al tabernacolo e cominciai a parlare col Signore. - Che vuol dire tutto questo? Perchè oggi mi hai chiamato qui? -. Tutto era silenzioso. Sentivo molta pace. Accanto al tabernacolo ardeva la lampada rossa che mi segnalava la presenza del Signore. Alla mia destra c' era una nicchia con una statua molto bella della Madonna. Continuai a pregare: sapevo che il Signore mi stava ascoltando.

 

Maria Laura era rimasta in fondo alla navata, passegiando lentamente e recitando la preghiera vaishnava. Ad un certo punto udii il sacrista che ci invitava ad uscire. Ci ritrovammo sulla piazza assolata di quel mezzogiorno di dicembre. Appena mise in moto la macchina, Maria Laura, con un tono che a malapena celava una forte emozione, mi disse:

- Senti, mi racconti la storia del Signore Gesù?

- Perchè, non la conosci?

- Un pò confusamente. Sai, nella mia famiglia la la religiosità si riduceva alla Messa di Pasqua e di Natale ed io non ho mai frequentato il catechismo seriamente. Pensa che quando mia mamma mi mandava alla recita del rosario, nel mese di maggio, io me ne andavo in giro. Recitavamo persino delle filastrocche irriverenti nei confronti della Madonna. Poi ho frequentato la scuola publica; non sono stata in collegio come te.

- Ma perchè la vuoi sapere?

- Perchè vedi... mentre tu eri in preghiera, mi è successa una cosa strana.

- Che cosa, racconta! 

Fai fiorire il deserto