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Il ruolo poco etico di quei consulenti e periti protagonisti di scoop nel corso di indagini giudiziarie in cui svolgono il duplice ruolo di  informatori sia delle forze dell'ordine che dei media.

 

 Articolo di Raffaella Di Marzio

 

Ho deciso di dedicare questo articolo a una giornalista la cui morte si commemora in questi giorni: Ilaria Alpi, assassinata il 20 Marzo di 15 anni fa.

 

Voglio introdurre e concludere questo articolo citando i giornalisti veri, quelli che arrivano a dare la vita per non tradire i loro principi morali e il compito di servire la verità. Persone diverse:  luci che squarciano le tenebre del "giornalismo famelico".

 

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (foto: Raffaele Ciriello)Nell' articolo Ancora vittime del giornalismo "famelico"  pubblicato inquesta sezione dedicata al giornalismo,  ho riferito del famoso caso dell'ingegnere accusato di essere unabomber, recentemente comparso in televisione piangente ma sollevato, dopo sei anni di indagini e accuse che ne hanno fatto un mostro.

 

L'ingegner Zornitta era l’unico indagato nell'inchiesta su Unabomber: lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo le ipotesi di reato. Ora ad essere indagato è un perito balistico, Ezio Zernar, che la Procura di Venezia ha indagato con  l’accusa di aver manipolato il lamierino trovato in un ordigno inesploso al  fine di costruire (letteralmente) una prova contro Zornitta. 

 

Proprio durante l'incidente probatorio, che doveva accertare se un paio di forbici sequestrate in un suo capanno fossero le stesse che avevano tagliato il lamierino, emerse l'ipotesi che il lamierino fosse stato manomesso.

 

Oggi i legali dell'ingegnere chiedono un risarcimento di 2,5 milioni di euro e l'archiviazione del fascicolo a suo carico, richiesta condivisa  dai suoi stessi accusatori  Per il Procuratore della Repubblica di Trieste, Michele Dalla Costa, la decisione del gip è «la soluzione più soddisfacente, visto lo stato dell’attività di indagine e l’ipotesi di un’eventuale alterazione di un reperto importante quale il lamierino».

 

Nel Sesto Tassello di RDM ilBlog ho affrontato un altro caso: quello relativo ai Bambini di Satana e Marco Dimitri, un clamoroso errore giudiziario ricostruito in un libro di Antonella Beccaria di cui cito un brano che si riferisce proprio ai consulenti o informatori della giustizia:

 

"... nel momento in cui viene formulata la prima ipotesi di reato, la sede del Gris diventa una tappa obbligatoria anche per i carabinieri, come confermano le deposizioni del maresciallo Cabras datate febbraio 1996, i quali si avvarranno degli esperti che si trovano qui per farne i propri consulenti. Inoltre il Gris già conosceva i Bambini di Satana, essendo stato oggetto di alcuni scherzi telefonici da parte di Dimitri, ma – più importante – ricevendo le fanzine che i satanisti curavano e diffondevano. In seguito i contatti con le forze dell’ordine sono stati caratterizzati spesso da richieste di bibliografia sull’argomento e informazioni circa i rapporti che esistevano tra le sette sataniche attive in Italia".

 

Il caso Dimitri si conclude anch'esso con l’assoluzione in secondo grado per Marco Dimitri: il 25 gennaio 2000 la Corte d’Appello conferma la sentenza di primo grado di due anni e mezzo prima chiudendo definitivamente il capitolo giudiziario dei Bambini di Satana senza arrivare nemmeno alla Cassazione. Nel nuovo pronunciamento si ribadisce l’innocenza di Dimitri, Bonora, Luongo e degli altri imputati. I seguito Dimitri otterrà anche un risarcimento in denaro.

 

Quelli che ho citato sono solo esempi emblematici che testimoniano la grande rilevanza del compito dei consulenti e dei periti. Potrei ricordare ancora i casi di Tortora, Don Govoni, le maestre di Rignano,  Filippo Pappalardi ecc. ecc., ma non ho lo spazio necessario per l'Enciclopedia degli orrori che ne verrebbe fuori. 

