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Risoluzione sul pregiudizio religioso, a base religiosa e/o di derivazione religiosa

Adottata dal Consiglio dei Rappresentanti APA, 16 agosto 2007

(Traduzione non professionale di Simonetta Po)

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Introduzione

Il pregiudizio basato sulla religione, il pregiudizio di derivazione religiosa e il pregiudizio antireligioso sono stati e continuano a essere causa di grande sofferenza per gli esseri umani. La risoluzione dell’American Psychological Association su pregiudizio, stereotipi e discriminazione fornisce definizioni operative per i pregiudizi, gli stereotipi e la discriminazione sia nelle relazioni interpersonali che in ambito istituzionale. La risoluzione dichiara specificamente che:

I pregiudizi sono reazioni affettive negative o valutazioni di determinati gruppi e dei loro membri; gli stereotipi sono credenze generalizzate su certi gruppi e i loro membri; la discriminazione interpersonale è il trattamento differenziato riservato ad alcuni gruppi e ai loro membri in relazione ad altri gruppi e ai loro membri; e la discriminazione istituzionale implica regole e contesti che creano, attuano, reificano e mantengono la disuguaglianza. (Consiglio dei Rappresentanti dell’American Psychological Association, 2006).

Il pregiudizio contro singoli e gruppi, basato sulle loro credenze religiose o spirituali, sulle loro pratiche, la loro dedizione, l’identificazione o l’affiliazione, ha avuto come conseguenza un’ampia gamma di pratiche discriminatorie. Tale discriminazione è stata attuata da singoli, gruppi e governi. Esempi di discriminazione non-governativa basata sulla religione comprendono l’ostracismo sociale contro singoli individui in base alla loro religione, la profanazione di edifici o siti religiosi, la violenza o altri crimini d’odio che hanno come target chi aderisce a particolari tradizioni di fede (Dipartimento di Stato US, 2004). Il pregiudizio e la discriminazione, basati sulla religione e/o sulla spiritualità, continuano a generare problemi anche in paesi che hanno in altri settori hanno raggiunto un alto livello di libertà e pluralismo religioso. La discriminazione governativa basata sulla religione ha assunto forme sia occulte che palesi. Esempi attuali di discriminazione religiosa occulta comprendono la sorveglianza governativa dell’informazione religiosa, l’etichettatura peggiorativa da parte di organismi governativi che definiscono “sette” certi gruppi religiosi, con la conseguente perdita di libertà religiose e la mancanza di protezione legale per cittadini appartenenti a fedi non maggioritarie, che diventano vittime di reati causati dall’odio religioso (Center for Religious Freedom, 2001, 2003; Dipartimento di Stato US, 2004). Il pregiudizio basato o derivato dalla religione è stato usato per giustificare discriminazione, pregiudizio e violazioni di diritti umani contro chi ha convinzioni religiose diverse, chi non professa credenze religiose, individui appartenenti a svariate etnie, donne, chi non è esclusivamente eterosessuale e altri individui e gruppi, a seconda della giustificazione o dell’imperativo teologico percepito.

In realtà, è caratteristica paradossale di questo tipo di pregiudizi che la religione possa essere sia obiettivo che vittima di pregiudizio, oltre che essere considerata sia la giustificazione che la causa del pregiudizio. Il diritto delle persone a praticare la propria religione o fede non può implicare il diritto a danneggiare il prossimo o a minare il bene pubblico. Tale situazione è ulteriormente complicata dalla crescente tendenza individuale a identificarsi come individuo “spirituale” separato da qualunque identificazione o affiliazione a una tradizione religiosa (Hill & Pargament, 2003). Non è ancora chiaro quale impatto questa crescente tendenza verso la spiritualità non istituzionalizzata possa produrre sulle relazioni tra spiritualità e pregiudizio. Se è vero che molti individui e gruppi sono stati vittime di discriminazione antireligiosa, è altrettanto vero che anche la

