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Recensione di Raffaella Di Marzio

 

Leggi la traduzione integrale dell'articolo e la versione originale in inglese

 

L'ultimo numero di ICSA Today, la rivista dell'ICSA (International Cultic Studies Association), si apre con un'importante messaggio dei suoi direttori sulla necessità di promuovere il dialogo tra diverse posizioni all'interno dell'ambiente degli addetti ai lavori, di tutti coloro, cioè,  che si occupano di studio, ricerca e assistenza relativamente al fenomeno dei gruppi settari, religiosi e non.

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Si tratta di un contesto molto variegato in cui sono coinvolte diverse parti: studiosi e ricercatori accademici, volontari, professionisti, ex membri critici, famigliari di membri di gruppi religiosi e/o spirituali.

Ovviamente le organizzazioni religiose e spirituali sono a loro volta coinvolte, in quanto oggetto di studio, oppure di critiche di varia entità.

Dall'altra parte della barricata ci sono le organizzazioni europee che fanno parte della FECRIS (Federazione Europea dei Centri di Ricerca e di Informazione sul Settarismo) il cui intento è quello di ascoltare le vittime delle "sette" e segnalare il fenomeno alle autorità statali promuovendo, nel contempo, azioni che spingano i governi europei ad approvare leggi che puniscano la "manipolazione mentale", che sarebbe praticata nelle "sette".

Considerando la pluralità di questi attori e le diverse finalità che ciascuno di loro si propone, è evidente che il dialogo può risultare molto difficile.

Nonostante questo, da alcuni anni l'ICSA, la più importante organizzazione americana che si occupa di questo fenomeno da oltre 30 anni, sta cercando di facilitare la comunicazione tra i fronti opposti attraverso i convegni annuali che organizza sia in Europa che negli USA.

Questo obiettivo, condiviso da molti membri e collaboratori esterni,  non è gradito a una parte dei frequentatori abituali dei convegni promossi dall'organizzazione americana. Questo dissenso, nel recente congresso di Trieste, è stato espresso da qualcuno apertamente. A queste persone non sembra opportuno che ai convegni dell'ICSA siano presenti e parlino anche esponenti di gruppi religiosi controversi, oppure studiosi che propongono modelli di approccio allo studio dei gruppi settari che non includono giudizi di valore.

I direttori dell'ICSA hanno scelto di dare a queste critiche una risposta collettiva e chiara nella rivista ufficiale dell'organizzazione, nell'articolo che apre l'ultimo numero: Dialogue and Cultic Studies: Why Dialogue Benefits the Cultic Studies Field. A Message From the Directors of ICSA (ICSA Today, vol.4, n.3, 2013, pp.2-7).

Il messaggio è preceduto da una riflessione, in forma di lettera aperta, di Mike Kropveld, fondatore e direttore di Info-Cult/Info-Secte. Nell sua lettera egli dice che la caratteristica principale dei gruppi che abusano dei loro membri è quella della chiusura  agli esterni e dell'intolleranza verso i dissenzienti. Poichè l'informazione libera è considerata una minaccia dai leaders, essi chiudono i confini del gruppo delimitando rigidamente chi è dentro e chi è fuori, cosa si può credere e cosa non si può credere. 

Questa tendenza a proteggere l'identità del gruppo, rinforzando la conformità interna ed escludendo i dissenzienti, secondo Kropveld, si può verificare in qualsiasi tipo di gruppo. Le organizzazioni "cult-watch", cioè quelle che si occupano di monitorare la pericolosità dei gruppi settari, non ne sono immuni, secondo lui.

Prosegue ammettendo che è naturale che una persona abusata per anni dentro un un gruppo provi un senso di tradimento se vede che, alla conferenza dell'ICSA, sono presenti anche esponenti di gruppi controversi. Tuttavia, prosegue Kropveld, questa attitudine evidenzia dei problemi "perchè essa riflette la tendenza alla chiusura e alla polarizzazione dell'ambiente settario che noi stessi critichiamo, inoltre essa esclude informazioni e opinioni  che potrebbero correggere errori conoscitivi di cui non ci accorgiamo  e rafforzare così il nostro lavoro arricchendo i nostri sforzi per assistere le persone che sono state danneggiate nei gruppi settari. Il valore del dialogo è essenziale per questo motivo".

Kropveld, inoltre,  dice che "il network di coloro che si impegnano nell'ICSA non dovrebbe essere affetto dalla stessa intolleranza che condanna nelle sette". I direttori dell'ICSA incoraggiano a percorerre "la via del dialogo poichè essa è un modo per affermare con forza che il modo di fare delle sette non è il nostro modo di fare  e che noi siamo più forti quando ascoltiamo e rispondiamo a qualsiasi tipo di opinione ci venga presentata".

Kropveld conclude la sua lettera citanto l'ultima frase dell'articolo Dialogue and Cultic Studies che dice: se noi siamo aperti  "potremmo accorgerci che le nostre differenze si riducono e le nostre conoscenze progrediscono"(cfr. Letter by Mike Kropveld, in ICSA Today,vol.4, n.3, 2013).

 

 


 

Board dell'ICSA

 

L'articolo va letto con attenzione perchè è ricchissimo di spunti di riflessione e traccia la storia dell'ICSA e del network di addetti ai lavori a partire dagli anni settanta. Indicherò solo alcuni passaggi importanti di grande valore progettutale anche per il futuro.

Si parte dagli anni settanta, quando il settore di studi  sulle sette era diviso nettamente tra organizzazioni antisette e studiosi che difendevano i gruppi religiosi messi sotto accusa. Questa polarizzazione è andata avanti fino agli anni novanta, ma i suoi negativi effetti si sono sentiti anche negli anni successivi.

Tuttavia, alcune persone, in entrambi i fronti, hanno cominciato a comprendere gli aspetti negativi della polarizzazione. Gli autori citano la sociologa Eileen Barker che, per prima, si è impegnata a cercare il dialogo con l'ICSA e i suoi membri.

A sua volta, alla fine degli anni novanta, l'allora presidente dell'AFF (il nome dell'ICSA in quegli anni) aveva iniziato a portare avanti il dialogo con membri dell' International Society for Krishna, mostrando così, con i fatti, che qualcosa stava davvero cambiando.

L'abitudine a non parlare con la parte avversa cominciava a cambiare: non ci si limitava più a parlare delle "sette" ma si cominciava anche a parlare con le "sette". In sintesi, dicono i direttori dell'ICSA, "il totalitarismo non può essere combattuto con il totalitarismo", e per questo è necessario continuare sulla strada del dialogo e della conoscenza reciproca.

Ritengo che questo messaggio sia di grande importanza  per tutti gli addetti ai lavori e mi auguro che qualcuno abbia il coraggio di intraprendere questa strada anche in Europa e in Italia.

Chi scrive l'ha intrapresa da anni, qualcun altro potrebbe scoprirne i lati positivi e i vantaggi. Quello che serve è il coraggio di ascoltare e dialogare con chi la pensa diversamente ponendo fine a ogni tipo di ostracismo e demonizzazione, atteggiamenti che si rimproverano continuamente alle cosiddette "sette" e che, invece, come dice Kropveld,  si possono ritrovare in tutti i gruppi anche quelli che vogliono monitorare e mettere in guardia dalle "sette".

Per richiedere la rivista ICSA Today contattare la redazione.


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