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Molti giornalisti si comportano come " [...] i pesci che, quando nuotano in solitudine si avvicinano con sospetto all'esca e riescono a evitarla, mentre in branco abboccano a qualsiasi cosa per la sola paura di essere preceduti da un concorrente [...]" (Jules Witcover 1998).

 

Articolo di Raffaella Di Marzio

 

L'affiliazione a gruppi settari guidati da leader disonesti o squilibrati finalizzati a ingannare e truffare i loro adepti spesso avviene per mancanza di informazioni utili e attendibili che possano aiutare a fare prevenzione.

 

Molte persone che sono state danneggiate da questi gruppi e dai loro leader, se avessero avuto qualche nozione in più sul fenomeno, si sarebbero ben guardati dall'accettare proposte e inviti di un certo tipo.

 

Questo è il motivo per cui da diversi anni persone che ritengono di poter fornire informazioni utili hanno aperto siti, forum, newsgroup, portali come questo.

 

Accanto a queste fonti ci sono poi i giornalisti "professionisti" i cui articoli compaiono nei siti web dei rispettivi giornali che spesso, però, attingono dai siti di persone e associazioni che si occupano del fenomeno.

 

Il problema nato con la diffusione di Internet è la difficoltà di selezionare le fonti, anche perchè oggi non è più sufficiente, per essere attendibile, che l'informazione si legga sul sito di una testata prestigiosa: l'informazione spazzatura, scandalistica e catastrofica non risparmia nessuno.

 

In un libro molto interessante, New Journalism. Teorie e tecniche del giornalismo multimediale, di Marco Pratellesi, si affronta il tema dell' evoluzione del giornalismo in relazione anche alla diffusione di Internet. Nel paragrafo intitolato "La frenesia famelica della stampa" egli riporta le tre fasi attraversate dal giornalismo in USA, identificate dal politologo Larry J. Sabato (1991). 

 

Dopo la fase degli anni quaranta, in cui la stampa era al servizio della politica, segue la seconda fase che culmina con il Watergate. In questa fase si imporne il giornalismo investigativo che si rifiuta di accettare la versione ufficiale dei fatti e indaga in modo indipendente. 

 

La terza fase inizia a metà anni settanta e arriva fino a oggi. In questo periodo, secondo Sabato, si fa strada un giornalismo aggressivo, pettegolo, pronto a vendere come notizie voci incontrollate. 

 

"I giornalisti che lo praticano si comportano come una muta di cani colti da "frenesia famelica" capace di accecare la ragione. In questa sorta di "trance bulimica" i giornalisti non distinguono più tra vita pubblica e privata, e spacciano per giornalismo investigativo una frivola quanto superficiale e insignificante ricerca di scandali".

 

Secondo Pratellesi la diffusione di Internet ha ulteriormente aggravato la situazione e amplificato il fenomeno in quanto la consapevolezza che, a differenza di quanto avviene per la stampa, su Internet non esiste una versione definitiva e che tutto può essere cambiato, ha allentato del tutto i freni inibitori dei giornalisti. Le notizie compaiono, sono riprese e smentite con prontezza e immediatezza. Tutto quello che compare su Internet, per il solo fatto di essere comparso in rete, può e deve essere pubblicato. In casi gravi le scuse dei giornalisti arrivano sempre in un secondo momento e, ovviamente, tardive.

 

In questo tranello della rete cadono anche testate giornalistiche di grande portata e le regole vigenti da sempre, come quella di controllare le fonti o attendere commenti ufficiali su un fatto, vengono semplicemente sommerse dalla velocità con cui i concorrenti pubblicano le notizie.

 

Per questo motivo, cioè per il fatto che le fonti non vengono più controllate, si fanno avanti e si moltiplicano le "gole profonde", le persone che si dichiarano ben informate, e talvolta lo sono, e quelle che sono semplicemente mitomani o interessate a diffondere notizie false. Queste fonti inattendibili vengono semplicemente riportate, senza alcun filtro.

 

In questo contesto tutto diventa buono: pettegolezzi, voci, illazioni vengono accolte da testate prestigiose come accade nella stampa scandalistica. Secondo questa modalità basta mettere il condizionale ad una affermazione diffamatoria per salvare l'onorabilità del giornale.

 

Pratellesi ritiene che il fenomeno sia esploso soprattutto alla fine degli anni novanta quando il giornalismo stampato entra in crisi a causa di Internet e la regola da sempre applicata dai giornalisti: "Trasmetti ciò che sai, appena lo sai, ma se non sei sicuro aspetta e controlla" viene semplicemente dimenticata. Chi non si adegua viene scavalcato dagli altri.

