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Questo studio esamina gli aspetti controversi della dottrina della reincarnazione confutando le diverse tesi che tendono a dimostrare la conciliabilità con la dottrina cattolica o a sminuire l'importanza dei pronunciamneti del Magistero. 

 

 

Appunti per il corso di Storia delle Religioni presso l’«Università Casa Famiglia» di Carnago (Varese) - a.s. 2001-2002

 

«Trasmigrazione», «metempsicosi», «reincarnazione» o «rinascita» dell’anima[1] sono sinonimi che stanno ad indicare il transito dell’anima di un individuo dopo la sua morte da un corpo a un altro o da una forma di esistenza a un’altra. La credenza nella reincarnazione ha origini antichissime, si sono trovate tracce nelle religioni dell’Africa e dell’Australia. Oggi gli egittologi non sono più d’accordo sul fatto che gli antichi Egizi credessero in essa, anche se autori come Platone (428/427-347 a.C) ed Erodoto (ca. 484-425 a.C.) non avevano dubbi in proposito. Dall’Europa sud-orientale e dall’Asia Minore la credenza giunse in Grecia e qui venne accolta dai seguaci del filosofo e matematico Pitagora (570-490 ca. a.C.) che si ispirò alle dottrine dell’orfismo, secondo le quali il ciclo di reincarnazioni successive conduceva l’anima alla purificazione. Attinsero alle dottrine orfiche anche Platone e le correnti filosofiche del neoplatonismo e del neopitagorismo. L’idea della trasmigrazione non venne mai accolta nel cristianesimo e nell’ebraismo ortodosso (tra gli ebrei solo i cabalisti l’hanno accettata). 

 

Nel pensiero religioso e filosofico orientale la teoria della trasmigrazione appare chiaramente affermata per la prima volta in forma dottrinale nella raccolta di testi filosofico-religiosi indiani delle Upanisad (VIII-VII sec. a.C.); da allora, le varie opere della tradizione religiosa orientale parlano della trasmigrazione. Il concetto centrale è quello di karma (in sanscrito «azioni»), vocabolo utilizzato per indicare l’insieme delle leggi che regola la reincarnazione. Propriamente il karma rappresenta nella filosofia indiana la somma delle azioni individuali, buone o cattive, unite all’anima nella trasmigrazione: ogni nuova incarnazione e ogni vicenda sperimentata dal corpo è determinata dal karma precedente. Samsara («pellegrinaggio») è il termine sanscrito che indica la reincarnazione come il ciclo di vite, morti e rinascite cui è soggetto ogni essere vivente. Secondo la concezione tradizionale, ancora oggi valida, si può descrivere la reincarnazione dicendo che la condizione in cui l’anima rinasce è determinata dalle azioni buone o cattive compiute nelle incarnazioni precedenti; le anime di coloro che operano il male rinascono in forme inferiori. Sia l’induismo che il buddhismo auspicano il superamento di questo processo e la liberazione, dal momento che l’esistenza è una condizione di sofferenza. L’induismo, in particolare, considera il samsara come il vero e proprio migrare dell’anima individuale - l’atman - da un corpo all’altro fino alla liberazione, il momento in cui ha luogo la sua identità con il brahman, l’anima universale. Questa liberazione si raggiunge mediante i riti e le varie pratiche, proposte dalle diverse scuole filosofiche e religiose di purificazione, grazie ai quali si cancellano i residui del karma e si rinuncia ai desideri del mondo.

 

In Europa, dopo che nel Medioevo la teoria della trasmigrazione delle anime era diventata una credenza marginale, in epoca moderna – e in particolare nel periodo illuminista – le idee sulla reincarnazione fanno la loro comparsa[2]. La tesi reincarnazionista venne ad esempio sostenuta dal filosofo Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781) nella sua opera del 1780 intitolata L’educazione del genere umano, inoltre centinaia di gruppi e autori, grazie anche al diffuso interesse per l’Oriente che si sviluppa nel diciottesimo secolo, parlano di essa. Relativamente a questo periodo alcuni rilievi sono senza dubbio importanti da fare: la dottrina reincarnazionista si diffonde in particolare in ambienti che hanno a che fare con lo spiritismo, la magia e l’occultismo in genere. Si cerca inoltre di dare una parvenza di scientificità alle affermazioni riguardanti il ricordo di vite passate, questo è quello che avviene, ad esempio, con la teoria del magnetismo animale di Franz Anton Mesmer (1734-1815), e la sua concreta applicazione ad alcuni pazienti che – una volta magnetizzati – sarebbero stati in grado di ricordare vite passate. Nel secolo diciannovesimo e ventesimo - come ben mostra Massimo Introvigne[3] - si può chiaramente assistere alla frammentazione della credenza reincarnazionista in diversi modelli o ambiti.