religione è stata fonte di un’ampia gamma di credenze, atteggiamenti e comportamenti verso altri individui (Donahue & Nielsen, 2005). Diversi decenni di ricerca psicologica hanno rilevato relazioni complesse tra misure di religiosità e misure di pregiudizio (Allport, 1954/1979; Allport & Ross, 1967; Gorsuch & Aleshire, 1974; Spilka, Hood, Hunsberger, & Gorsuch, 2003). Decine di studi hanno riferito rapporti lineari positivi tra misure di religiosità convenzionale, come la frequentazione della chiesa o l’accrescimento sulla scala del fondamentalismo, e misure di atteggiamenti sociali negativi come pregiudizio, dogmatismo o autoritarismo (Altemeyer, 1988; Altemeyer & Hunsberger, 1992, 2005). Ancora, Allport (1950) e i suoi colleghi (Allport e Ross, 1967) osservarono che la relazione tra religione e pregiudizio è curvilinea piuttosto che lineare, con individui fortemente religiosi che presentano livelli più bassi di pregiudizio rispetto agli aderenti meno religiosi. Tale conclusione è stata relativamente rafforzata da numerosi studi successivi su religione e pregiudizio che utilizzavano misure di auto-riferimento (Batson & Stocks, 2005; Gorsuch & Aleshire, 1974). Una ricerca recente che ha utilizzato misure non di auto-riferimento, ha rilevato una serie di relazioni ancora più complesse e variate tra i diversi tipi di religiosità personale e gli indicatori di pregiudizio (Batson e Stocks, 2005). Come concludeva Allport (1954/1979): “Il ruolo della religione è paradossale. Produce pregiudizio e sfata il pregiudizio” (pag. 444).

Mentre sono facilmente adducibili motivazioni e fondamenti logici religiosi per conflitti violenti, oppressione sociale di fuoriusciti religiosi o violatori di norme, e il rafforzamento di stereotipi pregiudizievoli, è anche vero che motivazioni e idee religiose sono stati fattori chiave che hanno contribuito allo sviluppo pro-sociale come l’abolizione della schiavitù (Harvey, 2000; Herek, 1987; Hunsberger, 1996; Rambo, 1993; Rodriguez & Ouellete, 2000; Silberman, 2005; Stark, 2003). Questa relazione complessa tra religione e variabili psicosociali ha portato a molteplici modelli di relazione tra forme di religiosità e adattamento psicologico. (Allport, 1950; Altemeyer, 2003; Batson, Schoenrade, e Ventis, 1993; Kirkpatrick, 2005; Watson et al., 2003). Un leitmotiv comune in tutti questi modelli è la conclusione che a essere determinante non è il fatto che la persona sia religiosa, ma, piuttosto, il modo in cui lo è (Donahue, 1985).

È importante che la psicologia in quanto scienza comportamentale, e le diverse tradizioni di fede in quanto sistemi teologici, riconoscano e rispettino le loro basi metodologiche, epistemologiche, storiche, teoretiche e filosofiche profondamente diverse. La psicologia non è legittimata ad arbitrare questioni di fede e teologia, e le tradizioni di fede non sono legittimate ad arbitrare le scienze comportamentali o di altra natura. Se è vero che entrambe le tradizioni possono arrivare a posizioni comuni su regole pubbliche operanti all’esterno delle rispettive tradizioni, le basi per queste posizioni sono comunque sostanzialmente diverse.

POSTO CHE la religione ha un’importante influenza sulla vita della stragrande maggioranza delle persone, è onnipresente nelle culture umane, sta diventando sempre più diversificata in tutto il mondo (Brown, 2005; Eck, 2001; Genia, 2000; Richards & Bergin, 2000; Shafranske, 1996); e

POSTO CHE l’American Psychological Association si oppone al pregiudizio e alla discriminazione basati su età, razza, etnia, religione, orientamento sessuale, genere, identità di genere o condizione fisica (American Psychological Association, 2002); e

POSTO CHE gli psicologi rispettano la dignità e il valore di tutte le persone e si dedicano al miglioramento della condizione di individui, organizzazioni e società; e gli psicologi sono consapevoli delle differenze culturali, individuali e di ruolo tra individui e rispettano tali differenze tra cui (ma non solo) quelle basate sull’etnia, l’origine nazionale e la religione (American Psychological Association, 2002); e

POSTO CHE l’American Psychological Association ha riconosciuto le conseguenze psicologiche profondamente negative dei crimini d’odio motivati dal pregiudizio (American Psychological Association Council of Representatives, 2005), e

POSTO CHE il pregiudizio contro individui e gruppi basato sulla loro fede o spiritualità, e il pregiudizio basato o derivato dalla religione, continua a risultare in svariate forme di discriminazione dannosa perpetuata da singoli individui, gruppi sociali e governi, sia in forme occulte che palesi (Balakian, 2004; Center for Religious Freedom, 2001, 2003; Marshall, 2000; U.S. Department of State, 2004; Yakovlev, 2004); e

POSTO CHE l’esperienza di culture pluraliste che abbracciano la libertà religiosa mostra che una grande varietà di fedi religiose e visioni del mondo non religiose possono convivere pacificamente mantenendo al contempo sostanziali differenze dottrinali, di valutazione, comportamentali e organizzative (Byrd, 2002; Eck, 2001; Marshall, 2000); e