 

Più si velocizza il tempo più diminuisce la qualità dell'informazione perchè non c'è tempo per fare qualsiasi controllo o per riflettere su quello che si sta pubblicando.

 

Il libro di Pratellesi si occupa del problema applicandolo al caso USA facendo alcuni esempi, come quello dello scandalo che coinvolse Clinton, ma credo che lo spirito e la sostanza di quanto l'autore afferma sia applicabile anche ad altri contesti, come quello italiano.

 

Verifichiamo tutti quotidianamente come i giornalisti "sbattano il mostro di turno in prima pagina" senza alcun ritegno o regola di sorta. 

 

Abbiamo visto anni fa Tortora in prima serata ammanettato e portato via come un criminale, più recentemente Marco Dimitri incarcerato senza prove, Don Govoni acccusato ingiustamente di pedofilia e riti satanici morire in carcere di crepacuore, le maestre di Rignano esposte al pubblico ludibrio anch'esse per pedofilia, Filippo Pappalardi, il padre dei fratellini di Gravina, accusato ingiustamente di omicidio.

 

Proprio ieri sera l'ingegnere accusato di essere unabomber è comparso in televisione piangente ma sollevato, dopo sei anni di indagini e accuse che ne hanno fatto un mostro. Ora ad essere indagato è un perito accusato di aver alterato una prova che era stata usata a carico dell'ingegnere. Ecco una parte della notizia riportata da RaiNews24:

 

"Zornitta era l’unico indagato nell'inchiesta su Unabomber. Lesioni personali gravissime e utilizzo di materiale esplosivo le ipotesi di reato. I suoi legali chiedono un risarcimento di 2,5 milioni di euro e l'archiviazione del fascicolo a suo carico, richiesta condivisa oggi dai suoi stessi accusatori. "E' arrivato il giorno della resurrezione - e' stato oggi il primo commento di Zornitta - Pensavo che questo giorno non arrivasse mai e, tuttavia, anche in questo momento, continuo ad avere dubbi che sia tutto realmente finito".

 

Di "sconfitta oggettiva" della giustizia ha parlato il Procuratore Generale di Trieste, Beniamino Deidda, per il quale "c'e' stata una serie di mosse che non hanno dato una buona immagine della giustizia", a cominciare dalla presunta manomissione di quel lamierino che doveva essere la "prova regina" contro Zornitta e che poi ha finito per portare la sua posizione verso l'archiviazione. Ora dovra' pronunciarsi il gip."

 

Si potrebbero fare centinaia di esempi di persone che hanno subito lo stesso trattamento che, nel tempo, hanno potuto chiarire la loro posizione e hanno avuto giustizia. 

 

La cosa che impressiona di più è che a nessuno sembra importare nulla di quello che c'è dietro le notizie, e cioè delle persone, e a nessuno sembra importare nulla di quello che c'è dietro alle parole, e cioè i fatti. 

 

I fatti e la realtà hanno perso il loro valore e il loro peso di fronte alle parole: la dignità e il valore delle persone passano in secondo piano rispetto al valore di dare una notizia per primi o di darla in modo più scandalistico e catastrofico di altri per essere più "letti".

 

E' in questo modo che nascono i numeri catastrofici e gli allarmi sociali creati ad arte. Sicuramente ricordiamo tutti gli anni in cui, per mesi, siamo stati terrorizzati dal pericolo della SARS e quello in cui il terrore arrivava dalla mucca pazza, oppure dai polli infetti, dalla mozzarella di bufala, dall'effetto serra, ecc. ecc.

 

Quando questi allarmi cessano nessuno sa se non se ne parla più perchè le autorità hanno arginato il fenomeno e risolto il problema o se, semplicemente, non c'era mai stato un reale allarme ma si trattava di un' operazione mediatica che aveva altri fini.

 

Il fatto è che questi allarmi cessano talmente repentinamente che lo spettatore semplicemente dimentica che il giorno prima era stato travolto da notizie catastrofiche sull'esistenza di un pericolo globale. I media, magicamente, creano la notizia, l' alimentano e ne sono la memoria vivente: se non ne parlano più il pericolo cessa di esistere e torna nell'oblio

 

Per tornare all'argomento che più mi interessa, l'informazione sulle "sette", vorrei ricordare che un allarme globale è stato lanciato anche sulla diffusione del pericolo "sette". Mi riferisco al 1998, quando fu pubblicato un Rapporto redatto dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza inviato il 29 Aprile 1998 dal Ministro degli Interni alla Commissione per gli Affari Costituzionali della Camera dei Deputati del Parlamento. 