 

a. Si può così individuare un modello spiritico, dove, grazie soprattutto ad Allan Kardec (1804-1860), autore de Il Libro degli Spiriti, si realizza una stretta unione fra reincarnazione e spiritismo. All’interno dello spiritismo sono allora individuabili due correnti che hanno, riguardo alla reincarnazione, tesi contrastanti: quella degli spiritisti latini che credono, secondo la teoria codificata da Kardec e ora diffusa soprattutto in America Latina, che le anime dei defunti passano da un corpo all’altro dimenticando le vite precedenti e ricalcando così la legge karmica tipica di alcune credenze e religioni orientali quali l’induismo ed il buddhismo, e la corrente degli spiritisti inglesi e statunitensi, che invece, nella loro maggioranza, rifiutano categoricamente ogni concetto di rinascita[4].

 

b. Un secondo modello è quello dell’occultismo e dei nuovi movimenti magici, dove la credenza nella reincarnazione è diffusa quasi in ogni contesto;

 

c. Il modello orientale, consiste invece nella propaganda di dottrine reincarnazioniste genuinamente orientali in Occidente da parte di maestri della tradizione indiana. L’episodio cardine in questo senso fu rappresentato dal Parlamento Mondiale delle Religioni (su cui esercitò una forte influenza la Società Teosofica) che fu riunito per celebrare il quarto centenario della scoperta dell’America nel quadro dell’Esposizione Universale di Chicago del 1893. Questo avvenimento fu per molti occidentali la prima occasione per venire in contatto con alcuni maestri indiani.

 

d. La Società Teosofica rappresenta un quarto modello, in cui le dottrine squisitamente orientali vengono ampiamente diffuse, ma anche adattate ad un contesto occidentale e ad uno sfondo di carattere occultista[5].

 

e. Il modello scientifico raggruppa in un insieme le varie esperienze psicologiche e parapsicologiche di coloro che, prese le mosse da Mesmer e dai sostenitori del magnetismo animale, elaborarono la pretesa di dare dimostrazioni scientifiche della reincarnazione.

 

f. Un ultimo modello può essere infine individuato nel tentativo di conciliare reincarnazione e cristianesimo, proponendo diversi argomenti ed in particolare affermando che la Bibbia stessa e alcuni fonti cristiane attesterebbero la credenza nella reincarnazione.

 

A partire dagli anni 1950 si assiste ad una ricomposizione di questi modelli reincarnazionisti in un’unica visione sintetica e unitaria. Il punto di partenza di questa ricomposizione è rappresentato dalla dottrina della Chiesa di Scientology[6], che presenta la sua visione reincarnazionista davvero in maniera sintetica rispetto i modelli di decomposizione precedenti: infatti essa si rivela aperta ad apporti orientali, ad influenze della tradizione occultista, ma anche connotata dalla pretesa di dare indicazioni scientifiche certe e documentate. Tuttavia la Chiesa di Scientology presenta una visione specifica del mondo e dell’uomo che solo chi accetta tutti i presupposti dottrinali stabiliti dai testi del fondatore - Lafayette Ronald Hubbard (1911-1986) - può condividere. Il vero terreno di ricomposizione, di diffusione e di sviluppo dei vari modelli reincarnazionisti è allora propriamente il fenomeno New Age, il quale è per sua natura disposto ad accogliere una pluralità di visioni che possono essere integrate all’interno del clima olistico, relativistico e sincretistico che lo caratterizza[7]. In effetti, i temi e le idee ricorrenti nel New Age sembrano riassumere ed integrare in un unico (anche se multiforme) contesto diversi ambiti della frammentazione che sono stati presi in considerazione: la ricerca di spiritualità alternative e il ricorso a tecniche di meditazione – che sfociano di frequente in direzione delle tradizioni orientali – veicolano spesso la dottrina della reincarnazione; occorre ricordare poi che gli autori del New Age fanno riferimento continuo a questa dottrina e i messaggi spiritici del channeling con frequenza si rifanno ad una idea reincarnazionista; inoltre il sottofondo occulto e le origini che il New Age trova nella Società Teosofica senza dubbio fanno rientrare fra i temi dominanti anche l’idea della trasmigrazione. 