 

Perciò proseguo nella mia riflessione e lo faccio citando wikipedia. Chi sono i consulenti?

 

Secondo la definizione un consulente è

 

"una persona  che, avendo accertata esperienza  e pratica in una materia, consiglia e assiste il proprio cliente  nello svolgimento di atti, fornisce informazioni e pareri. Compito del consulente è quindi, una volta acquisiti gli elementi che il cliente possiede già, di aggiungervi quei fattori della sua competenza, conoscenza e professionalità che possono promuoverne sviluppi nel senso desiderato; in tale contesto è sostanziale il rapporto di fiducia tra il committente e chi fornisce consulenza. Tale fiducia può fondarsi su un rapporto consolidato, sulla notorietà del consulente o sui titoli accademici e professionali che egli possiede".

 

Se questo è il compito del "consulente", in generale, si può facilmente immaginare quanto sia oggetto di controversie e polemiche   l'operato dei consulenti delle Procure.

 

Il caso più recente e rilevante in questo senso è quello di  Genchi,  esploso con l'inchiesta Why Not? Ho trovato in rete un post "Il problema del consulente"  pubblicato nel  Blog Le Tigri di Telecom, che mi sembra molto interessante. L'autore del post afferma che il problema non è limitato all'operato di un singolo consulente, ma è più generale e mette in evidenza  due problemi fondamentali:

 

- Il primo problema riguarda le informazioni in possesso del consulente:

 

"anche se non è sindacabile cosa faccia il consulente di tutte quelle informazioni, questo è vero finchè ha un mandato o c'è un'indagine in corso. Quello che accade dopo è avvolto nel mistero, o comunque legato alle responsabilità professionali del consulente stesso. Con questo non voglio dire che esistano copie fuorilegge di dati o informazioni raccolte in sede d'indagine, ma è anche vero che alcune di queste hanno portato in mano ai consulenti migliaia di dati strategici e irraggiungibili in un contesto "naturale". Sono sicuro che al termine del mandato tutti avranno cancellato in maniera sicura i contenuti, ma si sa, l'occasione fa l'uomo ladro".

 

- Il secondo problema riguarda il compito del consulente:

 

" il consulente è uno specialista tecnico, un professionista che analizza i dati a disposizione per rispondere tecnicamentealle richieste del magistrato. E "tecnicamente" significa "in maniera oggettiva", senza alcun commento o forzatura qualsiasi sia il ritrovamento. Molte volte le relazioni tecniche sono invece arricchite da termini qualificanti come "preoccupante" o "inquietante", termini che rasentano il limite delle opinioni. Magari il magistrato è abbastanza intelligente da dividere i fatti dal calore investigativo del consulente. Sicuramente questo aspetto ci riporta a un concetto fondamentale: le indagini sono sempre fatte da uomini. Bravi, professionali, intelligenti, perspicaci, ma sempre uomini".

 

Le riflessioni riportate sopra sono in piena sintonia con un documento che riguarda una categoria particolare di consulenti, gli psicologi: Linee guida deontologiche per lo psicologo forense.

 

Nelle Linee Guida si elencano una serie di norme che chi opera in questo settore dovrebbe rispettare. Tra queste  alcune mi sembrano particolarmente importanti e le cito parzialmente. Il documento, comunque, è molto interessante nella sua completezza e invito a leggerlo in versione integrale. Il documento è pubblicato sul sito della Regione Veneto.

 

Ecco le norme che a mio avviso sono più interessanti e significative. 

