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ASIA/INDIA: Appello affinchè i contributi per i profughi dello tsunami non vadano a gruppi fondamentalisti indù.

Calcutta (Agenzia Fides) - Occorre evitare che le donazioni per i profughi dello tsunami finiscano nelle tasche di gruppi fondamentalsiti indù che promuovono l’odio religioso e le discriminazioni sociali.

 


Lo ha detto all’Agenzia Fides un gruppo di indiani statunitensi, che ha lanciato la “Campaign to Stop Funding hate” (“Campagna per fermare il finanziamento dell’odio”).

Il gruppo ha messo in guardia tutti i donatori americani, specialmente di origine indiana, dal mandare i loro aiuti attraverso associazioni o enti che non credono nei valori di democrazia, pluralismo e convivenza fra le fedi, alimentando invece le divisioni sociali e religiose nella federazione indiana.

La Campagna ricorda il trattamento discriminatorio che è stato riservato alle vittime del terremoto in Gujarat (2001) o del ciclone in Orissa (1999), quando gruppi fondamentalisti indù hanno emarginato musulmani e cristiani, utilizzando i fondi a loro disposizione per creare ulteriori odi e violenze fra le diverse comunità.

George Abraham, membro della Campagna, ha detto che, in entrambe le occasioni, i gruppi fondamentalisti hanno approfittato dei disastri naturali per porsi in prima linea negli aiuti, ma hanno gestito l’assistenza in modo ideologico, manipolando gi aiuti e discriminando alcuni gruppi. “Non solo questa distribuzione ineguale aumentò la tensione sociale, ma causò anche nuove fratture la livello di caste e religioni”.

Anche dopo lo tsunami, gruppi fondamentalisti come Hindu Swayamsewak (HSS), Sewa International, Vishwa Hindu Parishad America hanno lanciato appelli per il soccorso alle vittime ma - ha denunciato Abraham - essi sono collegati a organizzazioni violente e intolleranti radicate in India, come il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), noto per numerosi atti di violenza compiuti contro cristiani e musulmani.

Abraham ha lanciato attraverso Fides un appello a tutti di donatori, in America e in tutto il mondo, a “compiere una scelta responsabile in favore di gruppi forti di una lunga tradizione di impegno per valori di pluralismo, democrazia, armonia sociale e religiosa”.