 

E’ tipico però del New Age tentare anche un approccio scientifico al discorso dei ricordi di vite passate, tuttavia le affermazioni legate al presunto valore scientifico e alla possibilità di dimostrare empiricamente il valore della legge karmica, non sono convalidate dai più rigorosi ambienti scientifici. Se infatti i sostenitori della reincarnazione fanno riferimento come tesi fondamentale all’esperienza delle «regressioni ipnotiche» in cui alcuni pazienti sarebbero messi in condizione di avere ricordi di passate esistenze, validi esperti – psichiatri e psicologi – qualificano tali esperienze come non significative e comunque attribuiscono loro altre spiegazioni diverse dall’ipotesi reincarnazionista[8]. Da ultimo, il clima sincretistico ed esoterico dominante nel New Age, porta spesso a dire che il cristianesimo non è incompatibile con la dottrina reincarnazionista. Diversi studi di autori cattolici e prese di posizione in ambito pastorale - spesso ricchi di documentazione di carattere storico e teologico, smentiscono la validità di queste affermazioni[9], tuttavia questa idea ha preso piede anche negli ambienti cristiani ed ecclesiali, al cui interno - come rilevano alcuni studi sociologici e rilevamenti statistici[10] - pure alcuni cattolici praticanti rivelano idee contraddittorie o quanto meno confuse. 

 

Relativamente a tale questione, paiono emergere tre principali tesi che prenderemo brevemente in esame.

 

1. La prima tesi ritiene che la reincarnazione spiegherebbe in maniera più razionale il destino dell’uomo, le sue diversità fisiche e morali come giusta conseguenza delle vite precedenti. Questa teoria attinge in modo rilevante - come già accennato - dalle dottrine orientali quali quelle della religioni induista e buddhista. Il pensiero che si possa nascere e morire fisicamente più di una volta è tuttavia inconcepibile per la visione antopologica cristiana, in quanto il cristianesimo non disgiunge mai il corpo dall’anima e dallo spirito che compongono l’identità umana[11]. Inoltre, per il cristianesimo, questa tesi rappresenta una spiegazione illusoria del destino umano, dato che non fa altro che spostare il problema a monte: se la condizione attuale di un uomo può essere spiegata in base al suo comportamento in una vita precedente, questo stesso comportamento si spiegherebbe a sua volta in base ad un’ulteriore vita precedente. Ma in tal modo non si fa altro che innescare un processo all’infinito.

 

2. La seconda tesi afferma che la reincarnazione non sarebbe incompatibile con il cristianesimo. Tuttavia, nel Nuovo Testamento non si parla mai di reincarnazione, si parla invece di restaurazione dell’uomo, rigenerazione dello spirito, rinnovamento mediante l’effusione dello Spirito Santo.... Inoltre, per quanto concerne specificamente il cattolicesimo, occorre constatare che la reincarnazione viene esclusa dal Magistero costante della Chiesa che ha condannato punti e dottrine collegati a quella della reincarnazione, ad esempio la preesistenza delle anime. Il Concilio Vaticano II afferma, citando Ebrei 9,27, che vi è un unico corso della vita umana terrena[12], ma – per ciò che concerne l’escatologia cattolica – sono molto importanti anche alcuni numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica, che di seguito è opportuno citare integralmente: «[1022] Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione [Purgatorio], o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore». Al giudizio particolare segue il giudizio finale, nel momento della seconda venuta di Cristo, cioè il suo ritorno glorioso, la Parusìa: «[1038] La risurrezione di tutti i morti, “dei giusti e degli ingiusti” (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà “l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell’Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv 5,28-29). Allora Cristo “verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli... E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra... E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,31.32.46). [...] [1040] Il Giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l’ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte. [...] [1059] La santissima Chiesa romana crede e confessa fermamente che nel giorno del Giudizio tutti gli uomini compariranno col loro corpo davanti al tribunale di Cristo per rendere conto delle loro azioni. [1060]Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Allora i giusti regneranno con Cristo per sempre, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo materiale sarà trasformato. Dio allora sarà “tutto in tutti” (1Cor 15,28), nella vita eterna».

 

3. Infine, la terza tesi ammette che la Chiesa cattolica ha condannato la reincarnazione, ma sostiene che la condanna avrebbe motivazioni politiche e sarebbe tardiva, risalirebbe infatti al Secondo Concilio di Costantinopoli (553) e sarebbe dovuta alle pressioni dell’imperatore Giustiniano (483-565, imperatore romano d’Oriente dal 527 al 565) su papa Vigilio (?-555, il cui pontificato inizia nel 537); i primi cristiani avrebbero invece creduto nella reincarnazione. Questa opinione, alla luce di articolate e ben documentate argomentazioni storiche e teologiche svolte in ambito cattolico, si rivela però priva di ogni fondamento[13]. Appare evidente piuttosto il fatto che gli autori cristiani dei primi secoli, i Padri della Chiesa, hanno sempre condannato la dottrina reincarnazionista, mente risultano averla sostenuta solo gli gnostici, giudicati eretici dalla Chiesa dei primi secoli. L’incompatibilità con il dogma ecclesiastico era già acquisizione comune due secoli prima di Giustiniano, come testimoniano, per esempio, gli scritti di Sant’Agostino di Ippona (354-430), San Girolamo (340?-419/420), S. Gregorio di Nissa (?-385/386), tutti antecedenti di quasi due secoli il Secondo Concilio di Costantinopoli.

