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In occasione del Convegno Internazionale del CESNUR svoltosi a Torino, a cui ho partecipato dal 9 all’11 Settembre 2010, ho colto l’occasione per visitare un movimento spirituale presente nel Nord Italia, censito anche nelle Religioni in Italia: Anima Universale.

Articolo di Raffaella Di Marzio  


 

Leinì (Torino), 12 Settembre 2010

 

Il tempio di Anima Universale

Questa osservazione rientra nella metodologia scientifica  di studio e ricerca sui Nuovi Movimenti Religiosi. Si tratta di una forma di osservazione partecipante nella quale il movimento oggetto di studio è a conoscenza delle finalità scientifiche che lo studioso persegue.

La mia osservazione era diretta soprattutto ad una delle attività di Anima Universale: il Darshan, un rito che si svolge ogni domenica alle ore 10 a Leinì (Torino) all'interno di un tendone che accoglie diverse centinaia di persone.

Camminando nel giardino circostante, prima dell’inizio del rito, si incontrano famiglie con bambini, giovani, adulti e anziani senza una evidente predominanza di una categoria rispetto all’altra.

Molte persone parlano il francese, alcune appaiono con evidenza essere di ceto medio-basso, altre vestono in modo ricercato: i frequentatori del rito di Swami Roberto hanno, dunque, estrazioni sociali molto diverse tra loro.

In breve tempo il parcheggio antistante la sede di Anima Universale si riempie di macchine. In attesa dell’inizio del rito alcune persone si fermano in una piccola cappella dove si trovano due statue (una di Gesù e l'altra di Buddha, l'una di fronte all’altra), reliquie attribuite a Padre Pio, un piccolo spazio laterale che è il luogo nel quale Roberto, giovanissimo, si raccoglieva e accoglieva le persone, e altri simboli religiosi di varia estrazione. C’è anche il calco della sua mano impresso nella pietra.

Le persone entrano nella piccola cappella e sostano di fronte alle immagini e alle statue in raccoglimento. Altre persone si recano nella stanza in cui ci sono oggetti, libri, DVD. Quando entro nella stanza ci sono 5 o 6 persone che prendono alcuni oggetti di artigianato esposti sui tavoli  e poi mettono un’offerta in una cassetta.

Altre persone ancora si recano a pregare in un’altra stanza dove c’è un crocifisso realizzato dall’iconografa Angela Davari. In prossimità di questa cappella mi fermo a leggere un avviso nel quale una frase è particolarmente evidenziata: "La Divina Provvidenza non aiuta chi non va dal medico e non prende le medicine".

Mentre il numero di persone aumenta e i posti nel tendone vengono occupati cerco uno spazio anche per me e scelgo di sedermi vicino a due donne che sembrano essere madre e figlia, la prima di circa 70 anni e la seconda di almeno 40. Noto che quest’ultima ha in mano una fotografia in cui si vede  una famiglia.

Colgo l'occasione per chiedere alla donna  perché ha in mano la fotografia e lei mi risponde che in quella foto c’è suo fratello e Roberto può aiutarlo. La fotografia si trova tra le sue mani  perché Roberto, che sta per entrare,  possa aiutare il fratello. La donna seduta accanto interviene per chiedermi se è la prima volta che mi trovo in quel posto e, dopo aver verificato che non so nulla di quanto sta per accadere, si offre di dirmi qualcosa in proposito.

Mi dice che Roberto l’ha aiutata moltissimo e che lo conosce da quando era bambino, che grazie a lui è riuscita a superare momenti terribili e altri particolari personali che non è il caso di specificare per rispetto della persona.

Intanto i Ramia si sono tutti disposti ad un lato del tendone. Tra questi ci sono anche due donne, di cui una sull'altare. Sull'altare (o podio) ci sono diversi simboli tra i quali anche la statua di Maria con Gesù, immagini e statue di angeli, di Gesù, un enorme cerchio con la scritta “If you want peace defend life".

Ad un certo punto, introdotto da una musica melodiosa, entra Roberto, insieme a due Ramia, e comincia a camminare in mezzo alle persone sorridendo e fermandosi di tanto in tanto a parlare o posare la sua mano sul capo di qualcuno.

Poi sale sull’altare e si siede su una grande sedia. La funzione prosegue con un breve e semplice discorso di Roberto tradotto da un Ramia in francese. Il discorso, molto semplice e diretto, intervallato da battute molto apprezzate che suscitano l’ilarità dei presenti e dello stesso Roberto, in sostanza vuole trasmettere questa idea: non è sufficiente invocare Dio per essere veri credenti, ma è indispensabile mettere in pratica la Sua parola.

Dopo il discorso Roberto si sofferma su alcune parole o frasi "chiave" e incita tutti a ripeterle accompagnadole con movimenti del corpo. I presenti cantano e pronunciano anche parole rituali di alcune forme di meditazione orientale.

Di tanto in tanto, attraverso il movimento delle braccia, accolgono  e diffondono  l'energia di Roberto che scende sui loro corpi.

Terminata questa parte del rito Roberto si siede e i Ramia si spostano in diverse zone del capannone sorreggendo tra le mani un oggetto. Una volta che i Ramia hanno preso posto in divesi angoli del capannone, le persone si alzano e cominciano a disporsi in file per ricevere qualcosa da loro.

Riesco a vedere di cosa si tratta solo quando ritorna al suo posto la donna seduta vicino a me: ha in mano un pezzo di pane e una fetta di mela. E’ lei stessa che mi spiega di cosa si tratta: il pane rappresenta il frutto del lavoro dell’uomo e la mela rappresenta il frutto che viene direttamente da Dio. Le persone mangiano e poi rimangono in raccoglimento.

Dopo questo rito Roberto chiama sul palco un Ramia, Osvaldo, per festeggiarlo nel giorno del suo diciottesimo anniversario di sacerdozio (secondo l'accezione che Anima Universale dà a questa parola) e le persone presenti partecipano con applausi ai festeggiamenti.

Alla fine della funzione Roberto si ritira accompagnato da musica e canti. Il rito si è protratto per poco più di un’ora.

Dopo la funzione si formano gruppetti di persone che vanno verso l’edificio principale insieme a qualche Ramia, altri si fermano a parlare o ritornano nella piccola cappella, altri fanno ritorno alle loro vetture.

Il Darshan è, in sostanza, un rito sincretista molto semplice e immediato nel quale la figura di Roberto funge da catalizzatore di emozioni e riflessioni individuali e collettive che rescono a creare un clima emotivo di grande serenità e accoglienza.

La spontaneità si accompagna alla docile sequela di quanto Roberto dice di fare e di ripetere insieme a lui. I contenuti dell’insegnamento di Roberto sono molto semplici e immediati, il suo parlare intervallato da battute e frasi scherzose, l’esortazione generale è quella di essere coerenti con ciò a cui si crede, anche se l’appartenenza religiosa è diversificata.

L’unica indicazione diretta e chiara, ripetuta prima e dopo la funzione, è quella di osservare il silenzio e il raccoglimento.

 


 

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Ulteriori approfondimenti su Anima Universale:

 http://www.cesnur.org/religioni_italia/m/metafisica_07.htm

 http://www.animauniversale.it/