 

In quel rapporto si parlava diffusamente di minacce di fine millennio e venivano elencati un certo numero di gruppi e movimenti spirituali considerati “pericolosi”. L’indagine ebbe una certa risonanza perché fu resa pubblica e comparve in versione elettronica anche sul web. Ci fu un boom di segnalazioni e richieste di informazioni di cui sono testimone poichè allora ero volontaria in un centro d'ascolto a Roma. 

 

La stampa riportò stralci di quel rapporto, Internet era pieno di citazioni e pagine copiate e diffuse ovunque, ancora oggi ci sono documenti tratti da quel rapporto che circolano in rete anche se sono datati e la maggior parte di quella documentazione non ha più alcuna attendibilità. 

 

In ogni caso quel rapporto servì a creare allarme, specialmente a Roma dove si temeva che ci fossero attacchi terroristici in occasione dei festeggiamenti di fine millennio. Non accadde nulla, festeggiammo il capodanno del 2000 senza problemi e tutto fu dimenticato. 

 

Oggi potremmo chiederci: ma c'era veramente un "allarme sette"? Io ne ero convinta, allora, come molti altri, anche perchè la fonte era più che attendibile: il Ministero degli Interni.

 

Seppi in seguito che quella fonte, che io ritenevo attendibile perchè fonte istituzionale, aveva attinto da altre fonti (che conoscevo) che non avevano alcuna attendibilità, anzi si distinguevano per la loro profonda ignoranza sulla reale situazione delle "sette" in Italia, sulla dottrina e la prassi di alcuni gruppi tanto che, solo per fare un esempio, mettevano nella lista gruppi e persone scomparse da anni. Eppure, il Ministero dell'interno aveva fatto sue queste informazioni e vi aveva impresso il sigillo istituzionale.

 

Ci furono persone e gruppi che si ritrovarono esposti alla gogna per vicende morte e sepolte anni prima, persone che avevano lasciato il gruppo segnalato nel rapporto e venivano indicati ancora come leader o gregari, c'erano nomi e sigle sbagliate, indirizzi inesistenti ecc. Tuttavia la riesumazione di vecchie o vecchissime vicende causò moltissimi danni alle persone coinvolte. 

 

A dispetto delle catastrofi annunciate, che dovevano essere provocate dalle "sette", l'11 settembre del 2001 fummo tutti colti di sorpresa per una catastrofe vera che non era stata annunciata da nessuno ma che, nella sua genesi, aveva certamente anche una matrice religiosa con tanto di esaltazione del martirio. Così siamo stati tutti costretti a prendere coscienza del fatto che le sorprese peggiori vengono da dove meno ce lo aspettiamo.

 

Il panorama della stampa scandalistica e di infimo valore è pieno di esempi, anche nel campo delle "sette". Un esempio recente è un articolo pubblicato su ilgiornale.it Il cui titolo è, in se stesso, un grido di allarme: C’è crisi, dilagano le psico-sette: le prime vittime sono i manager.

 

Le parole: crisi, dilagano, psico-sette e vittime sintetizzano l'idea di fondo dell'articolo, che viene esplicitata nel testo seguente in modo frettoloso e superficiale, con le modalità tipiche della stampa che si pone nella terza fase descritta dal politologo Sabato: quella della "frenesia famelica".

 

Nell'articolo ricorrono i soliti stereotipi ripetuti all'infinito negli articoli sulle "sette", che copiano l'uno dall'altro e poi vengono riportati fedelmente da siti e organizzazioni che vivono e prosperano provocando e alimentando allarme sociale. Numeri iperbolici che colpiscono e spaventano il lettore sono indispensabili in questo genere di divulgazione e si tratta di numeri che nessuno mai si preoccupa di verificare. 

 

D'altra parte se non ci fossero migliaia di vittime che chiedono aiuto a che servirebbero le associazioni che si propongono di darlo?

 

Se una organizzazione volesse chiedere fondi pubblici alle istituzioni per finanziare le sue attività non potrebbe certo farlo segnalando una trentina di casi ogni anno (cifra molto più vicina alla realtà di quelle accennate sopra) e la stampa non si occuperebbe affatto di situazioni tanto marginali da non fare notizia. E allora basta alzare il tiro e gonfiare le cifre, usare le parole giuste e la notizia viene creata, alimentata e diffusa.

 

L'articolo in questione, rispetto ad altri, manifesta anche una certa illogicità perchè, da una parte dice che c'è crisi economica e dall'altra afferma che migliaia di persone partecipano a corsi che costano 1000 euro al giorno. 