 

Andrea Menegotto

 

 

© maggio 2002

 

 

 

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Note

 

[1] Sulla reincarnazione in generale e sul suo rapporto con il cristianesimo: cfr. CESNUR (a cura di M. Introvigne), La sfida della reincarnazione, Effedieffe, Milano 1993, Alessandro Nangeroni, La reincarnazione, Xenia, Milano 1995, Pietro Cantoni, Cristianesimo e reincarnazione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, Monsignor Giuseppe Casale [Arcivescovo emerito di Foggia-Bovino], Nuova religiosità e nuova evangelizzazione. Lettera Pastorale (6 marzo 1993), Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 1993, in particolare pp. 65-69, Monsignor Hans Ludvig Martensen [Vescovo di Copenaghen], Reincarnazione e dottrina cattolica. La Chiesa di fronte alla dottrina della reincarnazione (1991), tr. it. di don Daniel Adner e collaboratori, Cristianità, Piacenza 1993, Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni attuali riguardanti l’escatologia, in La Civiltà Cattolica n. 143\3401 (7 marzo 1992). Sulle grandi tradizioni religiose orientali a cui si fa cenno cfr., in prospettiva estremamente sintetica, Francesca Brezzi, Le grandi religioni, Newton Compton, Roma 1994, pp. 19-44, Leonardo Vittorio Arena, La filosofia indiana, ibid., 1995, Pio Filippani Roncoroni, L’induismo, ibid. 1994, dello stesso autore, Il buddhismo. Storia e dottrina, ibid. Per un inquadramento della presenza in Italia di queste realtà religiose: cfr. i capitoli ad esse dedicati in CESNUR, Enciclopedia delle religioni in Italia, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 2001, in part. pp. 495-624 (induismo, buddhismo e i loro movimenti).

 

[2] Per avere un quadro esauriente sulla comparsa e lo sviluppo della dottrina della reincarnazione in Occidente dal diciottesimo al ventesimo secolo: cfr. M. Introvigne, «Reincarnazione e nuovi movimenti religiosi», in CESNUR (a cura di M. Introvigne), La sfida della reincarnazione, cit., pp. 15-57.

 

[3] Ibid.

 

[4] Sullo spiritismo, in generale, cfr. Michael W. Homer, Lo spiritismo, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997.

 

[5] Per una scheda sulla Società Teosofica e per una descrizione degli ambienti e dei gruppi di origine e ambiente teosofico, cfr. CESNUR, Enciclopedia delle religioni in Italia, cit., pp. 767-781.

 

[6] Su cui, cfr. J. Gordon Melton, La Chiesa di Scientology, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1998.

 

[7] Sul New Age e sulla sua «evoluzione-involuzione» in chiave individualistica, il Next Age, cfr. - per un’introduzione generale - M. Introvigne, Storia del New Age 1962-1992, Cristianità, Piacenza 1994, la cui 2a ed. riveduta e aggiornata è stata pubblicata con il titolo New Age & Next Age, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2000; PierLuigi Zoccatelli, Il New Age, Elle Di Ci, Leumann (Ttrino) 19993; Luigi Berzano, New Age, il Mulino, Bologna 1999 e, a mia cura, New Age: «fine» o rinnovamento? Le origini, gli sviluppi, le idee, la crisi, la «fine» del New Age e la nascita di un nuovo fenomeno: il Next Age. Una nuova sfida per la Chiesa, Sinergie, San Giuliano Milanese (Milano) 1999.

 

[8] Sul punto: cfr. Ermanno Pavesi, «Reincarnazione e ricordo di vite passate: la posizione dello psichiatra», in CESNUR (a cura di M. Introvigne), La sfida della reincarnazione, cit., pp. 123-158.

 

[9] Cfr. in particolare: P. Cantoni, op. cit., e Mons. H.L. Martensen, Doc. cit.

 

[10] Cfr., per esempio, M. Introvigne – L. Berzano, Il gigante invisibile. Nuove credenze e minoranze religiose nella provincia di Foggia, Edizioni N.E.D., Foggia, pp. 566.

 

[11] Così intende l’uomo San Paolo: cfr. 1Tessalonicesi 5,23.

 

[12] Cfr. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa (18 novembre 1965), n. 48.

 

[13] Notevole, in questa prospettiva, lo studio di P. Cantoni, cit.