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DISTURBO DISSOCIATIVO
Definition:

 

La conversione religiosa e il comportamento religioso, da qualche isolato esponente del mondo dei professionisti della salute mentale,  viene incluso nei disturbi descritti nel DSM-IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Quando si ritiene che un adepto sia "troppo" credente, troppo "osservante", troppo "obbediente", oppure quando subisce un cambiamento repentino in seguito alla conversione/affiliazione, si fa l'ipotesi (ovviamente non verificabile ma arbitraria) che l'adepto sia stato "manipolato mentalmente" dal suo "guru" e dalla "setta" in cui è entrato.

Stabilito questo assioma si passa a inserire l'adepto disturbato psicologicamente in una delle patologie descritte dal DSM-IV e, in particolare, si fa il nome del "Disturbo dissociativo non specificato" come disturbo mentale provocato dalla "manipolazione mentale" o "lavaggio del cervello" o "plagio".

 I Siti Internet di associazioni antisette e quelli di ex membri, ostili al gruppo che hanno lasciato, sono pieni di riferimenti a questo Manuale Diagnostico per avvalorare un presunto fondamento scientifico della nozione di uno specifico "lavaggio del cervello": quello attuato dalle "sette" che provocherebbe, negli adepti, il disturbo dissociativo.

In seguito a una approfondita ricerca bibliografica in una biblioteca specializzata dove ho consultato e confrontato tra loro diverse edizioni del Manuale Diagnostico ho potuto ricostruire l'evoluzione, nelle diverse edizioni, delle pagine del Manuale Diagnostico relative al disturbo dissociativo atipico.

Questi disturbi vengono definiti come "stati di dissociazione che si manifestano in persone sottoposte a periodi di persuasione coercitiva prolungata e intensa". Questa descrizione è seguita da una parentesi in cui si specifica cosa si possa intendere con l'espressione "persuasione coercitiva". E' proprio il contenuto di quella parentesi la parte del Manuale che interessa particolarmente.

Facendo riferimento solo alle traduzioni italiane ecco quanto viene specificato nelle diverse edizioni:

1984 - Nel DSM-III, a pag. 285, c'era questa dicitura finale "[...](lavaggio del cervello, "rieducazione" del pensiero, e indottrinamento, come succede ai prigionieri di terroristi o di fanatici)"

1988 Nel DSM-III-R, a pag 336, si diceva "[...](per es. lavaggio del cervello, rieducazione del pensiero o indottrinamento avvenuti mentre si era prigionieri di terroristi o di fanatici religiosi)"

1995 - Nel DSM-IV, a pag 539, la frase viene modificata ancora e termina così: "[...] (per es. lavaggio del pensiero, ricondizionamento del pensiero, o indottrinamento in corso di prigionia)."

Concludendo - Non solo, dunque, in tutti i Manuali, quando si parla di lavaggio del cervello ci si riferisce a forme di pressione psicologica attuata in stato di prigionia (dove si praticano privazione del sonno, del cibo, vessazioni e umiliazioni psico-fisiche, torture ecc.), ma il particolare relativo alla prigionia all'interno di gruppi di fanatici religiosi viene del tutto eliminata nel DSM IV, che è appunto quello che più spesso viene citato a sproposito nell'ambiente antisette.

 La persuasione coercitiva, conosciuta e classificata nel manuale e  oggetto di studi e ricerche da molti decenni, non è un fenomeno tipico delle sette religiose.

I più importanti esponenti della branca della psicologia che si occupa di questi problemi, la Psicologia della Religione, si sono espressi chiaramente in proposito in un manuale tradotto e pubblicato in Italia: HOOD R.W. jr, SPILKA B., HUNSBERGER B., GORSUCH R. (1996), Psicologia della religione. Prospettive psicosociali ed empiriche, Torino, Centro Scientifico Editore, 2001. Questi  autori  sono alcuni dei più eminenti psicologi della religione contemporanei, tutti già presidenti della Divisione Psychology of Religion della American Psychological Association. Ecco un brano tratto dal Manuale di cui sono autori:

Affrontando la questione della persuasione coercitiva all’interno delle organizzazioni religiose, essi illustrano le diverse posizioni a riguardo. L’uso della metafora “lavaggio del cervello” presuppone la convinzione di un certo numero di psicologi clinici  e psichiatri secondo i quali la conversione e l’affiliazione  a un culto “deviante” avverrebbe attraverso  un processo patologico e sarebbe sintomo di una malattia: ci sono studiosi che sono arrivati ad affermare l’esistenza di una sindrome definita come “cultismo distruttivo”. In contrasto con questi studiosi si pongono i ricercatori più empirici che  non hanno trovato alcuna prova del fatto che i culti utilizzino metodi in grado di alterare i normali processi psicologici. […] Il tentativo di affermare l’esistenza di processi psicologici particolari operanti nei culti è, perciò, destinato a fallire poiché chi aderisce a una religione minoritaria lo fa per le stesse motivazioni di chi aderisce a una religione riconosciuta e accettata dalla società[…]"
.(Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, pp. 41-53).

Per approfondire: 

Vedi Bibliografia