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Il pensiero "New Age" veicolava un messaggio utopico sull'avvento dell'età dell'oro, incompatibile con il messaggio cristiano, ma, a suo modo, nobile.

 

Gli sviluppi attuali di questo pensiero, il "Nuovo New Age", degenerano ulteriorimente, verso l'individualismo e il narcisismo spirituale

 

La difficoltà nel comprendere un fenomeno complesso quale quello del New Age è del tutto giustificata, non a caso, con un pizzico di civetteria, i portavoce del New Age affermano o, meglio – come diremo – affermavano, che la realtà che essi proclamano e diffondono è talmente originale e innovativa che non può essere definita in alcun modo. 

 

In verità, gli studiosi hanno ormai raggiunto un consenso su una descrizione che permette di aprire sul New Age quattro finestre che, complessivamente, danno un quadro piuttosto completo e preciso del fenomeno.

 

Dal punto di vista psicologico il New Age è uno stato d’animo: è la sensazione di essere alla vigilia o di essere già entrati in una “Età dell’Oro” in cui tutto cambia, nella cultura, nella qualità della vita, nell’accostamento alla medicina, nella religione, nella politica, nell’arte, nella letteratura e così via.

 

Dal punto di vista storico il New Age è un movimento di risveglio all’interno della cultura di un mondo laico interessato a tematiche di tipo magico, occulto ed esoterico, che verso la metà del ventesimo secolo conosceva un momento di crisi e su cui l’idea di un imminente avvento dell’”Età dell’Oro” intervenne apportando nuovo vigore.

 

Dal punto di vista sociologico il New Age appare privo di gerarchie e strutture, non è un nuovo movimento religioso o una “setta”, ma è piuttosto un network, una “rete” fluida di diversi gruppi che si ritrovano per iniziative o intorno a idee comuni, ma che possono presentare fra loro anche differenze e contraddizioni. Più precisamente, il New Age è una “rete di reti” – un metanetwork – che fa incontrare tra loro tutta una serie di network, che esistevano in qualche caso da decenni, se non da secoli, ma non comunicavano tra loro. In particolare, si possono individuare tre network principali: spiritualità alternative (fra cui dominano il channeling – forma moderna dello spiritismo –, un grande interesse per le religioni orientali, l’occultismo, l’esoterismo, l’astrologia, i dischi volanti e le credenze reincarnazioniste), terapie alternative (medicine “olistiche”) e politiche alternative (come quella dell’”ecologia profonda”, teorizzata nel 1972 dal filosofo norvegese Arne Naëss, secondo cui il vero avversario delle riforme ambientalistiche è l’antropocentrismo e la visione che risale alla Bibbia per cui l’uomo è qualitativamente superiore alle altre forme della natura).

 

Infine, dal punto di vista dottrinale, si deve notare che anche se all’interno del fenomeno coesistono, insieme a temi diffusi, idee diverse e contraddittorie, il New Age è tenuto insieme da un principio di carattere epistemologico che può essere definito “relativismo volontarista”, per cui ognuno di noi può creare il suo mondo, e ogni mondo ha la sua verità. Se non esiste la verità, naturalmente non esisteranno le verità (morali, filosofiche, religiose), ma solo infinite possibilità sostanzialmente di uguale valore. 

 

Il New Age preferisce parlare di “spiritualità”, che non comporta il riferimento a dogmi o tesi precise, piuttosto che di “religione”. Tale spiritualità è di tipo sincretista e panteista: il mondo è descritto come un oceano di energia, di cui noi stessi siamo parte. In questo senso per il New Age si può dire che noi – propriamente – siamo Dio, secondo la celebre espressione dell’attrice Shirley MacLaine, una delle principali portavoce. Per i motivi accennati si comprende perché il Papa Giovanni Paolo II si sia sempre espresso in termini fortemente critici nei confronti di questo fenomeno. 

 

Bisogna però tener conto del fatto che da qualche anno, soprattutto negli Stati Uniti – ma oggi se ne parla anche in Italia –, si è incominciato a parlare della “crisi” e “fine” del New Age. Una delle cause della fine è la commercializzazione del fenomeno, tuttavia il motivo più profondo è quello intrinseco a tutti i millenarismi di carattere ottimista e dunque utopico: si attendeva l’Età dell’Oro, cioè un’epoca di pace, di progresso e felicità, ma questa Era non è venuta. Al contrario, invece, ci sono state guerre, miserie, scandali, malattie. Giova comunque ricordare che le novità culturali americane giungono nel Vecchio Continente con un certo ritardo, per cui un fenomeno che è alla fine negli Stati Uniti potrà essere all’apogeo in Italia e solo ai suoi inizi in Paesi come la Russia o l’Albania, che per diverse cause sono più arretrati in fatto di alcune mode e culture. 

 

Inoltre, la “fine” del New Age significa solamente la “fine” del metanetwork, mentre i singoli gruppi potranno continuare ad esistere pur essendo caratterizzati probabilmente da maggiore autonomia. Proprio per questo PierLuigi Zoccatelli, studioso del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), nel suo volumetto Il New Age pubblicato per i tipi della ElleDiCi, paragona il New Age al “celebre” cadavere di cui si parla in tanti film polizieschi, la cui morte risale ad alcuni anni fa, ma la cui autopsia rivela che sul terreno della cultura popolare permangono molte tracce che si mostrano dure a morire.

 

Oggi, poi, è evidente il manifestarsi di una nuova tendenza: il Next Age (detto anche New Edge o Next Stage), che non promette più l’Età dell’Oro per tutta l’umanità e proclama che anche se questa va in degrado ed è afflitta da vari problemi, agli aderenti è comunque aperta la via per raggiungere uno stadio superiore di consapevolezza. Il Next Age può essere definito come il passaggio del New Age dalla terza alla prima persona singolare, o ancora come la separazione del New Age dal suo momento utopistico. Era stata promessa l’Età dell’oro, la nuova era per il Pianeta Terra, che non si è realizzata. 

 

Si dice allora: “Forse il New Age non verrà per il Pianeta, forse la società nel suo insieme andrà alla rovina, ma tu, tu personalmente puoi entrare nel tuo New Age personale, uno stato di superiore felicità, benessere, salute”. C’è continuità fra New Age e Next Age e anzi i portavoce del Next Age affermano che una componente individualistica nel New Age c’è sempre stata. Hanno ragione: c’era, ma era tenuta in secondo piano, e i suoi esponenti – personaggi come Anthony Robbins o Deepak Chopra, oggi conosciutissimi – erano guardati con sospetto come maestri di un narcisismo che non lasciava nulla all’utopia. Caduta l’utopia, oggi vengono in primo piano.

 

In ultima analisi, il “nuovo New Age” – ossia il Next Age – appare persino peggiore del suo predecessore: se infatti il New Age – pur rimanendo assolutamente incompatibile con il messaggio cristiano, nella sua spinta utopica era caratterizzato da un sentimento nobile – il Next Age è invece segnato da una tendenza – puramente individualistica – di narcisismo spirituale, che non è fuori luogo definire semplicemente egoismo.

 

Andrea Menegotto

 

© giugno 2002