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ANTISETTE
Definition:


Associazioni, gruppi e singoli individui che svolgono attività finalizzate a "combattere le sette"

Vedi anche la voce "
Resistenza ai culti"

Prima di indicare alcuni elementi distintivi dei gruppi antisette  è importante precisare che i gruppi e movimenti  che rientrano in questa categoria non vanno confusi con associazioni, individui e gruppi di aiuto la cui attività, indispensabile nel momento in cui insorgono conflitti familiari, è finalizzata a informare correttamente sul fenomeno, sostenere le vittime di abusi e operare per la ricomposizione dei conflitti.

Non sempre la parola "antisette"  o "sette" compare nel nome di queste associazioni. Tuttavia la loro principale attività e le informazioni che diffondono sono finalizzate a combattere le "sette" e difendere le vittime dagli abusi che si verificherebbero al loro interno.

Qualsiasi gruppo minoritario o maggioritario può essere definito da questi movimenti una "setta". Sui siti di queste organizzazioni gli attacchi sono continui e incessanti a tutti i gruppi religioso/spirituali che mostrano una forte adesione a norme e valori. Tra le "sette" sono elencati anche movimenti appartenenti alla Chiesa cattolica segnalati da ex membri scontenti: Movimento Neocatecumenale, Opus Dei, Rinnovamento nello Spirito, Comunione e Liberazione, Comunità di S. Egidio sono spesso inclusi nella lista delle "sette".

Quando la parola "setta" non compare nel nome dell'associazione, un modo per comprendere meglio le sue finalità può essere quello di tornare indietro nel tempo, alla sua fondazione. I fondatori (ancora in attività o sostituiti da altri) hanno voluto queste associazioni per "combattere le sette" e assistere le loro vittime. Talvolta i fondatori sono persone che hanno avuto esperienze dolorose a causa dell'affiliazione di qualche familiare o di qualche persona a loro cara: il problema personale ha dato la spinta per dare vita a organizzazioni che, ovviamente, risentono di questo approccio "personalistico".

Nel corso degli anni, lentamente, alcuni gruppi hanno cambiato i loro nomi, altri hanno modificato in parte statuto e finalità, ampliando il concetto di "abuso" per inquadrarlo anche in altri ambiti come  mobbing, stalking, abusi sessuali in genere, pedofilia, violenza sulle donne, sui minori, ecc.

Questi cambiamenti sono dovuti alla scarsa incidenza, sul territorio, del fenomeno delle "sette abusanti", che non sarebbe sufficiente a motivare, da solo,  l'esistenza di un' associazione. Il risultato è che, in alcune associazioni, nelle finalità statutarie, si dichiarano attività di contrasto a diversi  tipi di abusi e non solo a quelli che si verificherebbero nelle "sette".

Un altro elemento da considerare per comprendere le finalità di questi gruppi, è verificare le attività concrete che essi svolgono: se il "cavallo di battaglia" rimane sostanzialmente fare la guerra alle "sette" e l'attività principale consiste nel promuovere campagne contro le sette come quella per l'istituzione del reato di "manipolazione mentale", i reali obiettivi sono chiaramente definiti e non c'è possibilità di sbagliarsi.

E' inoltre da verificare un altro aspetto che caratterizza queste associazioni o singoli individui ad esse collegati, e cioè il fatto che preferiscono, piuttosto che dedicarsi alla ricerca e allo studio del fenomeno settario,  agire su due distinti fronti: il fronte principale è la guerra a gruppi etichettati come "sette", il secondo fronte è la guerra contro chiunque manifesti opinioni moderate su questo fenomeno. Una "guerra" che viene portata avanti non sul piano pubblico del dibattito scientifico, ma con modalità meno "visibili".

Da rilevare, solo per fare un esempio, che, alcuni anni fa, un esponente del mondo antisette tedesco, pubblicò sul Web una "lista" di studiosi "difensori delle sette" (cult apologist) con relativo "curriculum" diffamatorio per ciascuno, dove venivano indicati episodi o dichiarazioni in cui queste persone avrebbero difeso le "sette" o sarebbero stati "pagati" dalle "sette".