Lo psicologo:

 

- deve essere consapevole della responsabilità che grava sulle sue spalle poichè egli nel suo operato "può incidere significativamente – attraverso i propri giudizi espressi agli operatori forensi ed alla magistratura – sulla salute, sul patrimonio e sulla libertà degli altri"

 

-  "non abusa della fiducia e della dipendenza degli utenti destinatari e delle sue prestazioni che a causa del processo sono particolarmente vulnerabili alla propria attività"

 

- è tenuto a mantenere "un livello di preparazione professionale adeguato, aggiornandosi continuamente negli ambiti in cui opera"

 

- "nei rapporti con i magistrati, gli avvocati e le parti mantiene la propria autonomia scientifica e professionale"

 

- "Egli non può e non deve considerarsi o essere considerato sostituto del giudice"

 

- Quando deve presentare i risultati del suo lavoro è tenuto a rendere "esplicito il quadro teorico di riferimento e le tecniche utilizzate"

 

- deve utilizzare "metodologie scientificamente affidabili"

 

- deve valutare "attentamente il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte"

 

- deve vagliare e esporre "ipotesi interpretative alternative esplicitando i limiti dei propri risultati"

 

- deve evitare di "esprimere opinioni personali non suffragate da valutazioni scientifiche". 

 

- "nei casi di abuso intrafamiliare, qualora non possa valutare psicologicamente tutti i membri del contesto familiare (compreso il presunto abusante), deve denunciarne i limiti della propria indagine dando atto dei motivi di tale incompletezza"

 

- durante il processo lo psicologo  "è particolarmente tenuto ad ispirare la propria condotta al principio del rispetto e della lealtà" e , "ove previsto dalla legge, concerta insieme ai colleghi tempi e metodi per il lavoro comune, manifesta con lealtà il proprio dissenso, critica, ove lo ritenga necessario, i giudizi elaborati degli altri colleghi, nel rispetto della loro dignità e fondandosi soltanto su argomentazioni di carattere scientifico e professionale evitando critiche rivolte alla persona".

 

Questo documento è talmente chiaro che non ha bisogno di essere commentato. E' stato diffuso nel 1998 ma è attualissimo e testimonia l'enorme difficoltà di chi svolge un lavoro di grande responsabilità come quello dei consulenti coinvolti in indagini giudiziarie.

 

Di fronte a questa responsabilità tutti possono sbagliare poichè nessuno è perfetto,  ma, a giudicare dagli innumerevoli casi di errori giudiziari e di consulenze inaffidabili che la cronaca  ci segnala, c'è da chiedersi quante di queste persone siano realmente consapevoli dell'impegno etico assunto.

 

Ancora più grave è la tendenza a usare del proprio ruolo per salire agli onori (o disonori?) della cronaca passando informazioni e documenti riservati alla stampa per montare scandali su scandali.

 

Quei consulenti che si comportano in questo modo non solo si macchiano di grave immoralità, ma diventano complici dell'azione "famelica" di giornalisti senza scrupoli  fornendo loro il "cibo" necessario per continuare a svolgere il loro nefasto compito.

 

La conseguenza è che  il numero delle vittime lievita e i media, contaminati dal "giornalismo famelico" continuano a entrare nelle nostre case infestandole con false notizie e scoop pieni di volgarità.

 

Nonostante la loro opera getti discredito sull'interca categoria dei loro colleghi, queste persone non riusciranno mai a farci dimenticare quegli esempi straordinari di coraggio ed etica professionale  incarnati in persone come Ilaria Alpi, morta proprio il 20 marzo di 15 anni fa in un tragico agguato in cui, a Mogadiscio, trovò la morte insieme a Miran Hrovatin, le decine di giornalisti morti in Russia e tanti altri esempi che non è possibile ricordare in questa sede.

 

Vorrei concludere con una frase pronunciata da  Lirio Abbate, cronista a Palermo, riportata in un articolo di Repubblica: 

 

"Lo sai perché non decido di andarmene? Per onore. Sì, per onore! Non per il mostruoso, folle, ridicolo onore di cui si riempiono la bocca mafiosi deboli con i forti e forti con i più deboli, ma per quell'onore che mi chiede di avere rispetto di me stesso, che mi impedisce di inchinarmi alla forza e alla paura, di scendere a patti con ciò che disprezzo. Quell'onore che molti siciliani hanno dimenticato di coltivare".

 

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