POSTO CHE comprensione e rispetto della spiritualità e della religiosità del paziente/cliente sono importanti per condurre una ricerca culturalmente sensibile, valutazioni psicologiche e trattamento (Hathaway, Scott, & Garver, 2004; McCullough, 1999; Richards & Bergin, 1997; Shafranske, 1996; Worthington & Sandage, 2001); e

POSTO CHE esistono evidenze che i fattori religiosi e spirituali sono poco analizzati dalla ricerca psicologica, sia in termini di loro prevalenza nell’ambito di svariati campioni di ricerca, sia in termini della loro possibile rilevanza in quanto variabili di influenza (Emmons & Paloutzian, 2003; Hill & Pargament, 2003; King & Boyatzis, 2004; Miller & Thoresen, 2003, Weaver et al., 1998); e

POSTO CHE la psicologia contemporanea e le diverse tradizioni religiose e spirituali si indirizzano alla condizione umana, lo fanno spesso da presupposti, approcci, conoscenza, ruoli e contesti sociali diversi e, mentre tali differenze possono essere arricchenti e possono stimolare una proficua interazione tra i due domini, esse possono anche presentare occasioni per fraintendimenti e tensioni in merito alle aree di interesse condiviso (Emmons & Paloutzian, 2003; Gould, 2002; Haldeman, 2004; Miller & Delaney, 2004; Van Leeuwen, 1982); e

POSTO CHE religione e spiritualità possono promuovere credenze, atteggiamenti, valori e comportamenti che possono avere un impatto drammatico sulla vita umana in modalità che aumentano o diminuiscono il benessere individuale e dei gruppi (Allport, 1950; Altemeyer & Hunsberger, 1992, 2005; Silberman, 2005; Stark, 2003);

SI DECIDE che l’American Psychological Association condanni il pregiudizio e la discriminazione contro individui o gruppi basata sulle loro credenze, pratiche, dedizione o background religioso o spirituale.

SI DECIDE che l’American Psychological Association assuma un ruolo di leadership nell’opposizione alla discriminazione basata o derivata da religione o spiritualità e incoraggi considerazioni commisurate della religione e della spiritualità come variabili di diversità.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association incoraggi tutti gli psicologi ad agire per eliminare la discriminazione basata o derivata dalla religione e dalla spiritualità.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association incoraggi azioni che promuovano tolleranza religiosa e spirituale, libertà e rispetto, in tutti gli ambiti in cui gli psicologi lavorano e praticano, e nella società in generale.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association non consideri alcuna religione, fede o tradizione spirituale, o mancanza di tradizione, come più meritevole di protezione di un’altra e che l’American Psychological Association non conceda preferenza ad alcuna particolare convenzione religiosa o spirituale.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association accluderà nel suo materiale formativo e nelle sue attività su multiculturalità e diversità, delle informazioni sul pregiudizio e la discriminazione basati su religione e spiritualità.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association incoraggi la diffusione presso gli stakeholders interessati di risultanze empiriche rilevanti sui correlati psicologici di credenze, atteggiamenti e comportamenti religiosi/spirituali, mettendo in evidenza le profonde differenze tra psicologia e religione/spiritualità.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association incoraggi individui e gruppi a lavorare contro qualunque potenziale conseguenza psicologica avversa per se stessi, il prossimo o la società che possa scaturire da atteggiamenti, pratiche o norme religiose o spirituali.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che gli psicologi siano incoraggiati a essere consapevoli dei loro ruoli disciplinari e professionali definiti, laddove approccino questioni di interesse condiviso con i credenti.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che gli psicologi siano incoraggiati a riconoscere che esula dal ruolo e dalla professionalità degli psicologi in quanto psicologi il pronunciarsi su dottrine religiose o spirituali, riconoscendo al contempo che gli psicologi possono parlare in modo proprio delle implicazioni psicologiche di credenze o pratiche religiose/spirituali quando esse siano rilevanti per le risultanze psicologiche che hanno. Chi opera in base a tradizioni religiose/spirituali è incoraggiato a riconoscere che esula dal suo ruolo e professionalità il pronunciarsi su questioni empiriche scientifiche in psicologia, riconoscendo al contempo che può parlare in modo proprio delle implicazioni teologiche della scienza psicologica.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che gli psicologi siano attenti a prevenire faziosità provenienti dalle loro credenze spirituali, religiose o non religiose, affinché nel loro lavoro di psicologi esse non abbiano la precedenza sulla pratica professionale e gli standard delle risultanze scientifiche.

SI DECIDE ULTERIORMENTE che l’American Psychological Association incoraggi attività collaborative tra psicologi e comunità religiose per il perseguimento di obiettivi pro-sociali condivisi, quando tale collaborazione possa essere fatta in maniera vicendevolmente rispettosa coerente con la professionalità e i ruoli scientifici degli psicologi.

 


 

 

 

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