Nelle associazioni finalizzate a combattere le sette i fuoriusciti, oltre all’aiuto e al sostegno, ricevono anche una sorta di «indottrinamento» che li spinge a reinterpretare l’esperienza vissuta nella «setta» come conseguenza del «lavaggio del cervello». Il fuoriuscito viene indotto a pensare che il suo caso non sia isolato, che altri casi si sono verificati e si verificheranno in futuro: per contrastare questo fenomeno e limitare i danni provocati dalle «sette distruttive» è necessario impegnarsi in prima persona. Quella parte di fuoriusciti che aderisce pienamente a questa prospettiva si convince di essere stato «plagiato» e viene «arruolata» nel centro d’ascolto dove, a sua volta, inizia l’opera di «informazione» nei riguardi di altri fuoriusciti. La risocializzazione e la convinzione di aver subito il «lavaggio del cervello» spinge queste persone a impegnarsi attivamente per distruggere un «cancro» che colpisce la società e non solo il singolo e la sua famiglia.

Secondo molti autorevoli studiosi indicati in bibliografia, tra cui lo psicologo della religione, psicoanalista e Docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Mario Aletti, si tratta di gruppi «assolutamente sconosciuti nel dibattito scientifico internazionale, che spesso ruotano attorno alla smania di protagonismo di sedicenti ricercatori, facilitatori, consulenti» ... «è forse l’ora di pensare a gruppi di auto-aiuto non solo per gli ex-affiliati  alle sette, ma anche per gli appartenenti alle nuove “sette anti-sette”» (Aletti, 2008).

 

Fonti:

 

- Camera: Interrogazione Parlamentare su Squadra Antisette (On. Binetti)

 

Senato: Prima Interrogazione Parlamentare su Movimenti Antisette e SAS (Sen. Pastore)

 

- Senato: Seconda Interrogazione Parlamentare su Movimenti Antisette e SAS (Sen. Perduca e Poretti)

 

Movimenti antisette e neutralità dello Stato

 

Senato: XIV Legislatura: Intervento del Senatore Stefano Boco

 

La psichiatria e i movimenti anti-sette, di Ermanno Pavesi

 

Le « sectisme», une nouvelle forme de racisme? par Lorraine Derocher

 

- Richardson, J.T. & van Driel, B. (1984). Public support  for anti-cult legislation. Journal for the scientific Study of Religion, 23, p. 413

 

- Kilbourne, B.K. & Richardson J.T. (1986). Cultphobia. Thought, 61

 

Tra brainwashing e libera scelta. Per una lettura psicologica dell’affiliazione ai Nuovi Movimenti Religiosi, di Mario Aletti e Claudia Alberico

 

- Mario Aletti, PSICOLOGIA DELLA RELIGIONE-news, Notiziario della Società Italiana di Psicologia della Religione, Anno 13, n. 1- 2, gennaio - agosto 2008, pp 1-3.

 

- Raffaella Di Marzio, Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 2010, pp. 107-110.

 

Opus Dei and the Anti-cult Movement, by Massimo Introvigne

 

Sette-antisette: Fonti bibliografiche sul fenomeno, di Raffaella Di Marzio

 

- "Sette", "antisette", "setta degli antisette", "aiuto" e altre riflessioni. Articoli di Simonetta Po

 

- Recensione di Freedom of Mind, il terzo libro di Steven Hassan, traduzione di Simonetta Po

 

- Shupe, A.D., Jr., Bromley D.G., e Oliver D.L. (1984). The anticult movement  in America. New York: Garland Press

 

- Shupe, A.D., Jr., e Bromley, D. (1985). Social response to cult. in P. Hammond (Ed.), The sacred in a secular age (pp. 58-69). Berkeley: University of California Press.

 

- Barker E.(1986). Religious movement: cult and anticult since Jonestown. Annual Review of Sociology, 12, 329-346.

 

- Kilbourne B.K. e  e Richardson J.T. (1986). Cult-phobia.Thought, 61, 258-266.

 

- Hood, R.W., Spilka, B., Hunsberger, B., & Gorsuch, R. (1996). Psychology of religion. An empirical approach (2 ed.). New York: Guilford Press. Trad..it.  Psicologia della religione. Prospettive psicosociali ed empiriche. Torino: Centro Scientifico Editore, 2001. Nel capitolo 9: La psicologia sociale delle organizzazioni religiose. un paragrafo è intitolato "Il movimento anticulti" (pp. 392-403).