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Il reiki si può definire una «quasi religione»: nonostante, infatti, l'assenza del concetto di salvezza e di una teologia vera e propria, è innegabile il riferimento al concetto chiaramente panteistico di un’energia universale con caratteristiche divine. 

 

 

Il reiki è una tecnica di origine giapponese per ridurre lo stress, rilassarsi e incrementare il proprio grado di benessere fisico e morale. 

Benché il reiki non si presenti come un sostituto o un'alternativa rispetto alla medicina tradizionale, è spesso inquadrato fra le cosiddette «pratiche terapeutiche alternative» o «medicine alternative». 

 

Il nome reiki designa anche il movimento di coloro che praticano questa tecnica e condividono un certo numero di principi che la sostengono. 

Il reiki si basa sull'idea che un'energia (ki) universale (rei) scorre all'interno di tutti gli esseri viventi. Il flusso di questa energia può essere migliorato o corretto, in caso di deviazioni – tramite semplici gesti di una persona iniziata al reiki, che appoggia le mani su un’altra persona (o su se stessa), oppure leva semplicemente le mani in direzione dell’altro, senza toccarlo. 

 

Il reiki fu portato in Occidente dalla signora Hawayo Takata (1900-1980), una hawaiana di origini giapponesi, che lo aveva scoperto durante un viaggio in Giappone tra il 1935 e il 1937. Tornata nelle Hawaii nel 1937, la Takata invitò il suo maestro giapponese di reiki a raggiungerla, e insieme aprirono il primo centro occidentale nel 1938. 

Oggi si calcola che oltre un milione di persone nel mondo si sottopongano regolarmente a sedute di reiki. 

 

Ma, insieme con il successo, si è manifestata anche qualche polemica. Le diverse scuole, centri, associazioni di reiki non sempre vanno d’accordo fra loro e alcuni gruppi sono accusati da altri di chiedere cifre esorbitanti o comunque eccessive. Chi in Occidente ha raccontato la storia del reiki alcune volte ha preso una certa libertà narrando i fatti, forse per adattare meglio questa tecnica ai gusti occidentali.

 

Ad esempio, secondo alcuni testi di sostenitori del reiki, il fondatore, Mikao Usui (1865-1926), sarebbe stato un pastore in una Chiesa protestante, e non manca chi afferma che sarebbe stato addirittura un sacerdote cattolico. In realtà Usui non è mai stato cristiano, in quanto si è formato ed ha sempre vissuto all’interno della tradi-zione del buddhismo giapponese. 

 

Questa tecnica prevede una iniziazione in tre livelli: il primo consente l’apertura dei propri canali energetici, il secondo permette di guarire a distanza, il terzo di aprire i canali altrui. C’è anche chi afferma – ma il punto è controverso – che esistono tre altri livelli più segreti. 

Di Usui si sa relativamente poco, ma è certo che egli insistesse, come fanno oggi i suoi successori, sulla natura divina dell’energia universale, inoltre alcuni concetti del reiki richiamano piuttosto da vicino le dottrine di alcune nuove religioni giapponesi, che spesso si fondono con idee di derivazione esoterica o New Age. Questi elementi rendono particolarmente appropriata la definizione del reiki come una «quasi religione»: seppure infatti sono assenti un concetto di salvezza ed una teologia della storia, è innegabile che il reiki faccia riferimento ad un concetto chiaramente panteistico di un’energia universale che presenta caratteristiche divine. 

 

Per un cattolico, naturalmente, si pone il problema della «doppia appartenenza» e cioè della impossibilità di conciliazione fra la sua fede e una «quasi religione» che da questa si discosta.

 

 

[Il testo, rivisto e aggiornato dall’autore, riprende un intervento della rubrica di consulenza sulla nuova religiosità che lo stesso cura settimanalmente sul portale Internet cattolico Totus Tuus Network: www.totustuus.org]

 

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