 

Vediamo ora quali sono le affermazioni stereotipate che vengono ripetute come un "mantra" in decine di articoli ripubblicati in altrettanti siti web:

 

- l'abuso di professione di psicologo di cui sarebbero colpevoli le psico-sette

 

- le solite desuete affermazioni sul "lavaggio del cervello" e l' "induzione di falsi ricordi"

 

- le solite frasi "sparate" per spaventare le famiglie sulla possibilità che qualche loro congiunto potrebbe essere stato "attirato nel vortice della setta". 

 

- La descrizione fumosa dell' "incubo che fa leva sull’isolamento dell’adepto", di persone "relegate in una condizione di dipendenza assoluta", di "proselitismo selvaggio", del pericolo di perdere i propri cari perchè "chi cade nella rete cambia e si scontra con i propri cari", ecc. ecc.

 

Se facessimo una ricerca su Google mettendo queste parole troveremmo decine di articoli simili, che sembrano tratti tutti dallo stesso stampo, che, leggermente modificato qua e là, nella sostanza, è sempre lo stesso.

 

Qual'è il problema vero? 

Sempre lo stesso: la "frenesia famelica" della stampa, che non controlla le fonti da cui attinge

Se si controllassero le fonti verrebbero a galla cifre e scenari diversi, non certamente rosei, ma sicuramente meno catastrofici:

 

- E' vero che in Italia esistono gruppi di vario genere che abusano dei loro adepti per truffarli e ingannarli. 

 

- E' vero anche che in alcuni di questi gruppi si fa in modo che la persona si separi dalla sua famiglia per poterla condizionare più facilmente

 

- E' vero che qualche irresponsabile esercita la professione di psicologo senza essere iscritto all'albo

 

Tuttavia: questi sono solo alcuni elementi da considerare all'interno di un fenomeno molto più complesso sul quale l'informazione dovrebbe essere fatta con molta serietà ed equilibrio, tenendo presenti tutti gli elementi in gioco.

 

Intanto, se si vuole fare informazione, bisogna cominciare a chiedersi PERCHE':

 

- Perchè un certo numero di persone (un numero limitato e non nell'ordine di migliaia in un anno) si separa dalla sua famiglia per aderire a un gruppo religioso o se ne separa dopo essersi affiliato? Forse c'è qualcosa in quelle famiglie che non funziona?

 

- Perchè una persona, dopo aver fatto anni di psicoanalisi o psicoterapia, si rivolge alla "psicosetta" per ottenere quel benessere che lo psicoterapeuta o lo psicoanalista non gli ha restituito? Forse c'è qualcosa da rivedere anche nelle modalità di approccio al disagio psicologico da parte dei professionisti abilitati?

 

- Perchè una persona lascia la sua religione, quella in cui è stata battezzata, per abbracciare dottrine del tutto avulse dalla nostra cultura? Forse c'è qualcosa su cui fare mea culpa anche nell' istituzione religiosa che ha abbandonato?

 

- Perchè, messe nella stessa situazione, due persone si comportano e reagiscono in modi diversi: una viene "risucchiata nel vortice" e l'altra lascia il gruppo? Forse il "lavaggo del cervello" non funziona sempre, e comunque non in tutti i casi nello stesso modo?

 

- Perchè ci sono persone che dennciano abusi anche da parte di psicologi abilitati e iscritti all'albo e da parte di gruppi antisette che dicono di combattere le "sette"? Forse gli abusi psicologici possono avvenire anche in altri contesti, diversi da quelli delle "sette"?

 

E infine : 

 

- Cosa sono le sette? 

 

- Il giornalista e l' "esperto" come le distinguono dalle religioni?

 

- Ci sono criteri scientifici per differenziare le categorie  di "setta" e "religione" o il termine "setta" è solo un marchio di infamia attribuito al malcapitato di turno?

 


 

Ora che ci penso: mi sembra di ricordare che un gruppo di ebrei plagiati, circa 2000 anni fa fondò una setta capeggiata da un sedicente messia nato a Nazaret e morto crocifisso a Gerusalemme sotto Ponzio Pilato. 

Si trattava di una setta ebraica pericolosissima. Storici di quei tempi riferirono che gli adepti si riunivano di notte per celebrare riti cannibaleschi, si sa per certo che mangiavano carne umana e bevevano sangue umano, si abbandonavano a riti incestuali e osavano chiamarsi tra loro tutti "fratelli e sorelle", figli dello stesso padre. 

Inoltre credevano che un carpentiere di Nazaret fosse Dio e che fosse risorto da morte, e per questo rifiutavano l'adorazione dovuta all'unico vero dio, l'imperatore. 

In seguito queste voci trovarono conferma nei fatti: la setta, composta di brutali assassini, causò morte e distruzione incendiando la città di Roma.

 

Era la setta dei cristiani, di cui io stessa, oggi, mi onoro di fare parte.

 

 

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