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Franco Garelli, Religione all’Italiana. L’anima del paese messa a nudo. Bologna, Il Mulino 2011, pp. 250.

Recensione di Raffaella Di Marzio, pubblicata su Orientamenti Pedagogici, Rivista Internazionale di scienze dell'educazione, Erickson aprile-giugno 2012, Vol. 59, n.2 (348), p. 367-368.



Il testo di Franco Garelli, docente di Sociologia dei processi culturali e Sociologia della religione nell’Università di Torino, presenta i dati della ricerca “La nuova religiosità in Italia” realizzata, nell’arco di tre anni dall’Apsor (Associazione piemontese di sociologia delle religioni) e coordinata dallo stesso Garelli.

L’autore descrive la situazione del “religioso” in Italia, che appare caratterizzato, accanto alla tradizionale cattolicità, dall’emergere e dal diffondersi di forme religiose alternative. In questa analisi vengono ben delineate le sfumature di appartenenza presenti all’interno del mondo cattolico, nel quale convivono cattolici osservanti impegnati anche politicamente e altri che non partecipano neanche alla vita sacramentale e, al di fuori del mondo cattolico, le diverse forme di “appartenenza senza credenza”, il bisogno di carisma ed esperienze “forti” e la contemporanea riscoperta della fede “tradizionale” nelle comunità degli immigrati musulmani.

Nonostante l’influsso della secolarizzazione, l’Italia è ancora un paese in cui la tradizione religiosa rimane un punto di riferimento per la maggioranza dei cittadini. Tuttavia, il cattolicesimo non si presenta come un monolite ma è diversificato e, al suo interno, ci sono atteggiamenti diversi verso la gerarchia, il volontariato, il Santo Padre e le questioni etiche di fronte alle quali l’insegnamento del magistero è chiaro, mentre gli italiani hanno opinioni diverse: di fronte all’eutanasia, ad esempio, i favorevoli sono il 37,3%, i contrari il 33,1% e gli incerti il 29,6%; i favorevoli all’uso dei contraccettivi sono il 73%; il 23% si dichiara contrario all’aborto, mentre, per il 23,2%, è sempre ammissibile. La maggioranza degli intervistati, il 53,6%, ritiene che si possa abortire solo in alcuni casi: primo fra tutti quando ci sia la possibilità di “gravi rischi per la salute della madre” o di “forti probabilità di una grave malformazione del bambino”.

Il volume è strutturato in otto capitoli che presentano i dati della ricerca e ne traggono le conclusioni scorporando i diversi temi: fede certa e fede dubbiosa, l’esperienza del sacro e il rito, i cambiamenti dell’atteggiamento religioso nell’arco dell’età, la posizione di fronte alla Chiesa cattolica e alle sue regole, la diffusione di spiritualità alternative, laicità e rapporto tra Stato e Chiesa cattolica, la religiosità in relazione a politica ed etica, il pluralismo religioso, i diversi cattolicesimi e l’Islam in Italia.

Il testo, corredato di un’ampia e aggiornata bibliografia scientifica, si presenta come un contributo sicuramente affidabile e, quindi, appare come un riferimento irrinunciabile per tutti coloro che sono interessati, per motivi di studio o in relazione a impegni di tipo pastorale, a comprendere i cambiamenti etico-religiosi che si stanno verificando nel nostro Paese. Tali cambiamenti, infatti, dipendono dalla dimensione multiculturale e multireligiosa dalla quale non si può prescindere quando si guarda all’Italia di oggi, che è ancora, come testimonia la diffusione di nuove forme spirituali e di altre religioni, assetata di “sacro”, anche se quest’ultimo si declina in forme e aspirazioni talora divergenti da quella “tradizionale”, cioè cattolica. Un aspetto interessante del volume, specie per chi opera nella pastorale, è la ricerca sulla diversità di approccio al religioso nelle diverse fasce di età. Nel terzo capitolo, infatti, Garelli parla di una “soglia critica: il passaggio dall’adolescenza alla giovinezza” e dell’ “andamento della fede nella biografia delle persone”.

Il volume di Garelli ha il pregio di saper coniugare l’elencazione dei dati di una ricerca, che potrebbe risultare “arida” ai non addetti ai lavori, con una loro valutazione avvincente e comprensibile anche a chi sociologo non è, ma è interessato allo studio delle diverse modalità di rapportarsi con “Dio”, o con il “sacro”, tipicamente italiane. Si tratta, dunque, di una ricerca “incarnata” in una realtà storico-culturale specifica: anche per questo i suoi risultati sono particolarmente interessanti perché non solo rispondono a molte domande, ma creano anche nuove domande e offrono ulteriori possibilità di indagine in questo settore in continuo “divenire”.